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07.02.2013

"Cinque secoli di volti" a Palazzo Chiericati

Palazzo Chiericati
Palazzo Chiericati

VICENZA. I padroni di casa sono lì ad accogliere i visitatori. Ecco Francesco Ludovico Chiericati, frate minore che divenne primate di Serbia a fine Cinquecento, ritratto da Alessandro Maganza; ed Ascanio Chiericati, pittore, a sua volta ritratto da Alessandro Milesi nel 1910.
I dioscuri della riapertura. Si affacciano da due tele speculari nella seconda sala che introduce la mostra “Cinque secoli di volti” inaugurata al museo civico Chiericati, a Vicenza, il 3 ottobre 2012 e prorogata fino all’1 aprile 2013. Un altro pezzo del palazzo in prolungato restauro si è riaperto (dopo gli appartanento Roi) , sia pure con una mostra temporanea che restituisce a Vicenza non solo una galleria di personaggi ma anche la sorpresa dei sotterranei recuperati. Fra’ Ludovico, sguardo fiero, e il conte Ascanio i cui segni distintivi sono il vistoso anello, lo spillone fermacravatta e la pochette nel taschino, introducono un percorso in 14 sale che narra la storia del ritratto di provincia ma anche quella della città: forse un po’ meno d’impatto per gli inviati dei giornali foresti ma certamente gustosa per i vicentini, che con un quadernetto in mano potranno seguire percorsi della memoria ma anche le curiosità legate ad ogni tela. La direttrice del museo, Maria ElisaAvagnina, spiega: nessuna concorrenza con la grande mostra di Goldin in Basilica dai ritratti griffati, «ma solo un tentativo di accompagnare la riflessione sull’arte con quanto la pinacoteca - da gennaio indisponibile ai turisti - già dispone».
C’è un rinvio al ritratto della città: quelli di Lorenzo Veneziano e Marcello Fogolino ai piedi della Madonna delle Stelle e sullo sfondo di un Francesco d’Assisi che riceve le stimmate; e quelli di Neri Pozza nelle 14 puntasecca che racconta di una città di linee geometriche dove ognuno vorrebbe - dovrebbe? - trovare la città che gli somiglia. La scala a chiocciola che porta nelle cucine e nei magazzini dove la servitù dei Chiericati spennava polli e versava vino buono introduce invece a nobili volti galleggianti nel vuoto, sapientemente illuminati come se emergessero dalla carezza alla sfera magica: i ritratti ispirati alla numismatica, i ritratti della maxi famiglia Valmarana con bimbi inclini al gioco, all’arte, alla lettura; seguono i volti delle famiglie Gualdo, Porto, Campiglia, la camicia candida e ricamata di Ippolito Porto dipinto dal Fasolo, i ritratti in armi ed arti dello scultore (una copia da Veronese), del guerriero che abbandona le armi, e di giovinetti impettiti con a fianco un cane (Girolami Forni) e pure un gatto (una fanciulla sorridente di fine XVII) da un seguace di Keilhau. Sei e Settecento sono i secoli che simpaticamente qui vengono identificati con gorgiere e colletti, con le piume azzurre del cimiero di Odorico Capra e i parrucconi dell’autoritratto di Louis Dorigny. E quindi ecco i ritratti ottocenteschi risorgimentali e borghesi, i busti di Maria Scola Camerini, la serie dei ventidue acquerelli di Tito Gastone Perlotto.
Infine nell’ultima sala ecco il Novecento dei volti inquieti, le pennellate psicologiche e talora ruvide di Alessandro Milesi, Achille Beltrame (qui presente con un autoritratto) e del giovane Miro Gasparello, fino ai celebri Tre chirurghi di Ubaldo Oppi. Ultima tappa della carrellata di volti attraverso i secoli è quella dedicata ai ritratti di Neri Pozza, intellettuale e artista vicentino, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Editore, scrittore, incisore e scultore, Pozza ha lasciato al Museo di Vicenza un cospicuo numero di sculture di sua mano, in bronzo e pietra, raffiguranti familiari, amici e personaggi vicentini, ritratti con ruvida ma penetrante intensità psicologica, oltre alla collezione di pittura intitolata al suo nome e a quello della moglie Lea Quaretti. Anche Lea, compagna e musa dell’artista, compare in una coppia di ritratti di Virgilio Guidi e in un terzo Leonetta Cecchi Pieracini. Sono 43 le sculture e 158 incisioni, oltre alla collezione d’arte intitolata a suo nome e alla moglie, che fanno parte del lascito. Tra le opere esposte in due sale 25 teste-ritratto di amici e familiari di mano dell’autore. La mostra deve buona parte del suo siccesso (già 35 mila visitatori, 26 mila paganti) all’allestimento, oltre che alla location: il percorso è stato curato dall’architetto Emilio Alberti, che dirige anche il complesso restauro del palazzo, e a Mauro Zocchetta, geniale autore di allestimenti museali e teatrali, non ultimi alle Scuderie del Quirinale a Roma. Per la mostra, curata da Maria Elisa Avagnin (con Chiara Signorini e Giovanni C.F.Villa), l’editrice Marsilio ha stampato un catalogo in vendita a 8 euro.

Nicoletta Martelletto

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