sabato, 22 febbraio 2020
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21.05.2012

Vicenza, sparatoria in piazza tra due bande

I carabinieri durante i rilievi dopo la sparatoria. FOTO DONOVAN CISCATO
I carabinieri durante i rilievi dopo la sparatoria. FOTO DONOVAN CISCATO

VICENZA. Il gruppetto di marocchini e macedoni fuori dal bar, la banda di albanesi che arriva, la rissa e poi i colpi di pistola. Quattro spari in pieno giorno nella piazza di Sandrigo a pochi metri da dove, fino a qualche minuto prima, c'è stata la Festa delle famiglie, con tantissimi bambini. Due uomini restano a terra, gambizzati. Un terzo viene ferito, solo di striscio, al fianco. Gli aggressori scappano a piedi, tra le urla e il panico di chi ha assistito alla scena. «C'è una donna in ogni caso - scriveva Alexandre Dumas - appena mi portano un rapporto, io dico: Cherchez la femme». È c'è anche stavolta. Perché tutto sembra essere stato provocato da vecchie questioni amorose. Un regolamento di conti per una ragazza contesa.  LA RISSA. Sono le 15.30. Fuori dal bar Impero, in centro, ci sono quattro ragazzi che chiacchierano fra loro: i due fratelli marocchini El Mehdi Idrissi, 25 anni e Karim di 22 anni, residenti a Grantorto, nel Padovano e due macedoni. Anche in questo caso sono due fratelli: Sukri Dalipovski di 23 anni e Onur di un anno più piccolo. Loro abitano a Marostica e, come hanno riferito più tardi ai carabinieri, si erano trovati con gli amici semplicemente per «bere qualcosa insieme». Arrivano cinque albanesi. Si conoscono e tra i due gruppi sembra non corra buon sangue. Non solo. Con uno di loro, Onur, ci sarebbero delle questioni aperte. Una donna contesa, pare, anche se non si tratterebbe di una storia recente. Forse il macedone pensava che fosse ormai dimenticata. Invece uno degli albanesi non lo ha perdonato. È convinto di aver subìto un torto e la ferita gli brucia. Scoppia la rissa. Volano insulti, parole grosse e spunta una pistola. LA SPARATORIA. Dal bar il gruppo arriva all'angolo di piazzetta Garibaldi. È qui che la lite degenera. Urlano, si insultano, si scatena il caos. Uno degli albanesi punta la pistola alla tempia del rivale ma lui riesce a divincolarsi. Nella zuffa partono i colpi. I testimoni e i residenti parlano di un primo sparo, poi di qualche secondo di silenzio e poi di altre tre esplosioni, una dopo l'altra. Karim Idrissi viene colpito alla coscia destra. Anche l'amico Sukri Dalipovski è raggiunto da un proiettile alla gamba. Si accasciano al suolo ma non è finita: il fratello del marocchino si scaglia contro l'uomo che ha sparato e che, a questo punto, esplode altri due colpi. Lo prendono solo di striscio, al fianco. I SOCCORSI. Urla e minacce continuano. C'è il fuggi-fuggi generale: uno degli albenesi cerca riparo al bar Impero. «Ho visto che cercava di nascondersi tra i clienti. A quell'ora il locale era pieno. - spiega il titolare Omero Miotello -. Poi sono arrivati altri due ragazzi. Gli urlavano: “Gli hai dato tu la pistola” e gli hanno sferrato un paio di pugni. È stato tutto molto veloce. Prima che potessi rendermene conto erano corsi fuori». La banda è scappata a piedi ma potrebbe avere le ore contate. I carabinieri della stazione di Sandrigo e i colleghi del nucleo operativo della compagnia di Thiene, ieri pomeriggio, hanno ascoltato decine di persone e il cerchio potrebbe chiudersi in fretta. I feriti sono stati trasportati all'ospedale di Vicenza. Nessuno di loro è grave: per Karim Idrissi la prognosi è di 14 giorni, Sukri Dalipovski è stato giudicato guaribile in venti mentre il ragazzo preso di striscio al fianco in soli tre giorni.

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Claudia Milani Vicenzi
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