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Olimpiadi a Vancouver

11.02.2010

Emigranti berici, il 70 %
si è messo
in proprio

Una suggestiva immagine dell’ “inukshuk”, la figura di sassi impilati utilizzata come simbolo dei Giochi
Una suggestiva immagine dell’ “inukshuk”, la figura di sassi impilati utilizzata come simbolo dei Giochi

A vent'anni partì da Brendola, suo paese natale. Era il 1966 e Maria Teresa Balbo andò a Vancouver dove sposò il compaesano Vittorio Bisognin. Ebbero due figlie, Elena e Cristina. Quando furono abbastanza grandi, Maria - Mariuccia, come la chiamano tutti - tornò a studiare, prese il diploma e cominciò a insegnare. Famiglia e lavoro non impedirono a Maria di coltivare un'altra, grandissima passione, l'amore per la terra italiana e vicentina in particolare. Da almeno trent'anni si dedica alla "Vicentini Cultural Society of British Columbia", l'associazione che raccoglie i vicentini emigrati a Vancouver. Lo scorso 13 dicembre Maria Balbo-Bisognin è stata eletta presidente per la sesta volta, guida l'associazione già da 12 anni. Dal 1998, inoltre, è segretaria - per l'area che raggruppa British Columbia e Yukon - del Comites, cioè il comitato degli italiani all'estero, l'organo di rappresentanza nei rapporti con ambasciate e consolati e promuove attività culturali, sociali, ricreative.
Quanti sono i vicentini a Vancouver?
Un censimento preciso non è mai stato fatto, ma grosso modo, tra la città di Vancouver e i dintorni, ci sono circa 700 vicentini di prima e seconda generazione. Almeno 500 fanno parte della nostra associazione.
Che lavori fanno?
I primi emigranti trovarono lavoro soprattutto nell'edilizia e negli anni, dimostrando la tipica laboriosità vicentina, almeno il 70 per cento di loro è riuscito a mettersi in proprio, sempre nel settore delle costruzioni. Molti altri hanno trovato impiego nel settore del legno, come tagliaboschi o nelle segherie; altri ancora lavorano in attività collegate al porto cittadino, molto importante.
Quali attività organizza la "Vicentini Cultural Society"?
Proponiamo soprattutto iniziative ricreative, ogni anno organizziamo due banchetti, con cena e ballo, e un picnic d'estate, per dare a tutti i vicentini l'opportunità di trovarsi tutti insieme. Ogni anno, inoltre, assegniamo borse di studio a studenti figli di vicentini, e naturalmente, se viene qualcuno dall'Italia, lo ospitiamo volentieri e gli facciamo fare delle visite alle città e ai luoghi più interessanti. Collaboriamo strettamente con l'Italian Cultural Centre; personalmente sto seguendo l'organizzazione di una grande mostra per settembre.
Di cosa si tratta?
Sarà un'esposizione dedicata a Venezia. Al museo del Centro italiano sono conservati gli oggetti lasciati da un architetto innamorato di Venezia, tra cui una gondola vera.
Come sta vivendo la città l'appuntamento con le Olimpiadi invernali?
Ci sono state un bel po'di discussioni, soprattutto sulle spese, tanto che ci sono stati anche disguidi per il Villaggio Olimpico per questioni di costi. Poi si è risolto tutto.
L'arrivo di tante persone sta causando problemi?
Al momento no, il sistema della sicurezza copre tutto dalla A alla Z; noi speriamo che tutto vada bene, anche siamo molto vicini agli Stati Uniti e questo a volte ci fa un po' paura. All'aeroporto è stata messa in funzione un'altra pista, stanno arrivando migliaia di persone al giorno. In questi ultimi giorni alla radio, in televisione e sui giornali raccomandano ai tassisti, agli albergatori, ai volontari di usare la massima gentilezza e aiutare i turisti nel miglior modo possibilei.
E i vicentini come vivono l'attesa?
Aspettiamo con ansia l'inizio delle gare. Molti di noi ospitano parenti e amici dall'Italia o da altre parti del Canada, altri invece hanno preferito andarsene in vacanza nei paesi caldi e tornare quando tutto sarà finito. Ci saranno serate e manifestazioni con la delegazione italiana, ho già ricevuto vari inviti ai quali parteciperò con onore. Seguiremo le gare, naturalmente, e faremo il tifo per tutti gli atleti italiani impegnati. Non vediamo l'ora che si cominci, a noi basta sentire l'inno italiano e il cuore comincia a battere all'impazzata. Siamo lontani, ma siamo sempre italiani.

Gianmaria Pitton
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