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Il diario

18.07.2011

Otto giorni
da volontaria
tra rovine
e speranze

Volontariato a Kamaishi
Volontariato a Kamaishi

Ciao a tutti, ancora una volta scrivo qualcosa io (la moglie di Mattia). Sono tornata da Kamaishi la settimana scorsa, ci sono andata per fare otto giorni di volontariato.
Come sapete da quando c'è stato il disastro sono passati quasi 4 mesi, e da quasi subito dopo il disatro è scattato il meccanismo del volontariato e degli aiuti da parte di privati, aziende, paesi stranieri, ecc…
Il compito del volontariato da parte di privati e di aziende che mandano lavoratori, pagati, per aiutare nella pulizia e ricostruzione della città colpite è di svolgere i lavori più piccoli, cosa che gli aiuti dallo stato o i lavori del corpo di difesa non possono fare. Per esempio quello che noi abbiamo fatto è stato di ripulire spiagge, case, e fossati o strade: poi il governo interviene per la ricostruzione vera e propria.
Prima di fare questa esperienza pensavo che volontariato significasse andare ad aiutare a ripulire e a prendersi cura delle persone che non hanno più la casa ma restando, lavorando e vedendo con'è la situazione, mi sono resa conto sempre di più che non è un fatto solo di aiutare nelle cose pratiche più velocemente possibile ma anche di aiutare con il cuore e sentimento. A volte quando raccogli qualche oggetto personale abbandonato sulla strada, come una bottiglietta di profumo o una bambola, senti l'energia di quell'oggetto. E pensi a quanto amore e fatica sia stato spazzato via in pochi minuti. Così cerchi di fare il tuo lavoro con ancora più passione ed energia.
La visione dei quei luoghi è davvero apocalittica. Un esempio che mi ha abbastanza scioccata è stata la città di Oozuchi-Machi: prima della catastrofe guardando la città dal mare non si poteva vedere cosa c'era all'interno perché una fitta schiera di case e palazzi ostruiva la vista. Ora invece si può scorgere l'orizzonte, il che vuol dire che è stato tutto raso al suolo: impressionante.
Bene, ora vi racconterò in poche parole di come è stato programmato il nostro piano di volontariato:

-pulizia di una spiaggia, dove abbiamo trovato resti di case, viti di navi, macchine, ruote, e tutto quello che non si può immaginare di trovare in in una spiaggia.

-rimozione di carcasse di automobili, barche e case da un vasto campo che prima era usato come area agricola, che dopo il nostro lavoro potrà tornare ad essere coltivato.

-trasportare scatole contenenti cibo, acqua e tutte le cose essenziali per i soccorsi.

-sistemare degli appartamenti, pulizia, pittura ecc. (vedi foto). Questa parte mi ha colpito più delle altre abbiamo visto nell'espressione di queste persone un velo di luce, di felicità e di speranza, dopo che avevamo rimosso i resti e ripulito.

L'ultimo giorno siamo andati a sistemare e ripulire un palazzo parzialmente distrutto: dentro c'era un bar chiamato "Centro Roma", i proprietari erano giapponesi ma il nome è stata veramente una coincidenza!
Ora che ho finito questa esperienza penso che è stata una delle più importanti della mia vita perché ora per ora potevo sentire di fare qualcosa di veramente utile per aiutare gli altri. La ricostruzione è ancora una lunga strada da percorrere ma in questo modo l'energia positiva che si crea nel contatto tra persone è importantissima.
Un vecchio signore che ho incontrato mi ha detto una frase che mi ha colpito, la frase tradotta dal giapponese è: ‹‹In questa situazione in cui siamo ora dobbiamo avere la la forza di dimenticare alcune cose e la forza di non dimenticarne altre››.
Il significato in poche parole è che dobbiamo avere la forza di andare avanti senza lasciarsi prendere la mano da questa catastrofe.
Questa esperienza per me, come ho già detto, è stata importantissima. A pensare che io, ora che sono tornata a Tokyo, ho trovato la mia casa, da mangiare, da bere, il lavoro, la vita di tutti i giorni mi sento fortunata. Dopo aver visto da vicino la paura, cerchiamo di tenere sempre stretto e con amore quello che abbiamo.
"Mata ne"

Katsumi

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