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04.02.2020

La storia del biscotto "parpagnaco", inventato per sfuggire ai dazi

I biscotti "parpagnachi" sono originari di Marano Vicentino
I biscotti "parpagnachi" sono originari di Marano Vicentino

Si parte dal nome, "parpagnachi", in italiano parpagnacchi. Termine curioso, che non sembra appartenere alla tradizione veneta; per quanto un Parpagnacco appaia quale personaggio della "Favola de' tre gobbi" di Carlo Goldoni.  Quanto al significato, sono attestati "ceffone", "sberla", ma anche "babbeo". 

 

Niente a che vedere con la gastronomia dolciaria, a cui invece appartengono i biscotti tipici del Thienese, e in particolare della zona di Marano dove l'usanza di prepararli è gelosamente custodita e tramandata.  Secondo un'ipotesi, l'origine ha a che fare con il croato "prapenjak", il nome di un biscotto caratterizzato dalla presenza del miele e del pepe nero. Per quanto il "parpagnaco" vicentino non abbia nessuno dei due ingredienti, almeno nella versione tradizionale.

 

Si legge nel disciplinare di produzione, approvato nel 2015 dalla giunta comunale di Marano Vicentino che ha riconosciuto ai "parpagnacchi maranesi" la denominazione comunale: «Si narra che nei primi anni del '900, Villa Fioretti rappresentasse un luogo di scambio e commercio, fra gli abitanti. Per evitare il pagamento dei dazi imposti dalle vicine frontiere, iniziarono a formarsi i primi gruppi di contrabbandieri, che per rifornirsi di materie prime, esercitavano un vero e proprio baratto, con fagioli e patate che scambiavano con uova, latte, farina di mais Marano, burro e prodotti della terra. La nascita dei "parpagnacchi" deriva da una richiesta di carattere "pratico" fatta agli abitanti di Marano dai contrabbandieri, che per potersi alimentare durante il viaggio chiesero di preparare un dolce che si potesse conservare a lungo e che fosse comodo da trasportare».

 

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