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Salute & Benessere

24.01.2020 Tags: Padova , International Journal of Molecular Sciences , Servizio Epidemiologico Regionale del Veneto , Pfas , malattie cardiovascolari , ricerca scientifica

Scoperto il legame
tra Pfas e malattie
cardiovascolari

Il punto prelievi per lo screening sui Pfas (Foto Archivio)
Il punto prelievi per lo screening sui Pfas (Foto Archivio)

Individuato il legame tra inquinamento da Pfas e malattie cardiovascolari. Una ricerca italiana ha scoperto che questi inquinanti possono attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione e predisponendo a un aumento del rischio cardiovascolare.

La ricerca è dell’università di Padova sotto la guida di Carlo Foresta, ordinario di endocrinologia,
con i gruppi di Luca De Toni e Andrea Di Nisio. Pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences, nasce dalle osservazioni riportate sia in studi internazionali che dal Servizio Epidemiologico Regionale del Veneto che indicano un aumento del rischio cardiovascolare associato all’inquinamento da Pfas; i composti perfluorurati.

 

In particolare, i ricercatori hanno mostrato che una di queste sostanze, lo Pfoa (acido perfluoroottanoico), il principale inquinante ambientale nel territorio veneto, «sarebbe in grado di attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione, anche in condizioni normali, predisponendo a un aumento del rischio cardiovascolare», spiega Foresta.

 

Il risultato è stato ottenuto prima in vitro e poi confermato, in collaborazione con Paolo Simioni dell’università di Padova, grazie ai test su 78 persone con diversi livelli di esposizione a Pfas. I test «hanno confermato dei segnali di aumentata attivazione piastrinica con conseguente incremento della
propensione all’aggregazione delle stesse», rileva Foresta. «Questi dati - aggiunge - potrebbero spiegare l’osservazione epidemiologica tra Pfas e patologie cardiovascolari, soprattutto se sussistono altri fattori di rischio noti per queste patologie, come diabete, obesità, fumo e alcol».

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