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Thomas Edison: colui che
ha illuminato la vita di tutti i giorni

Mattia Rozzanigo, classe 3C I.C. Don Bosco – Monticello Conte Otto

Giornalista: Scusi! Signor Edison! Scusi! Permetta una domanda…  Signor Edison,  per i          nostri lettori!!
T. Edison: Certo! Ben volentieri!
Giornalista: Buongiorno Signor Edison! Com’è andato il congresso?
T. Edison: Buongiorno! Molto bene grazie. Non pensavo di vedere tutte queste persone qui fuori ad aspettarci!
Giornalista: Vorrei approfittare della sua cortesia per farle qualche domanda a riguardo della sua grande carriera. Tutti guardano con meraviglia alle sue invenzioni. Come ha iniziato? Cosa l’ha spinta a continuare ad inventare per tutti questi anni?
T. Edison: Tutto è iniziato quando da giovane vendevo giornali e dolciumi sui treni: col tempo riuscii ad allestire un piccolo laboratorio su un vagone, dove svolgevo alcuni esperimenti. Poi iniziai a frequentare l’ufficio  telegrafico della stazione e lì, mentre prestavo servizio, inventai uno  strumento telegrafico a ripetizione. La mia prima invenzione! Da quel momento incominciai a dedicarmi maggiormente alla ricerca. Continuo ad  inventare perché non mi accontento e soprattutto mi piace inventare perché tramite le mie scoperte miglioro la qualità di vita delle persone.
Giornalista: Il fonografo, la lampadina a incandescenza, la stampante, il cinescopio…   Quali sono le invenzioni di cui va più fiero?
T. Edison: Difficile dirlo, perché dopo aver ottenuto 1093 brevetti  (il che significa aver lavorato a 1093 progetti)  mi sono affezionato un po’ a tutti. Però le invenzioni di cui vado particolarmente fiero sono: il ripetitore telegrafico, perché è stato la mia prima invenzione e mi ricorda la mia giovinezza, e la lampadina ad incandescenza, perché è stata la mia più grande invenzione e, credo, quella che mi ha portato più successo.
Giornalista: Ci spieghi le caratteristiche e il funzionamento della lampadina.
T. Edison: La lampadina è formata da un bulbo di vetro all’interno del quale è stato  praticato il vuoto e nel quale si trovano dei filamenti (uno di andata, uno di ritorno) collegati da un terzo filamento di tungsteno. Esso, avendo una forte  resistenza, emana luce. La prima lampadina elettrica nacque il 21 ottobre del 1879 e bruciò per 40 ore davanti agli occhi ammirati di tutti. Vorrei porre in evidenza che non è solo merito mio, ma anche dei miei collaboratori che mi hanno sempre aiutato e sostenuto.
Giornalista: I nostri lettori sono soprattutto giovani. Avrebbe un consiglio particolare per loro?
T. Edison: Di provarci fino a che non ci si riesce, perché se ho fatto una cosa in dieci mila modi, e non ha funzionato, non ho fallito. Non mi scoraggio. Perché ogni prova andata male, è comunque un passo in avanti. Le persone non sono ricordate per il numero di volte che falliscono, ma per il numero di volte che hanno successo.
Giornalista: E del congresso di oggi, cosa ci può dire? Cos’è emerso in questo incontro fra tante menti geniali di questi nostri tempi?
T. Edison: Sapete…trovo sempre interessante discutere con persone che dedicano gran parte del loro tempo alla ricerca mettendo a disposizione degli altri le loro capacità e le loro conoscenze. Credo che sia il “gioco di squadra” a dare i risultati migliori.  Come ho detto prima, in passato io sono stato aiutato nel mio lavoro, anche dai miei collaboratori. Ogni persona ha qualcosa da dare, ne sono convinto. A volte basta anche una piccola intuizione per rendere poi concreta una grande idea.  Oggi abbiamo parlato in modo particolare dell’energia: il nostro pianeta è ricco, ma prima o poi potrebbe anche stancarsi di fornici le materie prime. Ora, sarebbe importante scoprire fonti alternative. Non solo la potenza atomica verrà sprigionata, ma un giorno imbriglieremo la salita e la discesa delle maree e imprigioneremo i raggi del sole.  Vede…io qualche idea ce l’avrei già!
Giornalista: Grazie Signor Edison. La ringrazio anche da parte dei nostri lettori. E…buon lavoro!
T. Edison: Di nulla…si figuri!  Ma mi permetta di sottolineare che i tre elementi essenziali per ottenere qualcosa di importante sono: duro lavoro, costanza, buon senso.  
Luminosi saluti a tutti!

Mattia Rozzanigo, classe 3C I.C. Don Bosco – Monticello Conte Otto (VI)

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