DEMETRIO ALBERTINI

«Tocco ancora le maglie delle finali»

Demetrio Albertini: «Il passato glorioso dovrebbe insegnare qualcosa per il futuro e invece siamo destinati alle retrovie»
Demetrio Albertini lunedì sarà all'inaugurazione della mostra
Demetrio Albertini lunedì sarà all'inaugurazione della mostra
Demetrio Albertini lunedì sarà all'inaugurazione della mostra
Demetrio Albertini lunedì sarà all'inaugurazione della mostra

Demetrio Albertini si era candidato alla presidenza della Figc perché voleva dare un futuro diverso al calcio italiano. I detrattori di Carlo Tavecchio dicevano che l'ex mediano del Milan e della Nazionale era l'unica possibilità perché il calcio italiano avesse un futuro tout court. Poi ha vinto Tavecchio e lunedì in Basilica ad Albertini toccherà consolarsi col passato, celebrando i fasti e le memorabilia degli “Eroi del calcio” di cui lui è stato degno rappresentante. «Questa mostra voluta dall'Associazione calciatori - attacca Albertini - è davvero un gioiello ed è la prova di quanto il calcio sia entrato nella tradizione e nella cultura degli italiani. Questo glorioso passato, però, dovrebbe spingere gli addetti ai lavori a immaginare qualcosa di grande per il futuro».

Ci attendono tempi e campionati grami?
Prima di rispondere bisognerebbe che venisse messo a fuoco il problema rispondendo a una domanda.

E la domanda dovrebbe essere cosa dobbiamo fare per rilanciare il calcio in Italia?
No, la prima domanda a cui dare una risposta è un'altra. E cioè: cosa dobbiamo essere? A seconda della risposta che ci diamo si possono fare delle valutazioni sul presente e sul futuro.

L'economia dice che l'Italia è diventata sede di un campionato di seconda o terza fascia...
Ecco, appunto, se pensiamo che questa sia la risposta, allora va bene così, va bene la ricetta che stanno portanto avanti i dirigenti di una Federazione da cui mi sono dimesso.

Senta, lei è stato un campione italiano ai tempi dei grandi stranieri, ai tempi in cui il campionato italiano era il più bello e combattuto del mondo. Perchè adesso i giovani italiani fanno fatica a trovare spazio?
Per cominciare perché anche i settori giovanili delle squadre italiane vanno a comprare all'estero. E poi perché, in massima serie, si preferisce andare a fare un contratto a una seconda o terza scelta delle formazioni di grido straniere piuttosto che puntare sui talenti fatti in casa.

Ma i talenti fatti in casa, se non li sfruttiamo noi, trovano spazio e mercato nelle grandi squadre all'estero.
Io questa cosa qui non la trovo positiva. Penso a Immobile: d'accordo, hai preso 20 milioni, ma se lo tenevi e ci costruivi intorno qualcosa per il futuro, magari il campionato italiano avrebbe avuto qualche chance in più per salire nella considerazione generale.

Torniamo a voltare lo sguardo all'indietro dove, senza bisogno di ricorrere alla nostalgia, troviamo più soddisfazioni. Chissà quanti cimeli calcistici ha conservato lei...
Per la verità li ho regalati quasi tutti. Ad amici, parenti, fan. Certo, ci sono alcuni reperti a cui sono particolarmente affezionato e che ogni tanto vado a rimirare e a ritoccare.

Visto che non li vedremo in Basilica, ci sveli i cimeli cari ad Albertini.
Per cominciare la maglia della Nazionale indossata nella finale dei Mondiali del '94 negli Stati Uniti.

Non molto fortunata, purtroppo...
Ma pur sempre una finale storica. E poi faccio fatica a dimenticare anche la finale di Champions vinta col Milan ad Atene contro il Barcellona, un'altra maglia che tengo insieme a quella indossata nella partita d'addio. Ma c'è una cosa molto personale che conservo gelosamente e con un certo orgoglio.

Quale dei tanti trofei che ha vinto?
No, non è un trofeo. È un piatto d'argento che i giocatori, i massaggiatori, i magazzinieri, insomma tutti i protagonisti dello spogliatoio del Barcellona hanno voluto regalarmi. Non c'entrava la società, c'entrava solo lo spogliatoio. Chi ha giocato a calcio capisce cosa voglio dire.

A proposito di chi ha giocato a calcio, lei conosce bene Conte. È la scelta giusta per la Nazionale?
Sì, la condivido in pieno. Conte è anche uno che la maglia azzurra l'ha indossata. E questo, mi creda, conta molto. Al di là delle vittorie con la Juve.

Tra i giovani che vanno all'estero c'è anche un certo Balotelli. Da milanista lei è tra coloro che esultano o tra quelli che hanno dei rimpianti?
Mi sono fatto l'idea che Balotelli sarebbe stato un fuoriclasse assoluto in uno sport individuale. Mi auguro che riesca a dimostrare di non essere solo un calciatore ma anche un giocatore di calcio. Che sono due cose diverse.

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Marino Smiderle