17 settembre 2019

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19.09.2018

Le tegoline cornette
prelibatezza locale
nota già agli antichi

La raccolta delle cornette
La raccolta delle cornette

La tradizione delle tegoline cornette nel Vicentino, e nella valle dell’Agno in particolare, potrebbe essere lunga, lunghissima, e risalire addirittura alla preistoria. Il museo “Dal Lago” di Valdagno conserva infatti dei resti fossili di Fabacee, la famiglia dei legumi a cui appartiene il fagiolo nano dall’occhio, nome scientifico Dolichos melanophtalmus, che è appunto la tegolina cornetta. Anche il fagiolo comune (Phaseolus vulgaris) è una Fabacea, ma proviene dall’America, da cui è stata importata in Europa dal Cinquecento in poi. I fossili trovati nella Fosse di Novale non sono quindi di fagioli: difficile affermare che fossero effettivamente cornette, però ha un suo fascino ipotizzare che la presenza di questo legume risalga a milioni di anni fa. L’importanza dei legumi nella storia dell’uomo è stata al centro di una mostra organizzata lo scorso anno dal Museo naturalistico archeologico di Vicenza: “Legumi & Legami” era il titolo dell’esposizione che esplorava natura, archeologia e storia. Una sezione era dedicata alla tegolina cornetta di Montecchio Maggiore, fagiolo nano dall’occhio, che ha una doppia denominazione scientifica: Dolichos melanophtalmos, come si ricordava prima, che mette in risalto la caratteristica più evidente del fagiolo, cioè l’occhio nero (questo significa in greco melanophtalmos); e Vigna unguiculata, che non prende il nome dalle viti, bensì da Domenico Vigna, direttore dell’Orto botanico di Pisa dal 1609 al 1632. La pianta non è collocata nel genere Phaseolus, il quale comprende, come si diceva prima, le specie tipiche delle Americhe. «Per quel che riguarda le tipicità locali, è nota la facilità con cui i legumi si ibridano dando vita, anche spontaneamente, a nuove varietà»: è il caso appunto della cornetta, sicuramente imparentata con gli spaghi o téghe di Sant’Anna, legume De.co. di Dueville caratterizzato da un baccello molto allungato. «Gli Egizi - si raccontava ancora nella mostra - consideravano i fagioli cibo sacro dei sacerdoti. I medici greci Ippocrate e Galeno ne riconoscevano l’alto potere nutritivo ma ne criticavano la “ventosità” intestinale». Per i Romani era un alimento ordinario, però la raccolta di ricette “De re coquinaria” di Marco Gavio Apicio «riporta una preparazione a base di fagioli, la più antica pervenuta: lessati venivano conditi con pepe e sapa, un mosto concentrato mediante cottura, un antesignano dell’aceto balsamico. Durante il Medioevo i fagioli costituivano la principale fonte proteica nell’alimentazione delle classi povere tanto che Carlo Magno ne impose la coltivazione insieme a ceci, piselli e fave». Come noto, il fagiolo propriamente detto, quello americano, soppiantò il fagiolo dall’occhio che sopravvisse in alcune zone, come Montecchio Maggiore appunto, dove le tegoline cornette sono coltivate e apprezzate. Merito del Comune averne promosso la De.co., ottenuta nel 2013, e aver organizzato da qualche anno la festa che ne celebra la raccolta - rito che coinvolgeva numerose famiglie - la preparazione in diverse varianti, e la degustazione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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