15 agosto 2020

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Viaggi & Turismo

15.11.2019

Nepal, il paese
dell'alba sacra
tra vette e stupa

Viaggio in Nepal, brulicante di bellezze e spiritualità
Viaggio in Nepal, brulicante di bellezze e spiritualità

Il Nepal è il paese delle albe. Al mattino presto (o al tramonto) ci si apposta per vedere gli animali. Prima del sorgere del sole si raggiunge l'ultima collina che apre la valle dell'Annapurna e si assiste al miracolo di un raggio che scalda e colpisce la punta del Gigante, sferzata dal vento. Ed è all'International Mountain Museum di Pokhara, città del lago, - aperto cinque anni fa - che sempre di primo mattino, attraverso le grandi vetrate, il racconto dei 14 Ottomila della Terra si materializza con il massiccio lì davanti a rievocare le gesta dei grandi alpinisti dagli anni Cinquanta o delle popolazioni che in Nepal come in Alto Adige e in Valle d'Aosta condividono una sorte estrema, fatta di gerle, slitte, guanti di lana, calderoni di brodo fumante.

 

E' sempre all'alba che da Katmandu parte il sorvolo aereo sulla catena himalayana ed è anche quello il momento migliore per godere la bellezza di piazza Durbar, il luogo di incoronazione dei re.

 

E' un Paese - il Nepal - che richiede impegno, tolleranza alla fatica e ai lunghi trasferimenti su gomma, ma che premia da ottobre ad aprile con una stagione secca e cieli tersi. Chi non è appassionato di trekking trova mille spunti da coltivare tra storia e spiritualità. Perchè ogni gesto quotidiano è intriso di religiosità, ogni statua merita l'inchino del fedele che pratica uno dei tanti dei dell'universo induista.

 

L'80 per cento della popolazione è indù, ma anche i buddisti - attorno al 15 per cento - sono molto visibili nei monaci color zafferano e negli stupa, i luoghi delle reliquie e dell'offerta. Il Paese (25 milioni di abitanti) stabile politicamente dal 2008 - da monarchia teocratica a Repubblica - non lo è altrettanto dal punto di vista geologico e climatico: l'ultimo terremoto è del 2015, la ricostruzione dei monumenti danneggiati è ancora in corso; e le alluvioni durante il periodo dei monsoni purtroppo ogni anno provocano frane e vittime.

 

Un viaggio di prima conoscenza (visto all'arrivo con 25 dollari, interessanti i tour di www.viaggidellelefante.it) non prescinde da almeno due-tre giorni a Katmandu, dove superato lo choc della polvere e del traffico, ci si addentra nella città vecchia dei templi a gradoni, delle stalle reali, della Makhan Tole, la via più animata. Dal basamento del Maju Deval si controlla l'andrivieni dei taxi e dei venditori: dentro, tra a Durbar Square e Basantapur Square, si alza la casa della kumari, la bimba designata a incarnare la dea vivente fino alla pubertà, relegata alla penombra per ricevere offerte e preghiere, a dispensare benedizioni con piccole mani che forse amerebbero di più i giocattoli. Il tempio di Jagannath è il più antico, risale al regno di Mahendra Malla a metà Cinquecento. A ovest della città Swayambhunath è il tempio buddista per eccellenza, al centro di una piazza brulicante di mantra e affari; mentre il luogo per assistere alle sepolture induiste è il Tempio di Pashupatinath lungo il fiume Bagmati. I corpi sono avvolti nei teli, scivolano sulle pire, tra la disperazione dei parenti.

 

Un luogo di fuochi e forti emozioni da vivere con rispetto.

Nicoletta Martelletto
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