sabato, 15 agosto 2020
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14.03.2014

Dopo i sinti, case per i vicentini
nell'ex caserma di via Muggia

Il gruppo di sinti al lavoro nel deposito di Amcps.  FOTO ROVEROTTO
Il gruppo di sinti al lavoro nel deposito di Amcps. FOTO ROVEROTTO

VICENZA. Ottantamila euro per il trasloco dei sinti in via Muggia. Ma quei soldi serviranno ad altro quando il campo sarà risistemato e le famiglie torneranno in via Cricoli. L'Amministrazione comunale al riguardo ha le idee molto chiare: la pressione per la richiesta di case, gli sfratti, le famiglie che si sgretolano davanti a crisi occupazionali e non solo, stanno diventando un'emergenza per un assessorato che per il sociale mette in bilancio oltre 10 milioni di euro all'anno. La spesa più ingente.
Ecco perché la scelta di via Muggia, per i Sinti che l'accetteranno, ha una duplice valenza: quella di creare appartamenti che poi serviranno per il cosiddetto housing sociale. Alloggi per chi si trova in difficoltà, per chi deve gestire un'emergenza, per chi non sa dove sbattere la testa e deve iniziare un cammino partendo almeno da un tetto. Una risposta in più che il Comune cercherà di offrire a chi continua a bussare alle porte dell'assessorato di contrà Mure San Rocco. La gestione, probabilmente, verrà affidata all'albergo cittadino, mentre del riadattamento edilizio se ne occuperà Aim-Amcps, ma questi non sono che dettagli. Quello che conta è il percorso, l'idea di voler sistemare uno stabile per fornire risposte ancora più variegate ad un “mondo” a cui manca tutto e che preme sempre di più per cercare lavoro e borse con generi di prima necessità. Una fitta rete che in questi ultimi anni si è fatta ancora più spessa, ma non ancora sufficiente per dare tutte le risposte concrete alle domande che arrivano dal territorio. Ecco perché quegli 80 mila euro non saranno spesi per un semplice trasloco, ma hanno una valenza più importante per il sistema welfare della città.
Se questo è un percorso, nelle sede di Amcps in viale sant'Agostino ne è iniziato un altro. Hanno i cappucci delle tute calati sulla testa, il badile in mano e riempiono sacchi di sabbia. Sono i quattro sinti del campo di via Cricoli che hanno deciso di rimboccarsi le maniche. Un lavoro totalmente gratuito. Età media trent'anni, lavorano due giorni la settimana per un totale di quattro ore e poi escono e vanno in cerca di ferro vecchio da raccogliere e rivendere, una delle occupazioni che la maggior parte delle famiglie dell'area di via Cricoli continuano ad avere, dopo aver abbandonato il mondo delle giostre.
Nella sede di Amcps siamo lontani dalle manifestazioni, da qualunque parte siano organizzate, distanti da cori, bandiere, fumogeni. Il sole di marzo picchia, alcuni operai spostano la terra da una parte all'altra del parcheggio, salutano i ragazzi. Il clima è sereno, però loro non parlano.
Non vogliono dire nulla. Sanno perfettamente di essere nell'occhio del ciclone e non vogliono in alcun modo essere tirati per la giacchetta. «Lavoriamo. Punto», questo è il solo concetto che passa. Il resto è fatto di sacchi bianchi da riempire di sabbia che saranno utilizzati, se mai ce ne fosse bisogno, per arginare una possibile alluvione. Ne hanno riempiti 800 e ora il magazzino all'aperto ricoperto da teloni neri e bianchi ne conta 7.500, millecinquecento in più rispetto a quelli che dovrebbero servire, attorno ai seimila. Accettano solo di farsi fotografare, rigorosamente di spalle, in modo da non essere riconosciuti, eppure non hanno nulla di cui vergognarsi.
Hanno deciso di cominciare quel cammino che era stato auspicato dal sindaco Achille Variati: lavori socialmente utili o di pubblica utilità. Non serviranno certo per pagare le bollette visto che non percepiscono un euro, ma li spingeranno verso un percorso professionale. In grado di farli ragionare su una parola: integrazione, che prima o dopo dovrà essere compresa e accolta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Roverotto
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