<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Thomas K. Busolo, ricercatore italiano
naturalizzato svedese, è l’ uomo del momento

Anna Lia Ofosu

17 km a est di Yandongi  (RD Congo), 23 aprile 2014.

È in una baracca adibita a  laboratorio, a poche centinaia di metri dal fiume Ebola, che  Thomas K. Busolo, giovanissimo ricercatore del prestigioso Karolinska Institutet, da anni impegnato nello studio dei virus della flora centrafricana, ha la conferma della sua intuizione geniale: l’ebolavirus potrebbe diventare innocuo per l’uomo.
Appena giunta la notizia in Svezia, un’ equipe di medici e ricercatori si reca  sul luogo per valutare l’attendibilità e la veridicità della scoperta e delle analisi.
Dopo cinque mesi di fallimenti e piccoli successi il team di ricerca, attraverso un comunicato stampa,informa tutto il mondo sugli esiti positivi delle ricerche.
Di seguito vogliamo riportare la parte centrale del comunicato stampa(tradotta dall’inglese):



“..È così che con immensa gioia e felicità annunciamo a tutto il mondo di aver trovato una cura per uno dei più grandi flagelli del secolo moderno.(…) nonostante questo sia un grande passo avanti in campo medico, ci sono ancora molti ostacoli da superare. Ci siamo posti degli obiettivi e intendiamo fare del nostro meglio per raggiungerli.(…) questo comunicato vuole essere un invito alla speranza e alla lotta costante contro il male.”



Ma ecco la lunga storia di questa scoperta.
Nel 2009 T. Busolo affascinato dai numerosi studi che evidenziano gli effetti detossificanti e terapeutici della linfa estratta da alcune piante, si reca in Africa centrale per condurre ricerche sulla linfa di mangrovia.
Per la sua ricerca sceglie la specie mangrovia excoecaria agallocha che cresce sulle rive del fiume Congo, in prossimità della sua foce.
Il processo di estrazione della linfa dai tubi cibrosi del floema della pianta è estremamente rapido (3 giorni), se paragonato a quello di altri alberi oggetto  di studio, come la betulla (10 giorni).
Il  trasporto della linfa dal sito di estrazione al laboratorio avviene in provette di vetro mantenute a una temperatura costante tra i 24 e i 26  gradi Celsius.
Un processo di centrifuga permette di isolare e catalogare le diverse sostanze costituenti.
Per completare lo studio vengono effettuati anche dei prelievi dell’ acqua e del terreno e alcuni carotaggi dei fusti di mangrovia.
Alla  fine del 2010 Busolo è riuscito a catalogare e testare 17 sostanze i cui effetti biologici vengono descritti nella sua pubblicazione “ Linfa di Mangrovia” accolta con interesse dalla comunità scientifica internazionale.
Essendosi le mangrovie rivelate fecondo materiale di studio Busolo nel 2011 attiva una nuova fase di ricerca, con oggetto l’ analisi dei composti organici rinvenuti nei carotaggi.
Sono i cumuli di materiale fecale presenti in molti campioni ad attirare la curiosità scientifica del ricercatore; attraverso numerosi esperimenti in laboratorio arriva a dimostrare che l’ incubazione, a 39 gradi Celsius per 36 ore, di tale materiale porta allo sviluppo di hepadnaviridae phytophaginae, virus già noto alla comunità scientifica per la peculiare capacità di integrazione del suo DNA in virus ospiti di dimensioni anche 5 volte maggiori alla sua.
Anche la pubblicazione del suo secondo studio trova ampio consenso tra i ricercatori di tutto il mondo.

Questo porta nel 2013 alla terza fase dello studio: valutare in vitro l’effetto dell’ integrazione del DNA di hepadnaviridae phytophaginae nel genoma di virus patogeni causa di alcune delle malattie endemiche che da decenni affliggono l’area centroafricana.
I risultati di questo studio sono a dir poco sensazionali; delle 13 specie di virus analizzate una sola muta le sue caratteristiche strutturali a seguito dell’integrazione del DNA di hepadnaviridae phytophaginae: l’ebolavirus.
Dalla divulgazione di tale scoperta  nasce la corsa al finanziamento di una quarta fase di ricerca, da parte delle case farmaceutiche che  fiutano l’ avvicinarsi della formulazione di un vaccino.
Si tratta di testare in vitro gli effetti dell’ ebolavirus mutato dall’ integrazione genomica, su cellule umane.

Aperta la strada verso la creazione di un vaccino efficace Busolo e i suoi sforzi vengono premiati con la nomina al Premio  Nobel per la medicina 2015.

Suggerimenti