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L'iniziativa del GdV

13.02.2017

Breve, travolgente, unica
La stagione dell'avventura

Lunedì 2 agosto 1976 comincia la grande avventura di quella squadra che il giornalista Giorgio Lago ha ribattezzato il “Real Vicenza”. È una avventura eccezionale non solo per i grandi risultati sportivi ottenuti ma anche per la qualità del gioco e per la innovazione tecnica e tattica che ha portato nel calcio italiano.

La storia del Real Vicenza dura appena tre stagioni, una in serie B e due in A. I primi due campionati portano la vittoria della Serie B e lo storico 2° posto in A; il terzo invece è quello del declino, addirittura più rapido della ascesa, e finisce con la retrocessione.

Quel 2 agosto si raduna allo stadio Menti la nuova squadra. Il Lanerossi Vicenza ha concluso un mese e mezzo prima il campionato di B al quart’ultimo posto, evitando di poco la retrocessione. La città e i tifosi soffrono questo declassamento dopo vent’anni consecutivi in A.

A capo della società c’è da otto anni un giovane presidente di 43 anni: Giuseppe Farina, più noto come “Giussi”. È nato in provincia di Vicenza, a Gambellara, ma agli occhi dei vicentini è a tutti gli effetti un veronese. 

Farina vuole riconquistare i tifosi e ritornare in Serie A ma deve fare i conti con un bilancio in deficit (oltre un miliardo di lire) e con una squadra con troppi giocatori anziani. Fa due scelte coraggiose. Ingaggia un nuovo allenatore, Gian Battista Fabbri, 50 anni, reduce dalla retrocessione in C con il Piacenza ma che ha sempre dato alle sue squadre un gioco spettacolare ed innovativo. E va a caccia di giovani talenti (il mercato è sempre stato una sua specialità): ringiovanisce la rosa, completa i ruoli-chiave e risparmia sugli ingaggi.

Fra i giocatori della stagione precedente restano il portiere Galli ed il suo vice Sulfaro, gli stopper Dolci e Prestanti, i centrocampisti Faloppa e Filippi ed il centravanti Sandro Vitali. Tutti attorno ai trent’anni. Confermati anche alcuni giovani: il terzino sinistro Luciano Marangon e l’attaccante Stefano D’Aversa, due ventenni già titolari l’anno prima, ed il diciottenne centravanti Massimo Briaschi, proveniente dal vivaio.

Il presidente indovina, anche con un po’ di fortuna, tutti gli acquisti. Dalla Reggiana il mediano Donina, l’attaccante Albanese ed un giovanissimo libero di appena 21 anni: Giorgio Carrera. Dalla Sampdoria arrivano un difensore esterno, Lelj, e un regista, Giancarlo Salvi. L’Inter dà in prestito Cerilli, mancino molto dotato. Infine due ventenni della Juventus: il centrocampista Vinicio Verza e un’ala destra nota solo a qualche addetto ai lavori: Paolo Rossi.

Il ritiro comincia male: Salvi rifiuta il trasferimento e Vitali se ne va nottetempo in disaccordo con l’offerta economica della società. Fabbri non ha molte soluzioni per sostituire il centravanti. Fa una scelta apparentemente azzardata e che invece si dimostrerà non solo indovinata ma anche importantissima sia per il Lanerossi che per il calcio italiano: dà la maglia n. 9 a un ragazzo di vent’anni, che fino ad allora ha sempre e solo giocato all'ala destra, a cui sono già stati asportati tre menischi e che l'anno prima ha messo insieme appena sei presenze e nessun goal nel Como. È Paolo Rossi, che, grazie alle sue eccezionali qualità, diventerà capocannoniere prima della serie B, poi della serie A e, nel 1982, del Mondiale in Spagna. Sarà Campione del mondo e Pallone d'oro. Uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio mondiale.

Il 16 agosto la rosa si completa. Salvi si presenta allo stadio Menti e Fabbri lo convince a restare. G.B. può dare alla squadra l’assetto definitivo. Cambia ruolo a tre giocatori: sposta Filippi, ala destra, a sinistra con licenza di muoversi a tutto campo; allarga Cerilli sull’out destro come rifinitore. Ed infine la mossa più importante: Paolo Rossi, da sempre ala destra, è schierato al centro dell’attacco, con modulo ad una sola punta. Con poche variazioni resterà la formazione tipo per tre campionati. 
È una squadra rivoluzionaria per il calcio italiano: tutti i difensori (libero compreso) possono partecipare alla fase offensiva, un centrocampista (Filippi) non ha un ruolo preciso e gioca a tutto campo, non c’è il centravanti classico da area, l’unica punta si muove su tutto il fronte d’attacco, qualunque giocatore può andare al tiro. Il Real è avvicinato tatticamente alla grande Olanda di Johan Cruijff.

