mercoledì, 30 settembre 2020
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09.11.2013

Acqua contaminata ad Arzignano
Spesi 900 mila euro: «Ora chi paga?»

Serafin, Zanettin e Gentilin relatori dell'incontro sui perfluorati. L.N.
Serafin, Zanettin e Gentilin relatori dell'incontro sui perfluorati. L.N.

ARZIGNANO. In soli tre mesi Acque del Chiampo di Arzignano ha investito circa 900 mila euro per far fronte all'emergenza contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche rilevate nei corsi d'acqua e nell'acquedotto. Ma ora chi sosterrà il costo delle azioni intraprese? La questione è emersa nell'incontro organizzato ieri per fare il punto della situazione contaminazione, ora sotto controllo. E i sindaci soci di Acque del Chiampo hanno espresso una forte preoccupazione davanti al rischio che queste ingenti spese straordinarie possano ricadere sui cittadini sottoforma di aumenti in bolletta il prossimo anno.
Dal primo allarme contaminazione, lanciato da una nota del Ministero dell'ambiente alla Regione, è scattato un piano di interventi che si è concretizzato da luglio, in accordo con Ulss e Arpav, e per il quale Acque del Chiampo ha già chiesto un contributo alla Regione. Ma finora non c'è stata alcuna risposta.
«L'investimento della società era un atto dovuto per la salute dei cittadini - ha detto Giorgio Gentilin, presidente del consiglio di bacino Valchiampo e sindaco di Arzignano -. Ma per un problema creato da altri dovrà essere un solo ente gestore a sopportarne il costo? Ho già chiesto un confronto all'azienda, indicata come responsabile della contaminazione, con la mediazione della Regione, per valutare la partecipazione alle spese. Il rischio è quello di dover incrementare le tariffe». «Le spese sono state enormi - ha ribadito il sindaco di Brendola, Renato Ceron - chi dovrà accollarsi i costi? Se qualcuno ha contaminato è giusto che ci aiuti. Sarà molto faticoso addossare la spesa agli utenti».
Acque del Chiampo ha investito 150mila euro in apparecchiature per condurre le analisi in autonomia e 745 mila euro per le zone più colpite, Brendola e Lonigo, dove la concentrazione superava i 1.000 nanogrammi per litro secondo. Cinquecentomila euro sono stati spesi per il sistema di filtrazione a carboni attivi al centro idrico Madonna dei Prati e per la nuova condotta di adduzione lungo via Rossini (fine lavori entro i primi mesi del 2014). Duecentomila euro a Lonigo, per un sistema di filtrazione a valle, 25mila euro per un monitoraggio geo-idrogeologico del bacino del Chiampo e Agno-Guà e 20 mila euro in controlli. «Indipendentemente dalla mancanza di una normativa che fissa i limiti - ha detto l'amministratore unico Alberto Serafin - siamo intervenuti per garantire la salute dei cittadini. La società Miteni si sta già impegnando a sanare la loro situazione in azienda». Ieri però non è stato possibile contattare i responsabili dell'azienda per la replica.
All'incontro le associazioni ambientaliste hanno espresso una forte preoccupazione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Luisa Nicoli
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