18 agosto 2019

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Il libro della mia vita

17.09.2018

I greci antichi? «Geniali
come la loro lingua»

La copertina del libro
La copertina del libro

CHIAMPO

Chi ha frequentato il liceo classico lo sa. Davanti ad una versione di greco lo studente medio prova spaesamento e panico. Certo, è difficile dimenticare i pomeriggi passati a salmodiare sistematicamente paradigmi su paradigmi (nel mio caso, non è un flebile ricordo). Fatica che poi viene vanificata dalle insistenti domande degli scettici: "Ma a che cosa serve il greco?" Nell'era di internet, in cui lo studio delle humanae litterae sta conoscendo un drastico calo, la grecista Andrea Marcolongo ha pubblicato il libro "La lingua geniale" dove espone nove ragioni per amare il greco. Un amore, il suo, germogliato tra i banchi di scuola che da allora alberga in lei con incessante slancio vitale. Non si pensi ad una apologia delle lingue classiche o ad un saggio di letteratura greca. Niente di tutto ciò. L'autrice ci accompagna alla deliziosa scoperta di una lingua senza tempo, con un linguaggio frizzante ed ironico. Pagina dopo pagina di questa grammatica romantica, si dispiega davanti a noi, senza paludamenti accademici, un excursus di casi, regole e aspetti verbali che ci parlano ancora di quella meravigliosa civiltà ellenica. La lingua di Platone fa riflettere su come noi pensiamo e parliamo: esisteva il duale, l'uno formato da due. L'ottativo ci insegna a fare i conti con i nostri desideri che divide in possibili e irrealizzabili. Tra le nove ragioni annovera anche l'aoristo, l'indefinito, senza una collocazione temporale. Poi c'era il perfetto, il tempo del compiuto i cui effetti perdurano nel presente, che è metafora della nostra vita: noi, ora, siamo il risultato di ciò che ci è successo, nel passato. Ho imparato così a ragionare non già coi Greci ma nei Greci. Geniali, verrebbe da dire, come la loro lingua. Con qualche anno di classico (e la lettura della dichiarazione d'amore della Marcolongo) alle spalle posso dirlo: il greco mi ha cambiato la vita. Ed ecco che l'atavico timore di questo idioma insidioso si trasforma in forza cosmica: nient'altro che passione.

Testo inviato dalla Biblioteca di Chiampo

Edoardo Storti
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