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Da Los Angeles a Washington

20.01.2009

Che forza il concerto
delle rockstar tra agenti armati
e giovani in festa

Bruce Springsteen al concerto per Obama
Bruce Springsteen al concerto per Obama

Domenica 18 gennaio, ore 17.30.

Il sole sta per scendere nella capitale. Dal Jefferson Memorial si vede in lontananza la Casa Bianca: è una visione quasi surreale. La gente è sparsa un po' ovunque, c'e' un senso di estasi e armonia. Dopo il concerto gratuito "We are one" (Siamo uno) organizzato per aprire le celebrazioni dell'insediamento di Obama, ci sentiamo tutti avvolti da un'energia calda, positiva, quasi amorevole. Bono l'ha descritto perfettamente dal palco, che e' un onore far parte di questo evento in un luogo dove, poco piu' di quarant'anni fa, Martin Luther King pronuncio' "Ho un sogno" di fronte ad una folla di centinaia di migliaia di neri al culmine della protesta contro ogni emarginazione.

Ricordo che undici anni fa, quando visitai Washington per la prima volta ebbi questo senso di nostalgia alla vista delle "Reflecting Pools" (La piscina riflettente, letteralmente) di fronte al memoriale di Lincoln. Nostalgia perche' mi tornarono in mente le immagini della solidarieta' di un movimento che aveva unito molte persone con uno scopo solo: quello della liberta' e della giustizia. Oggi, con le lacrime agli occhi, fisso la folla di cinquecentomila persone di fronte a me incredula di far far parte di un movimento che e' unito in un ideale di speranza e pace.

Quando arriviamo al concerto, dopo aver camminato per una ventina di minuti tra una folla di migliaia di persone costellata da una miriade di venditori ambulanti di ogni sorte di souvenir riproducente il volto di Obama, ci posizioniamo vicino l'entrata "Atlantic". Ci dicono che la maggior parte della folla era gia' arrivata tutta prima delle otto del mattino! Ci consigliano, visto questo tempismo, di arrivare con ore di anticipo il giorno dell'inaugurazione. Cantiamo e saltiamo con gli U2, Bruce Springsteen, Beyonce, ma andiamo tutti in delirio quando Obama sale sul palco per ringraziare tutti.

L'America ha diverse grosse crisi da affrontare, c'e' bisogno dell'aiuto di tutti per emergere dal caos. Non a caso, domani, giorno commemorativo di Martin Luther King, e' dedicato al volontariato (le mogli di Obama e del vice presidente Biden faranno da esempio andando ad aiutare delle scuole). A concerto finito, dopo circa una decina di minuti dal discorso di Obama, stavamo per attraversare un viale per dirigerci verso il memoriale di Jefferson quando di punto in bianco una decina di poliziotti in  motocicletta sfreccia a tutta velocita' seguiti da macchine blindate e tre autobus dai vetri oscurati: e' Obama e il suo entourage! Siamo impressionati dal carro militare che li segue con agenti armati fino ai denti con mitra.

Piu' tardi, mentre camminiamo verso lo Smithsonian incrociamo un gruppo di quattro militari che cammina con mitragliette a vista tra i passanti. Anche se non siamo stati controllati sul metro o al concerto, ci sono misure di sicurezza estreme ma non abbiamo visto nè assistito a nessun incidente. La gente e' venuta in pace; direi che la maggior parte della folla e' costituita da giovani e giovanissimi, ed anche se include persone di tutte le razze, la predominante e' forse quella di colore.

Di ritorno sulla metro siedo vicino a un ragazzino nero, Eric. Mi chiede se sono qui per l'inaugurazione, iniziamo a parlare. Mi dice che il concerto e' stata un'esperienza fantastica e che andra' ad uno dei grandi balli martedi' sera con la madre. Sorride e vedo nei suoi occhi la certezza di un futuro brillante.

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