25 aprile 2019

Aree Tematiche

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

News

17.06.2013

«Io, del Vajont devo la vita alle penne nere»

Una gigantesca bandiera tricolore viene dispiegata in piazza Rossi davanti alla gente e al palco delle autorità. FOTOSERVIZIO DONOVAN CISCATO
Una gigantesca bandiera tricolore viene dispiegata in piazza Rossi davanti alla gente e al palco delle autorità. FOTOSERVIZIO DONOVAN CISCATO

Un fiume in piena di penne nere da tutta Italia. «È uno spettacolo. Lo spettacolo degli alpini», commenta orgogliosamente il presidente della sezione di Vicenza Luciano Cherobin. Gioiose e orgogliose, le penne nere hanno sfilato sotto il cielo divenuto estivo. Festanti, in strada ed alle finestre, i cittadini le hanno accolte battendo le mani al grido di «Bravi alpini!». Ogni famiglia ha voluto rendere onore alle penne nere appendendo un tricolore e anche i “nuovi cittadini”, venuti da altri Paesi del mondo, non hanno potuto resistere dall uscire a guardar sfilare il corteo. Dopo la partenza, al passo di marcia scandito dalle centinaia di ottoni e percussioni delle innumerevoli bande e fanfare presenti, ciascuno dei gruppi del triveneto è passato attraverso 'abbraccio della folla. Ma risalire il corteo ieri mattina, al momento dell'ammassamento, quando ancora la grande sfilata doveva prendere il via, era come passare in rapida successione i paesi di tutto il Nordest: dalle Alpi al mare Adriatico. Tanti dialetti sovrapposti l'uno all'altro. Tante storie di vita, di orgoglio, di amicizia. «Sul Pasubio e a Vicenza mi sono guadagnato due medaglie d'oro». Non al valor militare, ma per meriti sportivi. Vittorio Salvagno ha oltre 80 anni ed un passato di corridore alle spalle. Conosce bene questi posti dove in altri tempi veniva spesso a gareggiare. Oggi le gambe sono meno salde di una volta, ma l'orgoglio è ancora intatto: «Dovevo sfilare sulle camionette, ma ho lasciato andare avanti chi era più in difficoltà». Tranquillamente ha trovato un posto all'ombra appena fuori dal centro della città. «Quando passa il mio gruppo - quello di Borgo Roma - mi unisco per fare almeno un tratto con tutti gli altri» spiega l'alpino. «Gli alpini mi hanno salvato dal disastro del Vajont» racconta Adriano Padrin. Non con il loro intervento dopo la catastrofe della diga, ma prima: «Sono partito per la naja nell'agosto del 1963: artiglieria da montagna. Tre mesi dopo c'è stata la tragedia. Se non fossi un alpino, oggi probabilmente non sarei vivo». Invece, proprio in quanto alpino, sfilava orgogliosamente con il gruppo di Longarone. «Sono stato per 40 anni capo stazione del paese». Con lui anche Donato Nicolao, di Santommaso agordino: «Siamo il gruppo più a nord del Veneto». «Vengo da Lavini di Marco, vicino a Rovereto: dove ci sono le orme dei dinosauri» sottolinea Mario Gatto, che considera anche la sua una razza in via d'estinzione «Di giovani come noi non ce ne sono più!» scherza, togliendosi il cappello grigioverde e mostrando la testa canuta. «Ormai il dottore e mia moglie non mi lasciano neanche più bere un'ombra - scherza - Però non ho voluto mancare alla sfilata. Anche perché da queste parti ci sono tante belle donne». Ed inoltre può cogliere l'occasione per rincontrare qualche vecchio amico. «La città sta dando il meglio di sé per accoglierci». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Cucovaz
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1