17 giugno 2019

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CIBO E VINO

17.09.2012

Il Durello
allarga
i confini

Ilaria Scalchi con una bottiglia di spumante Fongaro
Ilaria Scalchi con una bottiglia di spumante Fongaro

Il Durello allarga i suoi confini. Il nuovo disciplinare della “doc”, infatti, adesso ricomprende anche le zone dei Castelli di Montecchio e di quello di Montebello. Va ricordato che proprio sul Colle di Bellaguardia si trovano i terreni dell'omonima azienda agricola, di cui sono titolari Marco Caltran e Isidoro Maccagnan, produttrice di bollicine metodo classico lodate da molti, a iniziare da Davide Paolini.
Ora anche la Cantina Bellaguardia rientra a tutto tondo nella zona tutelata dal Consorzio vicentino-veronese di cui è presidente Andrea Bottaro e direttore Aldo Lorenzoni. La novità dell'ampliamento della zona “doc” è stata illustrata in un incontro nel quale è stato (brillantemente) sperimentato l'abbinamento tra le bollicine del durello e alcuni piatti di pesce. Protagonista è stato Antonio Gandolfo, siciliano trapiantato dal 1993 a Verona, dove assieme alla moglie gestisce il ristorante “Rita e Antonio”. Tra i piatti preparati, da sottolineare i paccheri al ragù di astice blu, il “fagottino” di tonno pianna gialla dell'Ecuador, le ostriche, la tartare di capasanta e tonno. All'incontro erano presenti i vini di tutti e tredici i soci del Consorzio: ma oltre a queste, altre dieci sono le Cantine che, pur non aderendo al consorzio, rientrano nella zona di produzione tutelata e che, secondo le nuove norme, sono tenute a sostenerne l'attività.
Oggi la produzione di durello è di 600 mila bottiglie (centomila le produce da sola la Cantina “Colli Vicentini” di Montecchio Maggiore, che in pochi anni ha triplicato il suo quantitativo) ma, secondo i dati riferiti da Lorenzoni e Bottaro, la produzione nei primi sei mesi di quest'anno ha conosciuto un aumento stimato nel 10-15%. Il che è la prova di un interesse verso questo vino: è ottenuto da un vitigno che affonda le radici nel terreno basaltico delle colline che un tempo erano un mare tropicale (lo confermano i fossili di Bolca) e che conferisce un gusto asciutto ed elegante alle bollicine del durello.
Tra i produttori, due novità giungono da Matteo Fongaro, che assieme al fratello Alessandro cura la Cantina omonima di Roncà, fondata dal nonno Guerrino nel 1975, specializzata esclusivamente in bollicine metodo classico. Delle 90 mila bottiglie prodotte all'anno (con una capacità di stoccaggio di 400 mila nella nuova Cantina), le ultime due etichette sono quelle verde e nera, rispettivamente con affinamento di trenta e sessanta mesi. Le prime sono prodotte in ventimila bottiglie, le seconde in settemila. Matteo Fongaro è sposato con Marika Faltracco, hanno due bambine di 10 anni e di 1 anno e mezzo. Dopo la famiglia, la sua vita è il vino. Dal 2006 ha iniziato una riorganizzazione totale dell'azienda: «Nessun problema con la crisi - spiega - E la nostra etichetta viola, prodotta in ventimila bottiglie, resta il blasone della Cantina».

Antonio Di Lorenzo
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