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04.09.2019 Tags: Facebook , Mark Zuckerberg , like , Instagram , You Tube

Facebook come Instagram, potrebbe oscurare i "like"

Facebook potrebbe nascondere dai post il numero di like ricevuti come già sta facendo con Instagram in alcuni paesi, tra cui l'Italia, per evitare una eccessiva attenzione a questo dato rispetto ai contenuti. Lo ha rivelato il sito TechCrunch, che ha raccolto la conferma dell'azienda, sulla base delle osservazioni della ricercatric Jane Manchung Wong.

 

«Ho osservato - scrive Wong sul proprio blog - che Facebook ha recentemente iniziato a sperimentare una funzione che nasconde i like nella sua app Android», segno che il test potrebbe diventare pubblico anche con una semplice attivazione lato server da parte di Facebook.

 

 

La funzione è già in sperimentazione su Instagram in sette paesi tra cui l'Italia, il Canada e il Brasile al fine di «rimuovere la pressione su quanti like un post riceverà e per permettere agli utenti di condividere più liberamente contenuti», ha spiegato a suo tempo l'azienda di proprietà di Mark Zuckerberg.

 

Su Instagram i "mi piace" non sono visibili pubblicamente ma possono essere visualizzati dall'autore del post. Facebook ha confermato a TechCrunch che anche in questo caso le motivazioni sarebbero le stesse, senza fornire però dettagli su quando la novità potrebbe diventare ufficiale.

 

Il trend sta diventando molto comune tra le piattaforme social: anche YouTube da settembre non mostrerà più il numero esatto di utenti dei canali con oltre mille iscritti, ma solo un numero approssimato.

 

«La mossa di Facebook potrebbe anche avere l'effetto di rendere meno evidente il calo di engagement organico che si registra da anni sulla piattaforma - spiega all'Ansa Vincenzo Cosenza, esperto di social media -  Cosi come avvenuto per Instagram l’obiettivo è capire se il coinvolgimento sale o scende in assenza dell’effetto "bandwagon", cioè la visione dell’apprezzamento già manifestato dagli altri. A ciò si aggiunge anche la volontà di spostare l’attenzione dalle facili interazioni, un meccanismo spesso accusato di stimolare una competizione effimera che può influire negativamente sulla vita degli adolescenti, ad azioni più pensate e di valore, come l’acquisto dei prodotti promossi sui social network.

 

«Viviamo in una società in cui ormai ogni esperienza ha senso soltanto se è popolare. In questo scenario iniziative come queste sono positive e potrebbero effettivamente permettere di concentrarsi di più sul contenuto rispetto alla popolarità», commenta Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro di Milano che parla di vera e propria «dipendenza dalla popolarità».

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