«Giocavo a calcio Ma decisi di seguire la migliore amica»

Anna Colombo, quest’anno giocherà in serie A2 a Sarcedo
Anna Colombo, quest’anno giocherà in serie A2 a Sarcedo

Un lavoro da tatuatrice e la passione per il basket: Anna Colombo ha vestito per cinque stagioni la maglia dell’As Vicenza, poi un anno a Quinto, uno a Sarcedo e l’ultimo, nel 2018-19, di nuovo a Vicenza. Ora ha appena iniziato la preparazione per la prima annata in A2 del Basket Sarcedo, tornando quindi a vestire la casacca gialloblu agli ordini di Marco Silvestrucci, senza dimenticare lo studio di tatuaggi, con sede a Torri, in cui lavora. 1. Quando ho cominciato ero molto piccola, anche se inizialmente giocavo a calcio con la mia migliore amica. Improvvisamente lei volle provare il basket, io da amica decisi di seguirla e fu così che mi appassionai. 2. Pensando a tutte le partite che ho giocato, mi viene in mente l’anno della promozione in A2 con Vicenza (2013, ndr). Quell’anno io e la squadra fummo veramente felici. 3. Ci sono sempre delle delusioni. Ogni tanto capita la giornata storta, ti chiedi: “perché sto facendo questo sport?” e tutto sembra negativo. Ma l’essere parte di una squadra aiuta a superarle. 4. Non cerco una caratteristica precisa. Mi interessa che un allenatore sia capace nel proprio lavoro, sappia capire le qualità della singola giocatrice e della squadra e le sappia sfruttare. Mi piace che ci sia un’idea di squadra e che non si giochi uno schema solo “tanto per fare”. 5. Fondamentalmente tutto gira attorno ai soldi. Se li hai, puoi comprare buone giocatrici e un buon allenatore e arrivare allo scudetto. Può capitare di fare una buona stagione anche con pochi soldi, ma per vincere bisogna avere le migliori giocatrici. Purtroppo nel femminile non c’è molto denaro... 6. Mah, questo proprio non lo so. Chi non conosce il mondo del basket femminile non sa tutti i sacrifici che vengono fatti e quindi non si appassiona. Solo chi lo sa riesce magari a portare amici e conoscenti a interessarsi. 7. Tutto nacque quando andavo a scuola e disegnavo con la penna sulle braccia dei miei compagni. Frequentavo l'indirizzo grafico al Montagna, quindi mi interessava disegnare, ma lo studio non mi entusiasmava più di tanto, così mollai la scuola e iniziai subito a lavorare. 8. Quello sul mio braccio destro, che è interamente tatuato. Ha diversi significati per me, tutti collegati tra loro. 9. Abbiamo una squadra giovane, quindi con la mia esperienza voglio dare una mano alle giovani. Non voglio che mi guardino con “timore” , ma che capiscano che tra compagne ci si aiuta a vicenda e solo così si può provare a raggiungere l’obiettivo, che può essere la salvezza. 10. Forse lo supplicherei, dicendogli che si divertirà tantissimo. Poi magari viene una volta e non torna più, se magari la partita non è stata emozionante, però se capita una sfida avvincente, punto a punto, si divertirà. •

Martino Parise
# Sposta il focus sul parent