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05.04.2014

«Fiere forti aiutano le imprese all'estero»

Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo
Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo

Fiere forti come Vinitaly aiutano le imprese a essere più forti nel mondo, secondo Paolo De Castro, presidente commissione agricoltura al Parlamento Europeo, a Veronafiere per partecipare a incontri del Salone internazionale.
Vinitaly ha un ruolo chiave a sostegno del sistema vitivinicolo italiano. Quanto pesa come momento positivo di promozione del made in Italy nel mondo?
«Una manifestazione come Vinitaly, simbolo e ambasciatrice del vino italiano nel mondo, rappresenta un comparto fondamentale per l'Italia. Basti pensare che l'Italia ha chiuso il 2013 con esportazioni per 33,4 miliardi e il vino vale da solo oltre 5miliardi di export. Trend in crescita, come confermeranno i dati 2014 che, secondo Sace, vedranno il comparto enoico italiano crescere all'estero del 9% quest'anno e almeno dell'8% nel 2015. Da qui risulta evidente che fiere come questa aiutano e hanno aiutato le imprese ad essere più forti, competitive. Inoltre ha avuto un ruolo rilevante nell'aiutare le realtà vinicole del Paese ad emergere accompagnandole all'estero con Vinitaly nel mondo, creando le condizioni per facilitare l'accesso nei mercati internazionali, dove da sole non sarebbero arrivate».
In tema di tutela del made in Italy, i produttori chiedono segnali forti per prodotti, come il vino, troppo spesso imitati, contraffatti e spacciato per italiani. Cosa si può fare?
«Il pacchetto qualità ha dato una fortissima spinta alla tutela dei marchi e ha introdotto l'obbligo negli stati membri al ritiro dei prodotti contraffatti, Questo ha permesso di smascherare tanti prodotti falsi, come il Lambrusco dei Castelli che veniva contraffatto e dell'originale aveva solo l'etichetta. Ora però queste regole pero valgono in Europa mentre per tutelarsi all'estero servono marchi registrati e accordi bilaterali, che sono in corso. Bisogna seguire la strada già intrapresa con il Canada per lavorare nei negoziati commerciali internazionali».
Con la Pac, che entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio, cosa cambia per il settore del vino? E quali opportunità si aprono per i produttori italiani?
«Finalmente anche il sistema vitivinicolo entra nella Pac, questo è stato un risultato che garantirà al settore italiano aiuti per un valore di 100milioni di euro all'anno per promuovere il comparto nei mercati europei ed extraeuropei. Per quanto riguarda poi gli aiuti per ettaro nessuno può prendere meno del 60% della media nazionale. Che facendo un rapido conto in Veneto e Trentino ammonta circa a 200 euro ad ettaro».
Per quanto riguarda poi i diritti di impianto, l'Europa è orientata a vietarne la commercializzazione nel periodo transitorio verso il nuovo sistema di autorizzazioni. Su questo Parlamento e Commissione Ue sono ai ferri corti, quale soluzione è possibile?
«Per ora siamo riusciti a scongiurare la liberalizzazione selvaggia dei diritti di impianto dei vigneti. Pur concludendosi il sistema dei diritti nel 2015, sarà introdotto un nuovo sistema di autorizzazioni a partire dal 2016 e fino al 2030 e gli Stati membri, che si avvarranno del sistema dei diritti d'impianto, avranno facoltà di decidere se passare al nuovo sistema entro il 2020. Nell'ambito dei programmi di sostegno, troveranno poi spazio nuove misure, come quella relativa all'innovazione e quella relativa alla promozione rivolta al mercato interno, limitatamente all'informazione sull'uso consapevole di vino e sul sistema europeo delle denominazioni di origine e indicazioni geografiche». E. Co.

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