Il dibattito

Scontro sugli stadi, Crisanti: «Riaprirli è da irresponsabili»

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Tifosi sulle poltroncine allo stadio Meazza di Milano
Tifosi sulle poltroncine allo stadio Meazza di Milano

Spettatori con mascherine, misurazione della temperatura in ingresso, posti assegnati e limite massimo del 25% della capienza dell’impianto. È la proposta delle Regioni per le linee guida sul pubblico agli eventi sportivi. Ma la regione Lazio dice no perché, spiega il governatore Zingaretti, con il 25% si creerebbero «assembramenti che possono raggiungere il numero di migliaia di persone».  

 

Il ministro della Salute Roberto Speranza si schiera come previsto con i prudenti. «La scuola è una priorità assoluta. Non credo, lo dico con tutto il rispetto e da grande tifoso, che gli stadi abbiano la stessa priorità», dice ammettendo la nostalgia per le partite della Roma da vedere all'Olimpico con il figlio. Linea della massima sicurezza anche dagli esperti. «Pensare di mettere al primo posto l'apertura degli stadi oltre la misura data vuol dire mettere a rischio il vantaggio che abbiamo accumulato», avverte Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani.

Il Comitato tecnico scientifico per il momento non si pronuncia, si riunirà la prossima settimana per esaminare la proposta delle Regioni, ma il coordinatore Agostino Miozzo giorni fa ha definito «una follia» gli oltre mille spettatori.

 

«Riaprire gli stadi adesso è da irresponsabili, ora dobbiamo metabolizzare l’apertura delle scuole e vedere come va». Lo dice all’Ansa Andrea Crisanti, professore di Microbiologia all’Università di Padova. «Le cose vanno fatte gradualmente - aggiunge - quando sento che gli stadi vanno riaperti perché il comparto muove un sacco di soldi penso che se poi andiamo verso una maggiore diffusione del virus la situazione potrebbe addirittura precipitare».  «Se proprio vogliamo fare un gesto simbolico - rileva - riapriamoli con mille persone, oppure riapriamo con il 10% della capienza per almeno quindici giorni e vediamo che succede». Sulla questione Crisanti è categorico: «ripeto che riaprire gli stadi in questo momento in cui la priorità è la scuola - conclude - equivale a fare un triplo salto carpiato senza protezioni».