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14.06.2013

Obiettivo 2016 a Vicenza l'adunata bis

Era il maggio del 1991, vale a dire 22 anni fa quando Vicenza ospitò l'adunata nazionale delle penne nere. Ora l'obiettivo è riportarla nel 2016|
 Un'altra immagine scattata nel maggio del 1991 durante la sfilata delle penne nere in viale Roma
Era il maggio del 1991, vale a dire 22 anni fa quando Vicenza ospitò l'adunata nazionale delle penne nere. Ora l'obiettivo è riportarla nel 2016| Un'altra immagine scattata nel maggio del 1991 durante la sfilata delle penne nere in viale Roma

Gli alpini vicentini sperano che il raduno triveneto di Schio sia la prova generale dell'adunata nazionale del 2016 a Vicenza. L'appuntamento di questo fine settimana è un'edizione ridotta della grande kermesse nazionale, ma è sicuramente un'ottimo punto di riferimento. Sì perché, anche se gli alpini fanno tutto per passione e quindi senza chiedere un euro, queste manifestazioni succhiano quattrini in quantità. Per l'adunata nazionale che si è svolta quest'anno a Piacenza sono stati tirati fuori un milione e mezzo di euro; quella di Schio dovrebbe costare un decimo, ma i soldi è più difficile che mai trovarli.
Gli enti pubblici hanno le casse vuote, i privati e le categorie si trincerano dietro la crisi e lesinano i contributi, tanto che il presidente Luciano Cherobin ha lanciato una sottoscrizione con il motto “Io sto con gli alpini” scritto in una vetrofania che tutti possono acquistare. Quindi prova generale, sì, ma soprattutto da un punto di vista economico,perché se trovare soldi a Schio sarà troppo difficile, l'Ana vicentina neanche partirà con la richiesta di avere l'adunata nazionale.
Tutt'altra storia rispetto al 1991, quando Vicenza fu tra le prime città “piccole” ad ospitare una tale massa di persone e il bilancio fu positivo sotto tutti i punti di vista. In provincia ci sono state altre due adunate nazionali, ad Asiago nel 2006 ed a Bassano due anni dopo.
Adesso si punta al 2016 per celebrare il centenario di importantissimi fatti d'arme avvenuti nella Grande guerra proprio sulle nostre montagne, come l'arresto della Strafeexpedition e gli assalti all'Ortigara, dove gli alpini furono immolati a migliaia.
Il lavoro preparatorio e organizzativo è già cominciato, un passo avanti è stato fatto con il sì unanime del Consiglio comunale di Vicenza, un altro elemento importante è l'elezione a presidente nazionale dell'Ana di Sebastiano Favero, di Possagno, in forza alla Sezione di Bassano, che “tifa” Vicenza.
Fra gli elementi di cui terrà conto il Consiglio direttivo nazionale, oltre alla capacità organizzativa (ampiamente dimostrate 22 anni fa), c'è anche quella di finanziare le ingenti spese necessarie per accogliere in città e far muovere 300 mila e forse più persone.
Intanto a Schio da oggi a domenica si trovano gli alpini de Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (Terzo Raggruppamento Ana), cioè circa il 40 per cento degli iscritti. È l'appuntamento più importante, dopo l'adunata nazionale, ed è seguito, in questa particolare gerarchia, dalle adunate sezionali. In provincia gli alpini triveneti si erano già trovati a Bassano ed Arzignano, in precedenza a Marostica.
La scelta è caduta su Schio perché la città è stata culla, oltre che dell'industrializzazione, anche degli alpini vicentini. Il primo battaglione con la penna nera fu proprio il Val Schio, costituito nel 1882 a Bra (Cuneo) dieci anni dopo la nascita del Corpo degli alpini, quando si passò dall'organizzazione in compagnie a quella in reggimenti.
Inquadrato nel Secondo Reggimento, durò solo quattro anni, per lasciare il posto al più conosciuto battaglione degli alpini scledensi, il Val Leogra, che si coprì di gloria sul Fronte del Pasubio e degli Altopiani.
Nella Seconda Guerra mondiale fu dislocato in Grecia, Albania e Montenegro, dove fu sorpreso dallo sbandamento seguito all'armistizio del 1943, quando i suoi alpini furono deportati in Germania dai nazisti.
Schio ha un'altra primogenitura, nel mondo alpino: la vecchia caserma di viale Rovereto, in cui fu acquartierata parte del battaglione Val Schio (il resto era a Valdagno), in disuso da tempo, è intitolata al capitano Pietro Cella, prima medaglia d'oro conferita ad un alpino, per il suo eroico comportamento nella battaglia di Adua, in Eritrea, nel 1896. Ripristinata in parte dal Comune di Schio, la caserma Cella ospita il magazzino, la sala riunioni e l'ufficio della Squadra di protezione civile Ana di Schio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Dino Biesuz
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