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24.04.2015

Il Giro risTappa l'entusiasmo

L’occasione di una condanna. Si fa presto a dire: «In galera!». È la frase che esce dal cuore ogni volta che raccontiamo come giornalisti o leggiamo come lettori un fatto di cronaca che vede protagonisti ladri, spacciatori, truffatori, vandali e chi più ne ha, più ne metta. Eppure il carcere - che dovrebbe assolvere anche il compito di rieducare le persone che hanno deviato dall’osservanza delle Leggi - non sempre rappresenta la ricetta migliore. In alcuni casi, anzi, alimenta la “devianza” e sforna delinquenti più scafati. Serve, eccome, a togliere dalla strada i soggetti peggiori e metterli nelle condizioni di non nuocere. Ma ci sono altrettanti soggetti che sbagliano e però potrebbero cogliere l’occasione della condanna per rimettersi in carreggiata. Basterebbe aiutarli, ma non con blandi provvedimenti “morali”. Basterebbe aiutarli a imparare che ci si può guadagnare da vivere anche semplicemente lavorando. Dentro il carcere ci sono progetti specifici per i detenuti, ma anche fuori dal carcere ci sono molte occasioni per trasformare un ladro in una “risorsa”. Si, lo so che il pensiero corre ai lavori forzati, a galeotti in catene che spaccano pietre visti in molti film americani: ma non è necessario arrivare a tanto. Ci sono molti lavori socialmente utili alla collettività: tagliare l’erba, ridipingere i muri, riparare danni, occuparsi dei disabili. Le pene alternative possono essere più produttive per tutti. Basta che siano applicate seriamente.
di Ario Gervasutti

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