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07.01.2019

TORINO POP TRA
FILM E FOTOGRAFIA

Andy Warhol. Marylin Monroe, 1967. Porfolio di 10  serigrafia, edizioni da 250. Collezione Lanfranchi, Celerina (Svizzera) La teoria delle scarpe rosse
Andy Warhol. Marylin Monroe, 1967. Porfolio di 10 serigrafia, edizioni da 250. Collezione Lanfranchi, Celerina (Svizzera) La teoria delle scarpe rosse

Inizio d’anno a Torino, può essere una buona idea. Perchè nella capitale italiana del cioccolato (con buona pace di Perugia e della siciliana Modica dove pure non scherzano) ci sono sempre tante occasioni di evasione intelligente e di mostre di qualità. Prima tappa al Museo Egizio per chi non l’ha mai visto: è un luogo imperdibile, la prima collezione al mondo per ricchezza di pezzi (6500) dopo quella egiziana al Cairo. E poi i Musei Reali dove perdersi nelle collezioni di Torino capitale d’Italia, la Cappella della Sindone per chi ama i grandi “documenti“ della religione. Ed ancora il Valentino e il Borgo medievale, il salotto di piazza San Carlo. Ma è dalla Mole antonelliana che il paesaggio - si sale con l’ascensore - rende ragione di una città industriale che respira con i venti delle Alpi, lì a portata di mano. Dentro la Mole che durante le feste viene illuminata di blu, il Museo del cinema inaugurato 18 anni fa, ha dato una ragione di vita all’edificio progettato per essere un tempio ebraico e nei decenni variamente riutilizzato fino ad un lungo abbandono (www.museocinema.it chiuso martedì, tutti giorni 9 - 20, sabato fino alle 23). Il museo del cinema a Torino c’era già dal 1958 a Palazzo Chiablese ma la nuova sede gli ha dato un respiro e una notorietà internazionali. Oltre alle sezioni in cui si ripercorre la storia della fotografia e della cinematografia dalle lanterne magiche al digitale (interessante la sezione con le stampa dei Remondini di Bassano utilizzate per le proiezioni con luci di candele) si susseguono le mostre tematiche, non ultima quella bellissima sul rapporto tra musica e immagini che si visita con le radiocuffie attivate di fronte agli schermi lungo la salita elicoidale nel cuore della Mole (fino al 7 gennaio). E fino al 28 gennaio è visitabile un omaggio natalizio alla diva per eccellenza, Marilyn Monroe, con un allestimento scenografico di memorabilia provenienti da tutto il mondo. Raccontano il fascino, la sensualità, la femminilità di una star (a cura di Nicoletta Pacini e Tamara Sillo) a partire dalle collezioni del Museo Salvatore Ferragamo da dove arrivano le scarpe originali appartenute all’attrice. Veneri, Cerentole e Aristocratiche: così suddivideva le donne Ferragamo e certamente l’attrice apparteneva alla prima categoria. Marilyn amava le décolleté tacco 11 in vernice rossa e ai suoi piedi ne sono poste decine in una spettacolare installazione. Dall’ Academy of Motion Picture Arts di Los Angeles arrivano i figurini per costumi della star, vicino a un paio di orecchini e un bracciale con incisa la dedica “Marilyn Love Frank” (da Frank Sinatra?), un busto in pizzo nero e il beauty-case utilizzato sul set di “A qualcuno piace caldo”. E’ l’occasione per stendersi sulle poltrone rosse e rivedere qualche spezzone di film che vengono proiettati anche al cinema Massimo sino a fine gennaio. La dichiarazione di Andy Warhol su Marilyn (“Quando una persona rappresenta la bellezza della sua epoca, e il suo modo di essere ha stile e, pur mutando i tempi e i gusti, riesce a mantenere intatta la sua immagine e a non cambiare niente, sarà una bellezza per sempre”) porta dritto dritto a visitare “Camera pop. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co” aperta fino al 13 gennaio al Centro Italiano per la Fotografia, poco distante dalla Mole. Curata da Walter Guadagnini che è direttore di Camera, in otto sezioni lungamente pensate, conduce in 150 tra quadri, foto e grafiche a rileggere il rapporto tra fotografia e Pop Art nella cultura degli anni ’60. «L’attualità è qui proposta in modo neutro, fotografico per così dire, adottando gli stessi modelli della comunicazione di massa per la realizzazione di opere d’arte- spiega - In questo senso, la fotografia è stata, per gli artisti Pop, non solo una fonte di ispirazione, ma un vero e proprio strumento di lavoro, una parte essenziale della loro ricerca». Il punto di partenza è il collage “What is it that makes today’s homes so different, so appealing” di Richard Hamilton, considerata la prima opera Pop che usa tra l’altro pezzi di foto. E poi ecco le icone dalla Marilyn Monroe di Warhol, alla Brigitte Bardot di Gerald Laing. Le tele di Rotella e le foto di Ugo Mulas parlano del ruolo dell’Italia in un movimento cui anche Michelangelo Pistoletto diede un solido contributo con la sua teoria degli specchi. Si approfondiscono poi i concetti di riproduzione e riproducibilità sullo sfondo di una società dei consumi e delle immagini di massa che ha dimostrato di dominare da almeno quattro decenni. Aperta sempre a Camera fino al 24 febbraio anche una mostra la mostra “1969. Olivetti formes et recherche, una mostra internazionale”, selezione di fotografie dell’omonima mostra che la Società Olivetti organizzò nel novembre del 1969 a Parigi, che proseguì in Europa e Giappone. www.camera.to. Chiuso martedì, visite da lunedì a domenica 11-19, giovedì fino alle 21. •

Nicoletta Martelletto
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