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Operaestate Festival 2017

10.08.2017

"La locandiera"
di Proxima Res
con Granata

Tindaro Granata nel ruolo del Marchese di Forlipopoli
Tindaro Granata nel ruolo del Marchese di Forlipopoli

ALESSANDRA AGOSTI

Approda domenica a Operaestate, al Teatro al Castello “Tito Gobbi” di Bassano, lo spettacolo “La locandiera” di Carlo Goldoni, produzione firmata da Proxima Res per la regia di Andrea Chiodi. Nel cast, nel ruolo del Marchese di Forlipopoli, uno degli spasimanti dell’astuta Mirandolina, il pubblico vicentino ritroverà Tindaro Granata, fra i suoi indiscussi beniamini. Per lui - applaudito in lavori come “Geppetto e Geppetto” (premio Ubu 2016 per la nuova drammaturgia), “Antropolaroid” o “Invidiatemi come io ho invidiato voi” - si tratterà di una bella sfida, affrontata insieme a Mariangela Granelli (Mirandolina), Caterina Carpio, Emiliano Masala e Francesca Porrini. Alla sua prima prova in Veneto e in un teatro all’aperto, lo spettacolo inizierà alle 21. Biglietti a 10 euro (8 i ridotti).

Un siciliano che interpreta la commedia di un veneto, scritta in toscano: una bella acrobazia...

In effetti mi sono divertito molto a farlo, soprattutto perché per la prima volta recito Goldoni, che avevo solo letto da appassionato. Avevo intuito che si trattatava di una macchina perfetta: ma poi, recitandolo, questa sensazione si è concretizzata; e ho potuto apprezzare appieno anche la grande testimonianza che ci ha lasciato della realtà della sua epoca, ma riuscendo, insieme, a staccarla dal tempo e a farla arrivare viva fino a noi.

Come si trova nei panni del marchese di Forlipopoli?

Quando il regista me l’ha proposto, ho accettato volentieri. Ma quando ho cominciato a leggerlo e ho affrontato le prime prove, recitavo come recito di solito, facendo le cose come mi vengono naturalmente; nei “Memoires”, però, Goldoni scrive che alcuni personaggi della “Locandiera”, tra i quali il Marchese, erano delle “macchiette", ma non proprio nel senso che si dà oggi a questo termine, quanto come caratteri portati all’eccesso. Io amo divertirmi in scena, anche col pubblico, mentre qui devo stare attento a non eccedere, perché rischierei di superare il limite e far diventare il mio personaggio una macchietta in senso negativo. Per me è stata una bella sfida misurarmi con parole che non usiamo e cercare di dare la giusta misura al mio ruolo, pur con i vezzi e i vizi che gli sono propri. Quando salgo sul palco penso: se il Marchese si trovasse fra il pubblico e mi vedesse interpretarlo, non dovrebbe sentirsi messo in ridicolo.

“La locandiera” è stata proposta in diverse chiavi di lettura, dal comico puro alle sfumature drammatiche. La vostra com’è?

Nel nostro spettacolo si porta in scena un grande gioco, con un tono di complessiva leggerezza. L’idea del gioco caratterizza tutto l’allestimento di Chiodi, che ha preso spunto dal passaggio in cui Goldoni, nei “Memoires”, ricorda il suo amore per il teatro delle marionette: cosa che noi riprendiamo, portando in scena delle poupettes, come dei nostri piccoli alter ego. E anche il grande tavolo al centro della scena richiama un palco sul palco.

Per alcuni, avendo scritto soprattutto in veneziano, Goldoni è un classico di serie B. Lei che ne pensa?

Conosceva l’animo umano e il fatto che siamo qui a parlare di lui, a farci tante domande per esempio proprio sulla “Locandiera”, su questa figura femminile così particolare, dimostra come sia un classico a tutti gli effetti.

Se lei volesse affrontare un altro Goldoni, quale sceglierebbe?

Tanti anni fa avevo visto “Il ventaglio” diretto da Luca Ronconi, ma non l'avevo capito. Ora mi rendo conto di come fosse un grande lavoro. Ecco, forse sceglierei “Il ventaglio”.

 

 

AGOSTIA
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