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31.01.2013

Le tre “sfumature” di Veneto Ma lo spezzatino vince a destra

Sulla scheda elettorale ci saranno i simboli di 27 liste diverse
Sulla scheda elettorale ci saranno i simboli di 27 liste diverse

Potrebbe intitolarsi “tre sfumature di Veneto e... molte di più di destra”, ma non aspettatevi alcunché di erotico. Non è il bestseller dell'inverno, ma una fotografia della proposta politica “a vocazione territoriale”, da un lato, e della “destra nazionalista”, dall'altro, per le elezioni del 24 e 25 febbraio. E pensare che, un tempo, la frammentazione delle sigle era prerogativa della gauche.
Le tre sfumature autonomiste si traducono, sulla scheda elettorale dei vicentini, in altrettante liste venetiste - Veneto Stato, Indipendenza Veneta e Liga Veneta Repubblica - senza considerare quella padana della Lega nord che, a dire il vero, adesso ha eliminato dal simbolo la sotto-sigla “Liga veneta” per sostituirla con il nome Tremonti.
LA LEGA. Ancora una volta, come ormai da un quindicennio, la proposta politica che ha un esplicito richiamo territoriale si annida sotto diverse sigle. La più morbida è quella della Lega nord, che peraltro si presenta in coalizione con il Pdl e con altri partiti tra i quali Fratelli d'Italia e La Destra che hanno nel nome o nelle linee programmatiche un chiaro riferimento alle istanze dell'unità nazionale. La Lega nord ha come riferimento territoriale esplicito la Padania, che resta indicato nel simbolo, dal quale è stata tolta la sotto-dicitura “Liga Veneta”. Il concetto di secessione, come quello di devolution, è stato archiviato per lasciare spazio alla meta dell'euroregione disegnata da Roberto Maroni.
I VENETISTI. “A nord” della Lega stanno le altre sigle; anzi, stanno “a est”, visto che richiamano esplicitamente il solo Veneto. La diaspora venetista è un fenomeno che affonda radici nel passato, da quando pezzi di Lega si sono staccati per dare vita a formazioni più marcatamente indipendentiste, almeno nelle intenzioni dichiarate. Tra i primi a rompere con Bossi fu Fabrizio Comencini che ancora oggi è in pista con la Liga Veneta Repubblica. Era candidato anche cinque anni fa sotto la stessa bandiera, quando in corsa c'era anche un'altra lista venetista, Intesa Veneta.
A queste elezioni, oltre alla Liga Veneta Repubblica, si contano invece Veneto Stato e Indipendenza Veneta, con candidati vicentini in testa alle liste. I due movimenti sono all'esordio alle Politiche. Fino a un anno e mezzo fa, erano una cosa sola, poi c'è stata la frattura, per attrito ai vertici e non tanto sui contenuti politici: basta guardare i due programmi e l'accento posto sul percorso verso l'indipendenza per notare una comunanza d'intenti. Veneto Stato, guidato dal segretario Antonio Guadagnini alla Camera, annovera come capolista al Senato il vicentino Marco Busato, di Thiene. Colori vicentini anche in Indipendenza Veneta, capitanata alla Camera da Lodovico Pizzati, origini valdagnesi, trapiantato a Venezia.
A DESTRA. Autonomisti divisi in più sigle, ma il record dello spezzatino politico sta sul fronte opposto, quello della destra nazionalista, più o meno estrema. Partendo dai più moderati, si richiamano ai valori e alla storia della destra italiana Futuro e libertà, che sta nella coalizione di Mario Monti e schiera Giorgio Conte al terzo posto alla Camera; e poi Fratelli d'Italia, il partito di La Russa-Meloni che in Veneto si caratterizza per essere un contenitore di cacciatori, con 15 candidati su 30 alla Camera che sono iscritti all'Acv, a partire da Maria Cristina Caretta, capolista virtuale. Fratelli d'Italia sta nella coalizione di centrodestra, con Pdl e Lega, nella quale c'è un'altra forza nazionalista, La Destra di Storace, che schiera Alberto Filippi al terzo posto alla Camera. Più in là, verso l'estrema destra, altre tre liste: Progetto nazionale, con capolista il vicentino Piero Puschiavo, e poi Forza Nuova e Casa Pound Italia.
Al confronto, la sinistra stavolta è quasi un monolite. C'è Sel alleata del Pd; c'è Rivoluzione Civile Igroia che raduna la Federazione della sinistra; e, più in là, solo il Partito Comunista dei Lavoratori dello storico leader Marco Ferrando. Lui sì un punto fermo.M.SC.

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