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13.10.2012

Bimbo conteso, minacce di morte
all'ispettrice dell'ufficio minori

Le drammatiche scene del prelievo del bambino da scuola
Le drammatiche scene del prelievo del bambino da scuola

Padova.  Insulti e minacce di morte sono stati rivolti, attraverso siti web e con chiamate anonime al 113, all’ispettrice dell’ufficio minori della Questura di Padova che ha eseguito con altri colleghi il prelievo del bambino di 10 anni sottratto alla potestà della madre a Cittadella. Lo apprende l’ANSA da fonti qualificate. La poliziotta, molto provata ed in stato di stress, ha scelto di restare comunque al lavoro ma ha deciso assieme al marito, anch’egli poliziotto, di tenere i figli a casa da scuola per qualche giorno.

ORE 8. LA QUESTURA INVIA IL PROPRIO FILMATO.La bufera è appena iniziata, ma le scuse del governo, dopo quelle del capo della polizia, sono già arrivate per lo strazio di quel bimbo di 10 anni trascinato a forza fuori dalla scuola, con immagini che tutti hanno visto, dopo che le tv le hanno mandate in onda. «La scena del piccolo portato via dal padre e dai poliziotti», ha detto il sottosegretario all'Interno, Carlo De Stefano in un'informativa alla Camera, «richiede che anche anche in questa sede, come fatto ieri (giovedì, ndr) dal capo della polizia, vengano espresse le scuse del governo».  De Stefano ha parlato di immagini la cui «crudezza offusca altri casi in cui i poliziotti si sono comportati in modo corretto e responsabile». Per questo, ha concluso, il comportamento degli agenti «non è sembrato adeguato a un contesto ambientale difficile e ostile che avrebbe potuto suggerire altre modalità operative». E intanto il prefetto Manganelli ha già inviato a Padova un ispettore del Viminale per verificare l'operato dei suoi uomini.  IL NUOVO VIDEO. Dal canto suo la Questura euganea ha invece mandato ai magistrati un altro filmato sui fatti, un video che riprende da altra angolazione le fasi concitate del prelevamento del minore, nel quale si vedono le azioni di contrasto e la resistenza fatte dai familiari per impedire che il decreto dei giudici venisse applicato.
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