Fabbri vuole che i suoi giocatori diano spettacolo. Prima di andare in campo li catechizza con la famosa frase: «Andate a fare musica». C’è una estetica nel suo modo di vedere il calcio, che rivela un allenatore innovativo e coraggioso, capace di intuizioni tattiche originali e controcorrente, un maestro che ha lanciato giovani come Rossi, Carrera, Marangon e che ha valorizzato giocatori come Cerilli e Filippi. 

G.B. meritava una grande squadra e ci è andato vicino. Dopo il 2° posto del ’78 mancava solo la firma per passare al Milan, ma all’ultimo ha ascoltato il cuore ed è rimasto a Vicenza.

La prima stagione si apre in modo folgorante. Il Real vince il girone di Coppa Italia a pieno punteggio. In campionato sfodera subito prestazioni memorabili come il 3-2 a Brescia alla 3a giornata (gol-vittoria di Carrera dopo un coast-to-coast) e il 3-0, la domenica successiva al Menti, sul Catania (tripletta di Rossi in 45’ con gol-capolavoro dal corner).

Primo già alla 4a giornata, capolista da solo a metà dell’andata, campione d’inverno, il Lane non è solo la rivelazione del campionato ma il candidato n. 1 alla promozione. Solo nel finale del ritorno rallenta un po’, in coincidenza con ben 8 giornate di astinenza di Paolo Rossi. Una striscia positiva di 8 giornate lo mantiene ai primi posti ma per la promozione ora c’è molta concorrenza.

Alla quart’ultima il Real si aggiudica la sfida con l’Atalanta (storico gol di Albanese, in campo al posto di Rossi, e rigore parato da Galli nel finale), poi pareggia a Ferrara e mette al sicuro la promozione battendo in casa la Sambenedettese (torna al goal Rossi, Cerilli match winner). 

Il 19 giugno 1977 a Como l’1-1 sul campo (trasformato in 2-0 a tavolino per bottigliata dagli spalti a Lelj) sancisce il primo posto finale.

Il Lanerossi festeggia il suo 75° compleanno vincendo il campionato con 51 punti. Paolo Rossi è il miglior marcatore del torneo con 21 gol. Le statistiche sono clamorose: 18 partite vinte su 38, 15 pareggiate e solo 5 perse. Al Menti 12 successi, 6 pareggi e una sola sconfitta. In trasferta 6 vittorie, 9 pari, 4 sconfitte. Le reti all’attivo sono 47, quelle incassate 29. I tifosi sono tornati a riempire il Menti.
Il Lanerossi torna dunque in serie A due anni dopo la retrocessione. La squadra rivelazione della B riuscirà ad esserlo anche nella massima serie? Bisognerà aspettare fine ottobre per una risposta. 
Problemi di formazione, calendario difficile, infortuni, ruoli scoperti e acquisti sbagliati condizionano la squadra. La classifica dopo 5 giornate è preoccupante: penultimo posto con appena 3 punti. Le statistiche sono da retrocessione: nessuna vittoria, 3 pareggi e 2 sconfitte. I gol fatti sono 3 in tutto, il doppio quelli subiti. Rossi ha firmato un solo centro.

La soluzione arriva dal mercato, bastano due acquisti: torna Cerilli (che al Monza non ha trovato spazio) e arriva il mediano che mancava, Mario Guidetti. Il Real torna al modulo del campionato precedente e ritrova il suo gioco. Il 30 ottobre 1977 trionfa a Bergamo con un incredibile 4-2 (doppiette di Rossi e Guidetti) e parte una rincorsa ai primi posti costellata di match memorabili: il 4-3 rifilato al Menti alla Roma (Galli salva il risultato parando un rigore nel finale) e il 2-1 a Marassi con il Genoa (la partita che ispirò a Gianni Brera la famosa frase: “non ho mai visto una squadra di provincia giocare così bene come il Lanerossi”). Il Real arriva al 2° posto in classifica. L’ultima di andata si gioca al Menti, ospite la Juventus capolista. Il Lane, vincendo, ridurrebbe il distacco ad un solo punto. Ma è solo 0-0. Resta negli annali il record assoluto di spettatori: 31.023.

