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20 anni, ma sembra ieri...

24.05.2017

Francesco Guidolin

Francesco Guidolin alza al cielo la Coppa Italia
Francesco Guidolin alza al cielo la Coppa Italia

“Guidolin, Guidolin, noi vogliamo tanto bene a Guidolin”, così cantano i tifosi biancorossi.

Dopo vent'anni, le parole più belle, cariche d'affetto, sono ancora per l'allenatore che ha pilotato il Vicenza fino alla conquista della Coppa Italia, il 29 maggio 1997. Ma c'è altro. Molto altro. E non si spiegherebbe altrimenti il fascino che ancora riscuote – e a ragione – il tecnico di Castelfranco Veneto, per quattro stagioni sulla panchina del Lane, dal '94 al '98. L'approdo in Europa, con il sogno che s'è infranto in semifinale con il Chelsea, è un'altra delle sue meraviglie.

 

Guidolin, la festa può ricominciare, vent'anni dopo...

Sarà molto bello, toccante, non vedo l'ora di rivedere i miei ragazzi.

 

Decisamente cresciuti...

Eh sì, se solo ci penso ho la pelle d'oca. Per la finale di Coppa Italia ma in generale, per quei quattro anni magici che ho trascorso a Vicenza.

 

Riviviamo la Partita col Napoli.

La gara è stata molto tirata, a noi mancavano giocatori importanti, come Otero e Mendez. Ma abbiamo compiuto un capolavoro, ricordo l'esplosione dello stadio quando ha segnato Iannuzzi. E il Menti era una bolgia già prima del fischio d'inizio.

 

Quanto ha gustato quella Coppa?

La verità? Pochissimo. Io quella Coppa non l'ho mai vista né toccata.

 

Come?

Mi sono goduto troppo poco quel successo ed è forse il più grande rimpianto che ho. Nella mia carriera di allenatore, ho sempre ceduto alla responsabilità delle sconfitte e ho esultato sempre troppo poco per i successi. Quanto stupido sono stato se solo ci penso.

 

Col senno di poi come si comporterebbe?

Esattamente al contrario. Oggi vedo grandi squadre che esultano quando vincono la Coppa Italia, come se avessero vinto la finale di Champions League. Ma parliamo di team importanti, veramente grossi, che hanno budget stratosferici. Noi eravamo il Vicenza, e abbiamo compiuto un'impresa. Avremmo dovuto festeggiare almeno il doppio, io per primo.

 

Può rifarsi però...

Infatti, questo anniversario, credetemi, me lo godrò dall'inizio alla fine.

 

Non crede che proprio il suo atteggiamento, concentrato e umile, sia stato la chiave dei successi a Vicenza?

Di sicuro ha aiutato, ma credo di essere stato esagerato, mi sono logorato dentro e forse è per questo che sono stanco di allenare.

 

Quindi dopo la parentesi allo Swansea, basta così?

Credo proprio di sì, inizio ad avere anche i miei anni...

 

Torniamo alla vittoria della Coppa Italia...

Un'emozione stupenda, una gioia indescrivibile. Appena finita la partita è arrivata la Rai ad intervistarmi. Non sono riuscito ad esprimere davvero il mio stato d'animo. Ricordo di aver detto testuali parole: “è una soddisfazione tremenda”.

 

Ci sarà più un Vicenza come il suo?

Alle piccole squadre raramente capita di arrivare dove siamo arrivati noi. Bisogna andarne veramente orgogliosi. La nostra è stata una storia meravigliosa. E meritavamo di passare il turno di Coppa delle Coppe, perchè il gol di Luiso, lo sapete, era valido.

 

E sono gli uomini a costruire le storie...

A Vicenza ho trovato un ambiente ideale. Se penso al gruppo di lavoro, la mia squadra, ho trovato tre leader come Lopez, Viviani e Di Carlo che mi hanno aiutato molto.

 

Il presidente Dalle Carbonare?

Lui mi ha cercato e voluto. Senz'altro è stato il presidente più importante per me, mi ha detto che avrei potuto fare bene a Vicenza ed è andata così. Quando sono arrivato ero giovane, avevo 39 anni infatti. Ero pieno di idee e di entusiasmo e ho potuto lavorare in un contesto eccellente, avevo giocatori pronti a sacrificarsi.

 

Gli inizi non sono stati facilissimi...

Nel girone di andata, in B, mi chiamavano mister X perchè pareggiavo spesso. Ma ben presto ho dimenticato la legnata presa la stagione prima all'Atalanta che mi aveva esonerato. A Vicenza ho potuto davvero ricominciare, rilanciarmi in tutto e per tutto.

 

Un episodio che la fa sorridere?

Murgita iniziò a fare gol quando si mise a mangiare costicine di maiale. Sono cose che non si possono spiegare...

 

Per molti giovani ragazzi, questo speciale anniversario sarà l'occasione per capire chi è stato Guidolin, che cosa hanno fatto Lopez e gli altri con la maglia biancorossa...

Alla fine anch'io non ho conosciuto Coppi, ma so chi è Coppi. Credo che ogni giovane vicentino non possa prescindere da quella bella pagina che abbiamo scritto e quindi anche dai suoi protagonisti.

 

Tornerebbe ad allenare il Vicenza?

Mai e poi mai rischierei di rovinare la cosa straordinaria che siamo stati in grado di fare.

 

Marta Benedetti
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