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03.05.2010

Islanda tra ghiaccio, acqua e fuoco

L’Islanda è un’isola dove la vita è concentrata in un anello costiero di 6000 km circa che racchiude una vasta zona di montagne e altipiani disabitati. E’ un paese in cui, a dispetto di ogni logica, acqua e fuoco convivono in buona armonia. Anche se è vicinissima al Circolo Polare Artico, l’Islanda gode di un clima relativamente mite. E’ patria di Vichinghi, ma la percentuale di persone con occhi e capelli scuri è più elevata che tra gli altri popoli nordici. Fa parte delle regioni dell’estremo nord, eppure non vi è la minima traccia di eschimesi con gli occhi a mandorla. In altre parole, è un paese da molti misteri e paradossi, tale da incuriosire e suscitare vivo interesse.
Ai nostri occhi, per prima cosa, s’impone tuttavia la strana bellezza di questa isola senza alberi, dagli orizzonti sconfinati, di questo paese abitato da uccelli selvatici e ricco, in alcuni punti, di una vegetazione esotica; oltre ai magnifici ghiacciai sospesi e ai getti dei geyser ci sorprende anche il contrasto stupefacente tra estate, in cui il giorno dura ventiquattro ore, e l’inverno con le sue notti lunghe venti ore. Vero capriccio della natura, l’Islanda subisce ogni cinque anni circa una eruzione vulcanica, per non parlare dei terremoti. La storia geologica dell’isola è costellata di terribili catastrofi che decimavano il bestiame e condannavano parte della popolazione a morire di fame. Questo oggi non succede più; gli islandesi, anzi, invece di farsi prendere dal panico, hanno cercato di trarre profitto dalla natura vulcanica dell’isola. Le abitazioni, per il 50% sono riscaldate per mezzo dell’acqua calda che scaturisce dal sottosuolo. Un risparmio di carburante enorme! Le scosse ripetute, brutali ma raramente pericolose, il continuo vomitare fuoco dal sottosuolo hanno una spiegazione. Geologicamente, l’Islanda è ancora una regione giovane, di recente formazione, con le sue crisi di crescenza e di assestamento, provocate dai continui movimenti tettonici. Il vulcanismo è attivo, testimoniato da duecento vulcani, successivi al periodo glaciale, dei quali almeno trenta sono entrati in attività dopo l’insediamento nell’isola dei primo coloni giunti dalla Norvegia nel IX secolo. Una terra di fuoco i cui vulcani anche di recente hanno squarciato ed eroso i ghiacciai, scavando valli, mandando in frantumi le nere pareti di roccia. Come meno di cento anni fa quando si è risvegliato l’Askja e le sue colate di lava hanno sepolto le pianure coltivate dagli uomini, rendendo spogli i declivi e distruggendo i villaggi. Poi, anche il Laki si è messo in attività e non una sola bocca, ma tutti i suoi crateri hanno incominciato a tuonare, eruttando una colata di fuoco di 20 km, un mare adente che trascinava un miliardo di metri cubi di lava, estesasi su un’area di ben 565 kq , e seppellendo i villaggi, spazzando via per sempre il monastero un tempo pieno di vita di Kirkjunaejarklaustur, dove i romanci e i saggi trascrivevano gli Edda, le raccolte delle leggende dei popoli del Nord. E infine l’Hekla che, in questo strano Olimpo di montagne rombanti, rappresenta Giove.
L’Hekla (1550 metri) è, tra i vulcani islandesi il più famoso. Durante il Medio Evo i cattolici ritenevano che fosse la dimora dei dannati. Dopo l’eruzione del 1104, al prima di cui si abbia notizia, che ha devastato intere regioni l’Hekla si è risvegliato altre quindici volte, e sempre di pessimo umore. All’inizio dell’eruzione del marzo del 1947 la colonna di fumo raggiunse i 30 km di altezza e la lava seppellì una zona di 65 kmq. L’eruzione durò tredici mesi. Quella del 1970 durò due mesi.

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