Vicenza, Napolitano in piazza Matteotti
«Sono qui per dire grazie ai volontari»

LA VISITA DEL PRESIDENTE. L'arrivo a Vicenza accolto da un'ovazione della gente dove incontra i volontari e a palazzo Trissino. Variati: «I nostri ragazzi gli hanno ricordato la mobilitazione per salvare Firenze nel 1966». Centro storico bonificato ma non blindato. In mattinata a Padova: «C'è un grande buio, il vuoto sulle scelte e sulle priorità nella destinazione delle risorse pubbliche»
L'entusiasmo della gente e dei volontari che accolgono Napolitano a Vicenza
L'entusiasmo della gente e dei volontari che accolgono Napolitano a Vicenza
L'entusiasmo della gente e dei volontari che accolgono Napolitano a Vicenza
L'entusiasmo della gente e dei volontari che accolgono Napolitano a Vicenza

Vicenza. «Sono qui per dirvi grazie». Ed è stato accolto da un applauso dopo l'altro: per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che visita le città del Veneto colpite dalle alluvioni dei giorni scorsi è una vera e propria ovazione. Ovunque Napolitano riceve applausi e parole di elogio. In piazza Matteotti a Vicenza, dove incontra i volontari che si sono dati da fare per ripulire la città, viene accolto dall'entusiasmo della gente. Lui è anche un po' commosso e ringrazia soprattutto i giovani e il volontariato «che è una grande risorsa del nostro Paese».

«Io non ho mai creduto all'idea che i giovani sono egoisti, credo invece - dice - che siano una grande risorsa, anche quelli che fanno fatica a trovare un lavoro ma che non disperano e danno prova della loro energia positiva».

«Sono qui per dirvi grazie» ha detto ai volontari. Con il loro comportamento, ha continuato, i giovani di Vicenza hanno dimostrato l’amore per la propria città e la lontananza dallo stereotipo del giovane «egoista e menefreghista». «Abbiamo una risorsa straordinaria nei giovani, che magari fanno fatica a trovare lavoro ma non disperano e danno prova della loro volontà costruttiva. Non so che cosa sarebbe Vicenza senza la vostra opera».

«Il volontariato - aggiunge Napolitano - è una grande risorsa per il Paese. Avete dimostrato che non state ad aspettare l’aiuto dello Stato. Non chiedete, ma fate. E soprattutto avete capito come in questi momenti pulire con scope e spazzoloni per liberare la città dall’acqua e dal fango è un lavoro nobilissimo. Nessuno qui si è vergognato di usare la scopa».

Napolitano viene interrotto più volte dagli applausi. E alla fine, Bianca, la giovane volontaria che ha parlato prima del capo dello Stato, gli consegna come dono della comunità dei volontaria una pettorina gialla, la stessa che tanti in piazza indossano. E Napolitano, tra gli applausi, la indossa sopra il cappotto blu.

Accanto a Bianca, un altro giovane volontario: è di origine africana, del Burkina Faso, si chiama Muini. «Noi emigrati - dice - ci sentiamo parte integrante di questa città che ci ha accolto. Viviamo qui e abbiamo fatto il nostro dovere, nei giorni dell’alluvione, come tutti gli altri giovani». Il capo dello Stato ha anche indossato il giubbotto giallo della Protezione civile e poi si è recato in Comune per incontrare i sindaci delle amministrazioni colpite dall'alluvione. Anche al suo arrivo al palazzo comunale la folla lo ha accolto con un applauso. Qui l'incontro con i sindaci dei Comuni colpiti dall'alluvione e dalle frane.

Ieri e stamane intanto la visita a Padova per l'assemblea dell'Anci e per la visita al Cuamm, l'associazione dei medici per l'Africa. Dove ha detto molte cose anche della situazione politica attuale. «C’è una grande confusione, un grande buio, il vuoto sulle scelte e sulle priorità nella destinazione delle risorse pubbliche. Abbiamo un debito pesante sulle spalle - sottolinea Napolitano - e dobbiamo contenere la spesa pubblica. Ma non dobbiamo tagliare tutto. L’arte della politica consiste proprio nel fare delle scelte». I

l discorso di Napolitano sulla destinazione delle risorse pubbliche e sui tagli alla spesa è partito da un’osservazione sulla «assurdità che con un tratto di penna si possano cancellare gli impegni per la cooperazione allo sviluppo». Dopo aver sottolineato che compito della politica è fare delle scelte, Napolitano ha concluso: «Sento la necessità di superare il vuoto su una questione così cruciale», richiamando anche «le tradizioni di civiltà e umanità che ha il nostro Paese». Ancora: «Fino a quando si ha un briciolo di responsabilità pubblica non si può concedere il lusso del pessimismo».

