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05.04.2014

«Vini veneti? Primi nel mondo ma serve più gioco di squadra»

I vertici consorzi veneti con l'assessore Marino Finozzi al ProWein
I vertici consorzi veneti con l'assessore Marino Finozzi al ProWein

«Se l'Italia è il primo Paese esportatore di vino al mondo e il Veneto rappresenta il 30% della produzione vitivinicola italiana vuol dire che la nostra regione è la parte più importante al mondo in questo settore, e l'Uvive - che raccoglie 21 consorzi e 24 doc del Veneto - dovrebbe essere l'espressione più alta di questa realtà. Perché non presentarci al mondo come Veneto? Perché non investire in un marchio che diventi una casa comune del vino, un cappello sotto il quale ci possono stare tutti?». Questo il pensiero-appello-provocazione di Arturo Stocchetti che dal maggio 2013 è diventato il quarto presidente di Uvive, l'Unione dei consorzi dei Vini Veneti doc e docg. Il primo è stato il fondatore, l'onorevole Gianmario Pellizzari negli anni '80, a cui è succeduto Stefano Cesari della cantina Brigaldara, e il terzo fu un altro veronese, Luciano Piona.
«Alle fiere più importanti del vino, i francesi si presentano come Francia», sottolinea Stocchetti che dirige anche la sua azienda Cantina del Castello a Soave, «mentre noi fatichiamo a fare massa critica, a veicolare un messaggio univoco che non mira ad escludere le tante altre voci con cui parla il vino in Veneto, anzi punta a rafforzarne il messaggio corale, offrendo anche la possibilità ai piccoli consorzi di esistere e farsi sentire».
Ecco allora che in questi primi 8-9 mesi di attività lo sforzo di Stocchetti è stato quello di creare una squadra, in un clima collaborativo tra tutti i presidenti dei consorzi di tutela veneti che costituiscono il consiglio di amministrazione, la cui base legale è a Veneto Agricoltura (Legnaro-Padova), ma quella operativa è a Verona, ora in Viale del Lavoro, in uno stabile dove trovano posto molte realtà dell'agroalimentare, dal Consorzio Lombardo Veneto a tutte le associazioni di categoria degli agricoltori.
«La mia mission e il mio lavoro», spiega ancora Stocchetti con particolare calore, «è quella di buttar giù tanti muri e anche qualche campanile: in questo momento di crisi e di passaggio delicato per il nostro settore lavorare insieme è una necessità». In gioco c'è l'autorevolezza del prodotto vino dentro un mercato sempre più internazionale, che richiede quindi una forza promozionale adeguata alle dimensioni e complessità della globalizzazione.
«Ecco perché ho voluto organizzare a New York pochi mesi fa nella location di Eataly di Oscar Farinetti», continua Stocchetti, «un evento promozionale di un mese insieme a 5 consorzi (Prosecco Doc e Prosecco Docg, Soave, Durello e Valpolicella) sotto un unico cappello, quello dei vini del Veneto: lo abbiamo fatto cercando di agganciare anche tutte le altre realtà agroalimentari presenti nella Grande Mela, tra cui Rana, Ferron e la Bottega del Vino».
Questo tipo di iniziativa è stata trasportata anche in terra europea con la partecipazione «collegiale» al ProWein di Düsseldorf a fine marzo. «Come Uvive abbiamo gestito uno stand di 400 metri quadrati nel quale hanno trovato posto 45 aziende venete, a fianco c'erano le altre realtà private o consortili del Veneto. Per la prossima edizione del ProWein quasi sicuramente prenderemo un'unica area di oltre 1.600 metri quadrati dentro la quale ci saranno tutte le realtà del vino e del food del Veneto». Stocchetti si sente un po' come un allenatore di una squadra di calcio. «Il gioco di squadra funziona», continua, «quando tutti hanno un loro ruolo, in questo momento gli attaccanti, quelli che trainano il gruppo sono l'Amarone e il Prosecco che giocano per se stessi ma anche per un gruppo, una realtà vitivinicola e un territorio come il Veneto, devono anche mantenersi in forma». Magari mettersi a dieta per tenere il livello qualitatitvo alto. E qui scattano le regole del gioco: l'Erga Omnes? «Sì quelli sono e rimangono di competenza dei consorzi», conclude Stocchetti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Dal Ben
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