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I vicentini al Vinitaly

03.04.2014

«Ma nel mondo del vino c'è ancora poco rosa»

Erica Sottoriva
Erica Sottoriva

«Il mio primo Vinitaly è stato terribile: non riuscivo a riconoscere tutti quei profumi che sentivano gli altri».
A confessarlo è Erica Sottoriva, campionessa regionale in carica di sommellerie per l'Ais. L'enogastronomia per lei è una tradizione di famiglia, che da dieci anni fa rivivere insieme al marito nella trattoria “Al Moraro” in strada Casale a Vicenza, di cui è contitolare. E in un tempo in cui troppi si ritengono esperti, ricorda: «Nel mondo del vino non ci si improvvisa». Anche se il naso non è tutto, per crescere professionalmente ci vogliono studio e impegno: «Tanto più - spiega - se sei una donna in un ambiente ancora troppo poco “rosa”».

Ricorda il suo primo Vinitaly?
«Certamente: l'impatto è stato sconvolgente. Era il 2007 e frequentavo il corso di primo livello dell'Ais. Appena entrata mi è corso un brivido lungo la schiena. “Se questo è il mondo del vino - ho pensato - non riuscirò mai a orientarmi da sola”».

Evidentemente si sbagliava...
«Con l'esperienza, ho capito che Vinitaly costituisce una straordinaria opportunità solo se si impara a selezionare ciò che è realmente interessante dal rumore di fondo. Ma la capacità di giudicare non si improvvisa: richiede studio, pratica e passione».

Oggi però, tutti si credono esperti di vino.
«Vero. E proprio per questo al sommelier viene richiesto uno sforzo in più. I sedicenti esperti, in realtà, si cristallizzano su scelte preconfezionate. Spetta a noi professionisti aiutarli ad ampliare i loro orizzonti. Serve empatia e spirito di servizio».

In questo crede che le donne abbiano una marcia in più?
«Non saprei. Quel che è certo è che per emergere dobbiamo avere più grinta, perché l'ambiente del vino è ancora prevalentemente maschile. Per questo sono ancor più soddisfatta di essere riuscita a raggiungere l'anno scorso un obiettivo che inseguivo da tempo».

Perché era importante per lei partecipare a quel concorso?
«Da un lato per mettere alla prova le mie capacità di fronte a tanti colleghi preparati, da cui ho imparato molto. Dall'altro perché sono orgogliosa della mia terra veneta e amo le sue peculiarità dal punti di vista vinicolo».

Quali sono le doti fondamentali di un buon sommelier?
«L'affinamento dei sensi è importante quanto la sensibilità. Un vero professionista è capace di distinguere gli aromi di un vino o di valutarne l'evoluzione, ma deve anche saper capire chi gli sta di fronte e proporgli un vino “su misura”».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Cucovaz
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