Terza categoria

Undici leoni d'Africa hanno fatto risorgere (e vincere) il team del Valdastico

Dopo la retrocessione in Terza categoria sedici giocatori del Valdastico hanno preso altre strade. E così è nata una squadra multietnica con due soli ragazzi della zona
Un allenamento del Valdastico diretto da mister Gasparin (Foto CISCATO)
Un allenamento del Valdastico diretto da mister Gasparin (Foto CISCATO)
Un allenamento del Valdastico diretto da mister Gasparin (Foto CISCATO)
Un allenamento del Valdastico diretto da mister Gasparin (Foto CISCATO)

Nyamekeh, Dhibba, Soumahoro, Sallah, Ramon, Darko (21' st Kanteh), Cisse (21' st Kanoute), Lafsani (6' st Sow), Samandoulgou, Kouroma, Drammeh (34' st Bajo). È la formazione che domenica è scesa in campo con la maglia del Valdastico, allenata da Marco Gasparin, e che ha battuto il Lugo per 2-1. Va da sé che di ragazzi della vallata, in campo non ce ne fossero. Una squadra di calciatori di colore, messi assieme dal tecnico che ha una storia tutta da raccontare.

La "scoperta" di mister Gasparin

«Alla fine della scorsa stagione, dopo la retrocessione, sedici giocatori hanno deciso di prendere altre strade. Così un giorno Traorè, uno dei ragazzi, mi ha invitato ad andare la domenica, alle 18.30 ai Cappuccini a Thiene o al campo di Santissima Trinità di Schio - ha esordito mister Gasparin -. Sono rimasto impressionato: ogni settimana si trovano e organizzano delle partite tra di loro, affittano il campo. Ci sono ragazzi da Schio, Thiene e Vicenza e tra loro anche giocatori bravi. Lì ho iniziato a seguirli, l'ho fatto per 40 giorni e così abbiamo formato la squadra. Di bianchi siamo in 4-5, compresi io, il presidente, il portiere Luca Dal Bianco che è di Zanè e Matteo Lobba, unico giocatore della vallata, che vive a Casotto. Gli altri sono tutti "mori"».

In campo tanti ragazzi di colore. «I giovani del posto hanno in mente altro»

Niente dunque giovani del posto. «Ce ne sarebbero anche di bravi - prosegue Gasparin - però purtroppo hanno in mente altro». In campo, quindi, tanti ragazzi di colore: «Oltre ad avere delle qualità, quel che mi ha più entusiasmato e convinto ad intraprendere questa "avventura" è che sono educati, veramente bravi - ha continuato Gasparin -. Tanti di loro vengono dalla Costa d'Avorio, o comunque dall'Africa, tra di loro parlano francese, ma capiscono tutti l'italiano e parlano pure dialetto, delle volte ci facciamo delle gran risate. Lo imparano nelle fabbriche dei nostri paesi: sono tutti lavoratori e patentati. Tra di loro vanno molto d'accordo, alcuni vivono assieme e hanno un legame forte che viene anche dalle loro storie personali, spesso difficili».

Gruppo di qualità, Gasparin: «Sono molto soddisfatto»

Un gruppo dunque che avrà pur poco a che fare con la vallata, ma che secondo il suo mister ha tutte le qualità per fare bene: «Vogliamo fare un campionato importante, al vertice - ha detto -. Non è facile, dobbiamo mettere assieme delle idee, loro sono abituati a giocare senza particolari schemi, ma hanno qualità. E tra l'altro non pretendono nulla: noi gli diamo il rimborso spese, ma per loro non è la prima cosa, come lo è invece per tanti altri. Sono veramente soddisfatto di questo gruppo, tra qualche settimana probabilmente vedremo effettivamente dove possiamo stare».

Pallone senza confini: Hober, la segretaria italo-tedesca del Valdastico (detta Renata) con due giocatori (Foto CISCATO)
Pallone senza confini: Hober, la segretaria italo-tedesca del Valdastico (detta Renata) con due giocatori (Foto CISCATO)

Una società storica 

Una società storica, il Valdastico, tenuta in vita grazie a mister Marco Gasparin, al presidente Valter Pretto e ai loro collaboratori, che hanno sempre lottato, nonostante le difficoltà. Tra questi c'è anche Hober, la segretaria italo-tedesca dei neroverdi, detta Renata, che da trent'anni si occupa delle scartoffie in vallata. Un organico dunque variegato e il tecnico si augura che anche il territorio possa rispondere: «Abbiamo parlato anche con il sindaco, ci auguriamo che sia una bella stagione e che possa esserci anche il supporto della gente del posto», ha concluso Gasparin. 

Anna Fabrello