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08.02.2013

Tosi: «Con il Pdl solo per vincere in Lombardia»

Il sindaco di Verona e segretario veneto della Lega Nord Flavio Tosi con alcuni dei candidati del Carroccio al Parlamento. FOTO CASTAGNA
Il sindaco di Verona e segretario veneto della Lega Nord Flavio Tosi con alcuni dei candidati del Carroccio al Parlamento. FOTO CASTAGNA

Lino Zonin ALONTE «Luca Zaia? Un amico, un collega, un quasi coetaneo che conosco da 20 anni e con il quale ho lavorato fianco a fianco e sempre in grande armonia. È inutile che voi insistiate: non riuscirete a farci litigare». Flavio Tosi taglia corto sulle insinuazioni secondo le quali tra lui e il governatore del Veneto non correrebbe buon sangue, vuoi per motivi di schieramento interno alla Lega, vuoi per un netta diversità di vedute sulla promessa shock avanzata da Berlusconi di restituire ai cittadini l'Imu. Ad Alonte, nella palestra comunale dove è convenuto numeroso il popolo legista dell'Area Berica, il sindaco di Verona, segretario veneto del partito, è l'ospite d'onore di un incontro promosso dai candidati vicentini alle elezioni. Ad attendere l'arrivo di Tosi ci sono il sindaco di Alonte Luigi Tassoni, Antonio Mondardo, sindaco di Grancona, Erika Stefani, vice sindaco di Trissino e il segretario provinciale della Lega Marita Busetti. Prima di salire sul palco, Flavio Tosi risponde a qualche domanda e illustra meglio il suo punto di vista. Luca Zaia, in merito alla famosa questione dell'Imu, ha dichiarato che l'idea è ottima e che su un'ipotesi del genere un leghista non dovrebbe discutere. Non è proprio così. Luca voleva dire che, come ogni leghista, è contrario a questa tassa e che vorrebbe eliminarla. Noi l'Imu non l'abbiamo certo voluta ed è stato il governo Monti, appoggiato dal nostro ex alleato Berlusconi, a introdurla. Che il governatore del Veneto auspichi la soppressione di questo iniquo balzello è del tutto naturale. Si, però, e il rimborso? Questo non si può fare, è una cosa che non si è mai verificata al mondo e penso che sarà difficile farla in Italia, specie con questi chiari di luna. Quindi Berlusconi, che adesso è di nuovo vostro alleato alle elezioni nazionali, esagera? Senta, non voglio litigare con Tosi e neanche con Berlusconi. Però diciamo come stanno le cose: se non ci fossero di mezzo le elezioni regionali in Lombardia e Roberto Maroni non avesse concrete possibilità di vincerle, l'accordo con il Pdl a livello nazionale non l'avremmo fatto. Abbiamo buona memoria e ricordiamo che Berlusconi ha sostenuto per un anno il governo dei tecnici, chiamati per ridurre il debito pubblico e tenerci lontano dal baratro e poi dimostratisi incapaci di portare a buon fine il loro compito. La Lega non ha responsabilità alcuna sui disastri compiuti negli ultimi tempi da Monti. La vostra è quindi una mossa puramente strategica. Certo. Dopo quello che è successo alla fine del 2011, gli scandali e tutto il resto, la nostra uscita dal governo e l'arrivo dei tecnici che ci hanno dissanguato, è difficile proporre ai nostri elettori di metterci di nuovo col Pdl. Potevamo correre da soli, e magari avremmo preso anche più voti, ma la Lombardia è troppo importante e allora abbiamo deciso di giocare la carta dell'alleanza. Perché conquistare la Lombardia è così essenziale? Perché è uno dei capisaldi della presenza leghista nel nord, assieme al Piemonte di Cota e al Veneto di Zaia. In tanti anni di partecipazione ai vertici del Paese non siamo riusciti a cambiare le cose e a ottenere quella forma di federalismo che rappresenta ancora il nostro massimo obiettivo. Non ce l'abbiamo fatta dall'alto e allora ci proviamo dal basso, attraverso le regioni. E pensa che gli elettori vi seguiranno su questa strada? E' la sfida che ci attende in queste due settimane: far capire ai nostri sostenitori, molti dei quali sono spesso delusi e confusi, che l'alleanza con il Pdl può dare dei buoni frutti e che ha ancora senso avere fiducia nella Lega. Sarà certo più difficile convincere i leghisti del Veneto. Qui non abbiamo un obiettivo immediato da raggiungere come accade in Lombardia e la partita è in effetti più complicata. Dobbiamo convincere il leghista indeciso, che non voterà mai Pd e non voterebbe il Pdl se fosse da solo, e che è attirato dal desiderio di astenersi o di votare il movimento di Grillo. È questo il compito che ci attende nei pochi giorni che mancano ormai al voto.

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