19 settembre 2020

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I testimoni

17.05.2010

Romano Valente Ceci

Romano Valente Ceci (17/08/1936 - 27/6/2009), figlio di Vincenzo, all’epoca dei fatti aveva 8 anni; questa la sua testimonianza:
NATALE DI PACE (un racconto di vita vissuta) ...Vincenzo, il capofamiglia, aveva 39 anni e si dedicava ai lavori più pesanti, mentre sua moglie Maria, di 35, svolgeva le faccende domestiche ed aveva la cura del bestiame, aiutata, in questo, dal figlio Romano di 8 anni. Essi avevano altri tre figli e precisamente: Pierangelo di 12 anni, Dino di 5 ed Emanuele di 2… D’un tratto si incominciò a sentire, proveniente da Campiello, come un ronzio che, prima sommesso, si andava facendo sempre più forte. Troppe volte si era sentito, in passato, quel segnale foriero dell’arrivo di convogli militari, che portavano in paese morte e distruzione. Coloro che si trovavano nei campi abbandonarono gli attrezzi e fuggirono di corsa verso le rispettive abitazioni; anche Maria smise di lavorare e, con voce perentoria, chiamò in casa Romano. Una calma irreale calò sul paese e, mentre l’autocolonna si stava avvicinando, Maria e Romano osservavano, dall’angolo di una finestra della cucina, una moltitudine di partigiani che, molto velocemente, andavano a piazzarsi, con fucili, mitragliatrici e mortai, a ridosso delle laste sulla carrareccia. Quando l’autocolonna si trovò sul rettilineo della statale scoppiò improvvisamente una furiosa battaglia e Maria, strappato Romano dalla finestra, lo fece stendere accanto a lei sul pavimento; dopo un po’ arrivò trafelato anche Vincenzo che, sprangata la porta, si sdraiò con un tuffo vicino a loro… I partigiani erano stati sbaragliati ed ora, un gran numero di cadaveri giaceva, qua e là, fra i colchici del prato. L’aria era pregna dell’acre odore di polvere da sparo ed i tedeschi, avanzando in ordine sparso, risalivano il pendio e sparavano ad ogni caduto il colpo dì grazia. Giunti alla casa, abbatterono la porta a spallate e, precipitatisi all’interno, spinsero brutalmente fuori gli occupanti e li schierarono contro il muro con l’intento di fucilarli tutti sul posto… Una vampata improvvisa uscì dalla porta. Maria capì che la casa stava bruciando e si ricordò di Emanuele, che dormiva al primo piano. La scala che portava ai piani superiori ardeva come una torcia, ma Maria, copertasi la testa con la gonna, la imboccò e scomparve tra le fiamme. Pochi attimi dopo apparve alla finestra della camera e gettò fuori un grosso fagotto, gridando a Romano di allontanarlo dal muro e aprirlo subito. Dentro quel fagotto, avvolto in un materasso, c’era Emanuele che piangeva disperatamente… Maria, intanto, nel ridiscendere al piano terra, era stata travolta dal crollo della scala che, erosa dal fuoco, aveva ceduto di colpo sotto il suo peso; ma, alla fine, camminando carponi riuscì a trascinarsi fuori; aveva gli abiti in fiamme ed una vicina, provvidenzialmente arrivata in quel momento, glieli spense, avvolgendola stretta in una coperta…

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