Le speranze di uno scudetto restano intatte fin quasi al termine del campionato. Farina comincia a pensare in grande: vuole acquistare l’altra metà di Rossi (in comproprietà con la Juve) per consolidare il Lane fra le grandi. Per raccogliere capitali in marzo lancia l’abbonamento biennale e la Fin.in.Sport.
Il Real rimane in corsa fino alla penultima giornata. Reduce dalla vittoria per 4-1 al San Paolo sul Napoli (considerata la più bella partita del Real, accompagnato alla uscita dalla standing ovation del pubblico), batte anche il Perugia al Menti (3-1) ma non basta. La Juventus pareggia a Roma e il distacco di 3 punti dai bianconeri è incolmabile nel successivo scontro diretto a Torino, che, per di più si chiude con una immeritata sconfitta per 3-2 (un rigore negato dall’arbitro Benedetti).

Il bilancio del campionato è comunque molto positivo. Il 2° posto è il miglior piazzamento assoluto nella storia biancorossa e vale la qualificazione alla Coppa Uefa, anche questa una prima volta. Con 50 gol fatti è la squadra che ha segnato di più in campionato. Arriva anche la Coppa disciplina. Paolo Rossi è primo nella classifica marcatori con 24 gol ed è stato convocato in Nazionale A per i Mondiali in Argentina, dove si consacrerà a livello internazionale.

Il 18 maggio 1978 Farina si aggiudica il 50% del cartellino di Paolo Rossi mettendo in busta un’offerta di 2.600.510.000 lire (la Juve offre solo 780 milioni). E qui cominciano i guai. Il calcio nazionale si scandalizza per la valutazione del centravanti, il consiglio della società si spacca, per pagare le otto rate bisogna cedere qualche titolare. Inaspettatamente è Filippi a cambiar maglia, va al Napoli. La squadra perde il suo architrave, non si riuscirà a sostituirlo (anche perché un altro giocatore con le sue caratteristiche non esiste).

La stagione 1978-1979 è tanto disgraziata quanto invece erano state splendide le due precedenti. Capita di tutto: si infortuna prima Carrera in precampionato e resta fuori sette mesi, poi anche Rossi in Coppa (un mese e mezzo di assenza). Farina non è abile come al solito sul mercato, gli acquisti non sono all’altezza. In Uefa, nel match di ritorno del 1° turno contro il Dukla Praga, Callioni tira sul palo il rigore della qualificazione. Certi arbitraggi destano sospetti e comunque fanno danni. 

Arrivano sconfitte pesantissime: 5-2 a Bologna, 4-3 a Roma con la Lazio, 4-0 con il Torino in trasferta. È sparito il Vicenza-spettacolo. L’unica soddisfazione è la vittoria per 2-1 sulla Juventus a Torino. Fra alti e bassi comunque a fine marzo il Real sarebbe salvo (+6 dalla zona retrocessione). Invece il 1° aprile è micidiale il 3-0 subìto all’Olimpico dalla Roma. Giornata dopo giornata il Lane è risucchiato fra le pericolanti.

Il 13 maggio 1979, ultima giornata, però potrebbe ancora salvarsi. Il Bologna ospita l’imbattuto Perugia, secondo in classifica. A Bergamo si gioca un decisivo Atalanta-Lanerossi. Ai biancorossi basta un pareggio, Atalanta e Bologna devono vincere per forza. Per il Real arriva invece la 11a sconfitta stagionale: 2-0, per i nerazzurri. Il Bologna incredibilmente riesce a recuperare un doppio svantaggio con il Perugia e conquista un punto. Bologna, Atalanta e Lanerossi sono quindi appaiate in penultima posizione a 24 punti. Si salva il Bologna che ha la migliore differenza reti.

Il Real retrocede in serie B dopo sole due stagioni. Le statistiche aiutano a capire: è la squadra che ha incassato più gol, ben 42; che ha il terzo peggior rendimento sia in casa che in trasferta; che nel girone di ritorno ha ottenuto solo 10 punti, meglio solo del Verona già retrocesso a metà campionato.

C’è perfino un paradosso tecnico: la squadra in cui gioca il centravanti della Nazionale, che è uno degli attaccanti migliori al mondo, ha messo a segno appena 29 gol. È la dimostrazione che un solo giocatore, per quanto bravo, non può essere decisivo. È la condanna della scelta di Farina di tenere Paolo Rossi senza mettere a sua disposizione una squadra all’altezza. 

Dopo tre stagioni e 118 partite ufficiali finisce la storia del Real Vicenza.

Gianni Poggi
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