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Stephen Hawking: “Un nuovo inizio”

Thisuri  Perera, I.C. Don Bosco classe 3^C, Monticello Conte Otto

Mi svegliai di buon umore quella mattina.
Dopo essermi preparato con l’aiuto di Elaine, mangiai più in fretta possibile e mi misi a riformulare tutto il discorso a cui avevo pensato le notti passate.
Era il mio primo giorno da professore all’Università di Cambridge; un’esperienza a dir poco fantastica.
Mi piaceva il fatto di poter insegnare agli altri ciò che mi aveva appassionato da sempre. E poi, tornare all’Università mi faceva venire in mente molti ricordi emozionanti, che ovviamente non avrei mai dimenticato.
Elaine mi accompagnò fino all’entrata dell’Istituto, dove mi salutò stampandomi un enorme bacio sulla guancia e augurandomi ‘Buona Fortuna’.
La salutai con un cenno della bocca e mi avviai lentamente verso l’interno della scuola.
Era tutto gigantesco, ma in fondo qualunque cosa mi sembra più grande da quando sono costretto a considerarla dalla prospettiva di questa sedia a rotelle.
Una volta entrato, incontrai il preside: egli mi accompagnò fino alla mia aula, che era ancora vuota.
Mi diede il benvenuto e mi lasciò da solo fino al suono della campanella.
In pochi minuti, la stanza era già piena di ragazzi che mi fissavano. Io, non sapendo che fare, rimasi fermo.
Per qualche strano motivo, all’improvviso mi sentivo spaventato all’idea di stare un’ora intera davanti a quei ragazzi.
E se a loro non fosse interessato quello che avevo da dire? E se li avessi annoiati? E se non gli fossi piaciuto?
Tantissime domande cominciarono a nascere nella mia mente con lo scopo di farmi preoccupare sempre di più.
Dopo pochi secondi sentii un caloroso saluto da parte degli alunni, e questo mi fece calmare. Ricambiai il saluto cercando di sorridere in un modo decente, ma questo non mi riusciva da molto tempo ormai.
Era ora di parlare e di presentarmi, quindi misi da parte tutte le mie preoccupazioni e cominciai con il mio “famoso discorso”.

«Buongiorno a tutti, sono Stephen Hawking e sono il vostro insegnate del corso di Matematica. Sono certo che trascorreremo delle belle ore insieme»

Mi fermai per alcuni secondi per vedere la reazione degli alunni, …. silenzio totale …  Continuai io.

«Voglio cominciare questa lezione, con alcune domande: “Da dove veniamo? Come ha avuto origine l’Universo? Siamo soli? Ci sono esseri viventi là fuori?”
Sono domande che non ci cambiano certo la vita, ma che, almeno qualche volta, ci vengono in mente; per me, trovare delle risposte ad alcune di esse, è stata la vittoria più grande di sempre. Ma vi siete mai chiesti: “Cos’è l’Universo?”»

Osservai, compiaciuto, le facce sorprese dei ragazzi. Erano interessati a quello strano discorso e questo significava che non avevo perso tempo, che la mia fatica era servita a qualcosa. Era davvero un emozione gratificante.

«L’Universo non è semplicemente la definizione di spazio e di tutto ciò che esso contiene.
Non è solo lo spazio al di là della Terra.
L’Universo è tutto ciò che è creato e tutto ciò che non è creato.
L’Universo siamo noi.
Ma prima di noi, cosa c’era? Cosa dominava? Esistevano altri esseri viventi? Nessuno lo ha mai scoperto fino ad oggi.
Io vorrei saperlo, per dare un senso completo alla nostra esistenza; ma forse la nostra esistenza non ha neanche un significato, Forse il mondo continuerebbe lo stesso senza di noi…….. Ma non è di questo che voglio parlare.»

Parlare, si fa per dire ovviamente, dato che ormai non riesco neanche a muovere la bocca, e questo aggeggio è così lento che il suono che emette non può neanche essere definito “parlare”.
Osservai la platea, e vidi gli alunni attenti, in attesa. Mi faceva piacere constatare che stavano ascoltando veramente ciò che stavo dicendo e soprattutto che non li stavo annoiando.
Cercai di sorridere e continuai con il mio discorso.

«Ma arriviamo al dunque.
L’argomento che vorrei esporre è l’origine dell’Universo. Molte persone credono nell’esistenza di un Dio che lo ha creato. Qualcuno ne dubita. Ma se non l’ha creato Dio, come ha fatto a crearsi da solo? E soprattutto, si è creato?
È proprio questo ciò che mi sono domandato per anni interi, e sono riuscito dopo tanto tempo a trovare delle spiegazioni. Sono fermamente convinto del fatto che l’Universo può crearsi dal nulla. Non c’è bisogno di un Dio per rendere reale il nostro mondo.
La creazione spontanea è la ragione per cui non c’è più il nulla, per questo esistono le cose, esiste l’Universo e esistiamo noi.
Credo che se anche ci fosse stato un Creatore, non avrebbe potuto fare tutto questo.
Anzi, per meglio dire, se esistesse davvero un Dio, non credete che avrebbe creato il mondo e soprattutto l’uomo anche migliore di com’è?
Poi c’è un altro fatto che vorrei evidenziare: quello del BIG BANG.
Esso non è stato affatto un evento divino, Poiché la teoria del BB descrive come il nostro Universo evolve, e non come esso iniziò. Quindi, l’unica spiegazione è la creazione dal nulla.
A meno che non ci sia stato qualcosa prima dell’Universo, ma questo non lo si può sapere. Quindi, io affermo che l’Universo si è creato da solo, e continuerà a farlo »
Qualcuno degli studenti forse si stava domandando quando avrei cominciato a parlare di matematica; invece un’altra domanda scaturì dal fondo dell’assemblea:

-Dottor Hawking, lei è sempre stato dell’idea che non esiste Dio?

Girai lo sguardo nella direzione da cui proveniva quella giovane voce, per poi rispondere;

«Non lo so, in passato non avevo delle risposte sensate e quindi non potevo affermarlo o negarlo. Proprio per questo ho deciso di dedicare il resto della mia vita ai miei studi, per scoprire le risposte e quindi…. no, semplicemente un tempo  non lo sapevo.»

Risposi lentamente, perché facevo fatica a girarmi nella direzione di provenienza della voce. Un altro alunno alzò la mano.

-Professore, e la sua malattia? Ha ostacolato i suoi studi in qualche modo?

«Io credo di no; la mia condizione sembra terribile, e qualche volta mi ha spinto sull’orlo della disperazione; tuttavia ho saputo cogliere in essa un’opportunità: mi ha costretto a dare più tempo al pensiero, dal quale scaturisce la ricerca e quindi la conoscenza.»

Era sceso il silenzio nell’aula.
La lezione terminò dopo circa mezzora, giusto il tempo per conoscere meglio i ragazzi e parlare di quello che avremmo fatto insieme durante quell’anno accademico.
Ero davvero contento per quella lezione. Le cose, alla fine, erano andate tutte per il verso giusto: stare fra i giovani e stimolare la loro riflessione mi fa  sempre molto piacere.
Salutai gli alunni e aspettai che un altro gruppo entrasse.
Bisognava rifare tutto da capo, per la seconda volta.
Presi un bel respiro, e mi preparai a ricominciare.



Thisuri  Perera, I.C. Don Bosco classe 3^C, Monticello Conte Otto (VI)

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