I 50 anni di Marcelo Otero

«Ignoravo dov'era Vicenza, ma avevo Paolo Rossi nel cuore»

Marcelo Otero: in biancorosso 98 presenze e 37 gol
Marcelo Otero: in biancorosso 98 presenze e 37 gol

Anche gli eroi invecchiano. Eppure i gol di Marcelo Otero - 50 anni oggi - con la maglia del Vicenza, sembrano fatti ieri. Sarà che viene così facile riguardarsi quei quattro peri rifilati alla Fiorentina. Sarà che un attaccante con la sua astuzia e leggerezza nell'area di rigore farebbe comodo anche adesso. Auguri Otero, e chissà se un domani la sua strada e quella del Vicenza torneranno ad incrociarsi.

Otero, buon compleanno. Come festeggerà?
Mamma mia, come passa il tempo. Festeggerò qui a casa, in Uruguay, con la mia famiglia. Una cosa molto tradizionale come piace a noi. Voi sapete bene cos'è l'asado. Ecco farò una bella grigliata assieme a mia moglie Maria e mia figlia Lucia. E brindando farò qualche videochiamata. Mio figlio Diego, mia figlia Carolina e la mia bellissima nipotina Ainoha vivono a Siviglia e mi mancano tanto.

Come vive questo momento difficile a causa della pandemia?
Per fortuna io e la mia famiglia stiamo bene. Ma è stato un anno complicato e ho sofferto per tutto quello che è successo nel mondo. Non eravamo preparati né psicologicamente né concretamente, a livello ospedaliero. Le cose sembrano migliorare ma in questo lungo periodo ho imparato una cosa: dobbiamo tutti prenderci più cura di noi stessi.

Sta studiando per diventare allenatore?
Sì, a fine dicembre ho cominciato il corso per ottenere la qualifica di allenatore Uefa A, assieme a tanti nomi illustri. Al via, assieme a me, c'erano alcuni ex campioni del mondo come De Rossi e Del Piero. Ho fatto tutto il corso da remoto, restando in Uruguay, per colpa del Covid. Non ho ancora completato il percorso, attendo di sapere quando dovrò fare delle presenze a Coverciano e l'esame finale.

E le piacerebbe allenare un giorno il Vicenza?
Sì, è proprio il mio sogno. In un futuro non troppo lontano vorrei concludere un viaggio cominciato 25 anni fa da giocatore e tornare ad abbracciare i colori biancorossi che mi hanno dato tanto.

Crede sia la strada giusta?
Penso di sì, ho molta fiducia in me stesso e nella mia mentalità vincente. Però voglio prima studiare e prepararmi molto bene perché da giocatore qualche volta ho sbagliato; da allenatore non voglio commettere errori.

Come vede il Vicenza del suo amico Mimmo Di Carlo?
Lo seguo sempre, leggo tutto quello che i tifosi pubblicano sui social, è un modo per sentirmi parte di loro. Purtroppo non posso vedere le partite in tv ma mi sento legato alla squadra, so che il traguardo della salvezza è vicino e va bene così per quest'anno. Nel mio cuore spero torni presto in serie A ma bisogna fare un passo alla volta e Mimmo sicuramente è la persona giusta al posto giusto.

Arrivò in biancorosso con Mendez.
Avevamo appena vinto la Coppa America con l'Uruguay. Io non sapevo esattamente dove fosse Vicenza, però avevo il poster di Paolo Rossi in camera. Quando il mio agente di allora mi propose Vicenza non ci pensai un attimo e feci le valigie. Avevo tanta voglia di Italia.

Il ricordo più bello?
Ne ho tanti, ho vissuto quattro anni speciali a Vicenza, ma i quattro gol segnati alla Fiorentina ancora adesso mi fanno venire la pelle d'oca. E pensare che Guidolin non voleva neanche farmi giocare... A Vicenza poi è nata mia figlia Carolina. Non potevo chiedere di più.

Marta Benedetti

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