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I vicentini al Vinitaly

03.04.2014

«Le bollicine restano sempre affascinanti anche nei vini col fondo»

«Mai provato uno spumante “ancestrale”?». Per anticipare le richieste del consumatore ci vuole naso, soprattutto quando si parla di vino. Una qualità che di certo non manca a Roberta Moresco, presidente provinciale dell'Associazione italiana sommelier che nel Vicentino conta un migliaio di iscritti. Breganzese e titolare di un'enoteca in paese, spiega: «Ho il Vespaiolo nel cuore, ma i consumatori evoluti sono sempre in cerca di qualcosa di nuovo». E nel mare magnum delle bollicine lei consiglia un vino d'antan ora tornato di gran moda. «Ma attenti a non sorbirsi tutto quel che vorrebbero darci a bere come “territorio”».

Su cosa si concentrano oggi gli interessi dei consumatori?
«I riflettori continuano a restare puntati sugli spumanti, considerati una carta sempre vincente. Si tratta comunque di un panorama ampio, che ha molto da dire oltre ai grandi nomi. Non a caso gli appassionati si stanno muovendo alla ricerca di qualcosa di nuovo, di particolare».

Ad esempio?
«Una nicchia in espansione è quella del cosiddetto “col fondo” o alla francese “sur lie”. In sintesi: un metodo classico, ma senza sboccatura. È un metodo che utilizzavano i contadini di una volta per la presa di spuma. La presenza dei lieviti in bottiglia rende questa tipologia unica nel mare magnum delle bollicine».

Gli spumanti ancestrali diventano d'attualità?
«Si tratta certamente una moda passeggera, trainata dalla riscoperta della tradizione e della cosiddetta “naturalità”. Non si può negare però che il prosecco e altre varietà di tutta la Penisola stanno dando ottimi risultati. Ma attenzione a chi spaccia quelli che sono difetti di produzione per qualità territori».

Oltre le mode: un territorio da scoprire quest'anno?
«Personalmente mi concentrerò sulla Campania, una regione poco conosciuta, ma con una grandissima varietà interna: dal Sannio alla costiera amalfitana, dai Campi flegrei al Cilento. Da conoscere anche Calabria e Valle d'Aosta. Da riscoprire, invece, il Piemonte, che sta attraversando un periodo di rinnovamento».

E un vitigno locale che proporrebbe a uno straniero?
«Vi sorprenderò: il Riesling. Pur con tutto il rispetto e l'attenzione che meritano gli autoctoni, credo che si tratti di una produzione piccola, ma dotata di grande carattere. Ne abbiamo esempi anche nel Vicentino, da confrontare con quelli friulani e altoatesini. È un vitigno che dimostra l'influenza del terroir». EL. CU.

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