«Nei giorni scorsi ho contattato personalmente il presidente della Repubblica al quale ho descritto la situazione di Vicenza e delle altre zone disastrate - racconta Variati -. Ho ricordato, inoltre, che hanno collaborato alle operazioni di pulizia e riordino della città, non solo le istituzioni (vigili del fuoco, forze di polizia ed esercito), ma anche i volontari organizzati dalla protezione civile. Un supporto indispensabile è stato offerto dagli oltre 2500 volontari "non organizzati" che hanno risposto al nostro appello e senza i quali non saremo riusciti a consegnare un città completamente pulita. È proprio questa consistente partecipazione che ha colpito il Presidente suscitando in lui interesse ed entusiasmo tanto da associare l'esperienza vicentina a quella degli angeli del fango dell'alluvione di Firenze del '66: in effetti, fatte le debite proporzioni, il meccanismo è stato lo stesso».
«È significativo - prosegue Variati - che il Presidente, prima di incontrare i rappresentanti delle istituzioni, si fermi ad ascoltare le voci di un paio di volontari in piazza Matteotti. Ed è significativo anche che, al di là di qualsiasi protocollo, in piazza Matteotti saranno solo i volontari a parlare con il Presidente, non quindi le autorità, che comunque saranno presenti: il presidente della Regione Luca Zaia, il presidente della Provincia Attilio Schneck e il prefetto Melchiorre Fallica. Invito tutti i volontari a essere presenti con la pettorina e mi auguro che siano numerosi i cittadini che vorranno partecipare. Il presidente non vorrà grandi sbarramenti e transenne, anzi il palco sarò proteso verso piazza Matteotti».
A palazzo Trissino il momento istituzionale: «Per 40 minuti gli amministratori potranno interloquire con il presidente - conclude Variati - che, pur non avendo competenze esecutive, che spettano al Governo, rappresenta la nazione e quindi la sua è indubbiamente una voce autorevole».
In vista dell'arrivo di Napolitano Digos e personale Aim hanno bonificato il centro storico e palazzo Trissino, sigillando tombini, ripulendo cestini e rimuovendo cassonetti. L'apparato della sicurezza segue un rigido protocollo anche per un tour deciso all'ultimo, inserito nel programma della missione a Padova iniziata oggi con la partecipazione all'assemblea dell'Anci.© RIPRODUZIONE RISERVATA«Sono qui per dirvi grazie». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano saluta i giovani volontari di Vicenza che si sono adoperati per sgombrare la città dal fango dopo l’alluvione dei giorni scorsi. Accolto da una folla di numerose centinaia di persone, il capo dello Stato dice che, con il loro comportamento, i giovani di Vicenza hanno dimostrato l’amore per la propria città e la lontananza dallo stereotipo del giovane «egoista e menefreghista». «Abbiamo una risorsa straordinaria nei giovani, che magari fanno fatica a trovare lavoro ma non disperano e danno prova della loro volontà costruttiva. Non so che cosa sarebbe Vicenza senza la vostra opera».

«Il volontariato - aggiunge Napolitano - è una grande risorsa per il Paese. Avete dimostrato che non state ad aspettare l’aiuto dello Stato. Non chiedete, ma fate. E soprattutto avete capito come in questi momenti pulire con scope e spazzoloni per liberare la città dall’acqua e dal fango è un lavoro nobilissimo. Nessuno qui si è vergognato di usare la scopa».

Napolitano viene interrotto più volte dagli applausi. E alla fine, Bianca, la giovane volontaria che ha parlato prima del capo dello Stato, gli consegna come dono della comunità dei volontaria una pettorina gialla, la stessa che tanti in piazza indossano. E Napolitano, tra gli applausi, la indossa sopra il cappotto blu.

Accanto a Bianca, un altro giovane volontario: è di origine africana, del Burkina Faso, si chiama Muini. «Noi emigrati - dice - ci sentiamo parte integrante di questa città che ci ha accolto. Viviamo qui e abbiamo fatto il nostro dovere, nei giorni dell’alluvione, come tutti gli altri giovani».