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Terzo Giorno: il giuramento

21.01.2009

"Io, felice qui al Campidoglio
nel giorno che cambierà la storia"

La gioia di Arianna e le sue amiche tra la folla davanti al Campidoglio
La gioia di Arianna e le sue amiche tra la folla davanti al Campidoglio

Martedì 20 gennaio, ore 17 (ora italiana)

Insomma il fatidico giorno è arrivato! Il coronamento di un sogno collettivo basato su un ideale di speranza e positività è stato celebrato in grandezza da milioni di persone (e me inclusa) a Capitol Hill. Non riesco a descrivere l'altalena di emozioni che ho provato ad essere lì ad assistere a questo evento di grande portata storica... Ho riso, ho pianto, ho esultato, ho sventolato la bandierina a stelle e strisce, ho ballato, saltato con gli amici e la folla attorno a me. Fin dal primo mattino, abbiamo notato una certa armonia e organicità nelle tappe verso la nostra meta. Mio marito, io e i nostri amici ci aspettavamo un caos totale e avevamo discusso diverse strategie per muoverci con agilità, ma sorprendentemente il nostro viaggio sul metro è stato comodo e anche se alla stazione di arrivo abbiamo dovuto marciare come pinguini, c'era una gioia contagiosa. Tutti per uno e uno per tutti, alla cadenza rimata del capostazione "keep-it-moving" (continuate a camminare) tutti abbiamo iniziato a rispondere "YES, WE CAN"!

Dalla stazione a Capitol Hill, abbiamo aspettato poi un'ora e mezza in fila prima di entrare alla sezione argento e anche lì il l buon umore non è mancato (abbiamo cantato O-B-A-M-A e altri cori gioiosi) assieme alla gentilezza (nessuno cercava di tagliare il posto o di spingere). La grandezza del popolo americano è il generale rispetto e cortesia per il prossimo, infatti non ho dubbi che la nazione si rialzerà gloriosamente con la buonissima predisposizione della sua gente.

Siamo entrati alle 9.45 tutti insieme, giusto in tempo per vedere l'arrivo di tutte le personalità politiche e celebrità. E' stato buffo notare come la gente reagiva alle immagini (proiettate anche sullo schermo gigante) di personaggi amati (come Al Gore, Oprah, Beyonce, John kerry, Bill Clinton) e quelli detestati (Bush, Cheney e John Lieberman): da forti applausi e consensi, ad interminabili "buuuh" e fischi.

Il boato piu' grande ovviamente, è stato riservato per il protagonista assoluto di questa giornata, mister Obama. Quello che più mi ha colpito è stato l'assoluto silenzio di quasi due milioni di persone in alcune solenne parti della ceremonia; un silenzio quasi religioso, mistico. La parte del giuramento è stata molto veloce e la gente ha dovuto un po' registrare con la mente la storicità del momento, prima di esplodere in urla di gioia ed abbracci. Un'altra immagine significativa è stata l'alzarsi in volo di un gruppo di gabbiani proprio al momento dell'intermezzo musicale composto da John Williams; non ho idea se fosse stato orchestrato o meno, ma è stato molto poetico.

Il primo discorso di Obama da presidente, intrinso di riferimenti storici, socio-economici e ovviamente politici, sarà ricordato per molto tempo a venire per la sombrietà di tono; con fermezza ha ricordato ancora una volta le grandi sfide che il paese deve affrontare. Puntualizza che anche se alcuni problemi richiederanno mesi o anni per essere risolti, il primo passo verso la loro soluzione è stato compiuto con il CAMBIAMENTO. Il cambiamento di Washington con la sua elezione. "Voi cittadini mi avete eletto perchè credete nella speranza, nel cambiamento".

Non sono riuscita a trattenere le lacrime quando ho sentito queste parole; è vero, l'America è un'idea, un concetto, un paese giovane che punta sempre a rinnovarsi e a migliorarsi imparando dai propri errori. E' un paese dove tutto è possibile, dove c'è un'apertura mentale tale, che un uomo di colore chiamato Barack Hussein Obama puo' diventarne presidente. E' un paese dove ci si può reinventare senza essere giudicati. E' un paese libero e oggi, di nuovo democratico. "Land of the free, home of the brave" (Terra delle persone libere, casa dei coraggiosi), subito dopo l'inno e lo scoppio dei cannoni, la gente si è abbracciata e ha iniziato a disperdersi. Noi non ci siamo mossi per un po'; siamo rimasti a festeggiare, a ballare e a cantare "Goodbye" a Bush quando il suo elicottero si è alzato per riportarlo per sempre in Texas.

Non so se il freddo polare sia stato un fattore determinante, ma mi aspettavo che la folla rimanesse un po' di più a Capitol Hill e al Mall per festeggiare. Moltissima della gente rimasta si era diretta presso i musei e le gallerie costeggianti il Mall per riscaldarsi. Molte persone si sono sedute e addormentate a terra! Dopo aver visitato alcune gallerie, ci siamo diretti verso la Casa Bianca dove si svolgeva la parata. Non posso fare a meno di pensare che la Casa Bianca ha adesso una faccia, una personalità, un carisma diverso.

Sicuramente racconterò ai miei nipoti e chiunque altro voglia ascoltarmi un giorno, che il 20 gennaio 2009 ho assistito al principio di una nuova era nel mio Paese adottivo, gli Stati Uniti d'America.

Arianna

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