Verona, coppia strangolata
e gettata nel Garda

VERONA. L'uomo scorto domenica sera mentre la donna ieri mattina. Sui cadaveri non ci sono segni evidenti di violenza. L'ipotesi dei carabinieri: «Delitto domestico». Forse sono marito e moglie ma restano sconosciuti
I sommozzatori dei vigili del fuoco recuperano il corpo della donna che si è incagliato in un pontile lungo il canale di Mezzo, a Peschiera a poca distanza da dove era stato ritrovato l’uomo FOTOSERVIZIO DI COSTANTINO FADDA
I sommozzatori dei vigili del fuoco recuperano il corpo della donna che si è incagliato in un pontile lungo il canale di Mezzo, a Peschiera a poca distanza da dove era stato ritrovato l’uomo FOTOSERVIZIO DI COSTANTINO FADDA

Peschiera. Una coppia, forse marito e moglie, strangolata, legati ciascuno mani e piedi, poi avvolti nei cartoni e buttati nel lago. Le correnti del Garda hanno fatto affiorare i due cadaveri nel Canale di Mezzo a 12 ore di distanza uno dall'altro, in centro a Peschiera. L'uomo, seminudo, pare 70-75 anni è stato scorto e recuperato domenica sera a ridosso del bar Centrale alle 22. Il cadavere della donna invece è stato ripescato ieri mattina ad un centinaio di metri, di fronte alla pizzeria "La Vela". Come l'uomo aveva anche lei un sacchetto di nylon attorno al capo. Età apparente fra i 60 e i 65 anni, indossava una polo blu e una gonna rossa. Nel reggiseno due rotoli di banconote da 120 e 80 euro.
«Sembrava un grande pacco, incastrato tra la terrazza e l'argine del canale», racconta il titolare del bar Centrale che domenica sera ha subito chiamato i carabinieri. I pizzaioli Nadia Tinelli e Luca Bertoldi invece hanno visto ieri mattina in acqua, nei pressi della pizzeria, un involucro simile a quello della sera prima. Lo hanno arpionato e hanno scoperto il cadavere della donna. Qualcuno però ha riferito che quei due involucri, scambiati per sacchi di immondizia, sarebbero stati notati ancora domenica mattina nel Canale di Mezzo. Ancora pochi metri e poi sarebbero potuti finire nel Mincio. Mentre per le cause della morte - nessuno dei due cadaveri pare presenti segni evidenti di violenza, se non alcuni segni al collo dell'uomo -, sarà necessaria l'autopsia, i carabinieri di Peschiera, guidati dal capitano Mario Martino, stanno cercando di identificare le due vittime. Nessuno dei due infatti aveva documenti, ma neppure altri segni di riconoscimento. Nonostante la notizia sia stata ampiamente amplificata dai mezzi di informazione, non si sarebbe fatto avanti nessuno per denunciare scomparse di congiunti, neppure nelle provincie limitrofe.
Il pubblico ministero di Verona Marco Zenatelli che segue le indagini, è giunto a Peschiera accompagnato da due medici legali, Elena Pellino e Dario Raniero. Dalla ricognizione esterna, non sono emersi segni evidenti di violenza. Ma sarà l'autopsia, che si svolgerà solo domani all'istituto di medicina legale del Policlinico, a fornire risposte più chiare.
A quanto sembra i cadaveri non sarebbero rimasti in acqua molte ore, ma potrebbero essere stati trasportati dalla corrente. Tenendo presente che il duplice delitto potrebbe essere stato commesso chissà dove, non sembra sia avvenuto molto lontano. Nel frattempo si lavora a scandagliare il Canale in cerca di reperti utili.
Evidentemente però che gli assassini, difficile pensare che abbia potuto fare tutto una sola persona, hanno avuto il tempo di uccidere i due, legarli in modo simile con corda usata nei traslochi, richiuderli nei cartoni con nastro da pacchi. La donna aveva le gambe infilate in un sacco da cemento. Anche i cartoni, grandi, che non sono certo alla portata di ogni abitazione, fanno pensare che gli assissini abbiano avuto un certo agio nei loro movimenti e nel trasportare fino al lago, magari con un furgone, le due vittime. Probabilmente per gettarle in acqua da una barca.
Gli inquirenti hanno fatto però trapelare che si tratterebbe di due italiani e che il delitto sarebbe maturato «in un ambiente domestico». Al punto da far pensare che le due vittime potrebbero essere state stordite, forse avvelenate, prima di essere legate - la donna praticamente incaprettata. Il sacchetto di nylon attorno al capo sarebbe stato un tentativo di assicurare una morte certa, a meno che non sia stato la causa stessa della morte.
L'attenzione degli inquirenti si è concentrata anche sulla corda e le modalità con cui i due corpi sono stati "incaprettati": i piedi legati alle mani e quindi la corda che sale fino al collo. Una tecnica che esclude l'opera della criminalità organizzata e lascia intuire che si sarebbe trattato di un espediente per trasportare le vittime.
Un particolare suggerito anche dal fatto, maldestro, che per disfarsi dei due, l'assassino o gli assassini, non hanno avuto l'idea, o il modo, di zavorrare i due cadaveri.

Gianni Nizzero