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17.06.2013

Tolto dal tracciato del corteo lo striscione del partigiano

Lo striscione della discordia collocato sulla facciata della sede municipale di palazzo Garbin
Lo striscione della discordia collocato sulla facciata della sede municipale di palazzo Garbin

Valerio Caroti, alpino e partigiano, escluso dalla sfilata delle penne nere. Lo striscone che ricordava il comandante “Giulio” dei Martiri della Val Leogra era stato appeso dal Comune sul tracciato della sfilata. Alla vigilia del corteo, però, è stato rimosso. E la cosa non è passata inosservata. Secondo i vertici del comitato lo striscione che campeggiava su via Btg. Valleogra «non era autorizzato». Secondo il Comune «è stato spostato in municipio per il saluto alle autorità». Ma alcuni sospettano invece che lo spostamento sia stato un atto di diplomazia istituzionale, legato a quella doppia connotazione, alpino e partigiano, che avrebbe potuto risultare politicamente scomoda. E qualcuno storce il naso: «Una decisione infelice che turba l'armonia della festa» è il giudizio dello storico della resistenza Ugo De Grandis. Valerio Caroti è stato prima ufficiale alpino dal 1941 al 1943, quindi si è arruolato fra le fila partigiane. Conosciuto con il nome di battaglia di “Giulio”, è stato comandante della divisione “Martiri della Val Leogra”, che guidò fino alla fine della guerra. «Fu lui a coordinare la liberazione di Schio il 29 aprile 1945 - ricorda De Grandis - Rappresenta una figura importantissima per questo territorio». Dopo la fine del conflitto, Caroti è stato insignito della Medaglia d'argento al valor militare e della “Bronze star” del Comando supremo alleato in Italia. «Grave averlo voluto mettere in disparte, proprio oggi che è una giornata dedicata all'orgoglio nazionale - conclude De Grandis - Soprattutto per chi ha acconsentito a spostarlo». A Valerio Caroti, conosciuto con il nome di battaglia di “Giulio”, è stata dedicata una via a Giavenale in occasione dello scorso 25 aprile. L'idea è nata da una proposta dell'Anpi, colta al balzo dall'amministrazione in vista del Raduno Triveneto allora imminente. La sua figura era stata ricordata anche durante l'incontro svoltosi 15 giorni fa ed intitolato “Alpini nella Resistenza”. L'amministrazione con Caroti aveva puntato sull'avvicinamento tra i valori degli alpini e quelli della liberazione, ai quali in più occasioni si era dimostrata orgogliosamente legata. Questo indirizzo era stato seguito fino all'ultimo, con l'affissione del grande strisione della penna nera partigiana. Ma dall'Ana è arrivato l'ordine di dietrofront. «Lungo la sfilata dei raduni non sono ammessi striscioni di nessun tipo - ha spiegato Luciano Cherobin - tranne quelli alpini approvati a livello nazionale». Così il sindaco ha fatto trasferire Caroti in municipio. E.C.

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