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Zanella saluta il Famila: "Esperienza unica"

Un giovane veterano della panchina del Famila, almeno fino a poche settimane fa: coach Piero Zanella ha lasciato le arancioni dopo 16 anni, di cui 8 da assistente, prima di Miguel Mendez e poi di Pierre Vincent. Rispondendo alle domande, il 32enne racconta l'inizio e la fine del binomio con la società di Marcello Cestaro e quali lezioni ha imparato sedendo accanto a due dei migliori tecnici d'Europa. Come ha vissuto la fine del rapporto col Famila? Molto serenamente. Con Paolo (De Angelis, ndr) e il Presidente siamo sempre stati molto onesti, per cui a fine stagione ho manifestato la voglia di fare il capo allenatore e la società è stata d'accordo che uscire da Schio fosse la cosa migliore per me. Sono e sarò sempre grato al Famila e al Presidente per questi anni assieme, mi hanno permesso di imparare dai migliori. Come nacque, invece, la collaborazione con la società orange? Il Famila è per me come una famiglia. Ho iniziato 16 anni fa come addetto alle statistiche, poi settore giovanile e infine, con l'arrivo di Miguel (coach Mendez, ndr) la società cercava un allenatore giovane e mi convocò per farmi la proposta. Ricordo quella riunione: De Angelis, Caselin, Altobelli e Mendez che mi spiegavano cosa volesse dire fare l'allenatore professionista, era un sogno. Qual è il dettaglio per cui era più teso prima di fare il suo primo allenamento al Famila? Ricordo che le giocatrici mi hanno accolto molto bene e mi facevano domande per "testarmi" e "inquadrarmi" in quanto ultimo arrivato. La cosa a cui stavo più attento era il non fare danni! Non volevo dire cose sbagliate, per cui cercavo di parlare il meno possibile per ascoltare e imparare velocemente. Il primo anno ho studiato. Nella gestione del gruppo squadra, quali esperienze acquisite da assistentenle sono risultati particolarmente utili da capo allenatore in serie B e under 18? Lavorare all'interno di una squadra professionistica fa capire quanto la gestione di un gruppo sia essenziale. Senior e giovani hanno una gestione diversa ma la base è la stessa: si tratta di persone, con paure e insicurezze ma anche sogni e obiettivi. Da lì, si cerca di accompagnarle per raggiungerli. Ha lavorato con Mendez e Vincent, che sono l’espressione dei due migliori movimenti cestistici europei: quali sono le maggiori differenze tra i due? Sono due geni, i migliori allenatori in Europa in questo momento e sono più le cose che li accomunano di quelle che li differenziano. La base di lavoro è la stessa, seppur con giocatrici diverse: studio, capacità di capire le persone, serenità da trasmettere alla squadra e voglia di vincere. Diversa l'organizzazione del lavoro, ma le idee e i concetti sono molto simili. Di tali esperienze con allenatori di quel calibro, ha fatto maggior tesoro dal lato tecnico o dal lato della mentalità? Questa è una bellissima domanda: dal lato della mentalità impari a gestire una squadra, capire quando spingere o quando dare due giorni di riposo, e come gestire l'emotività. Dal lato tecnico impari a trovare soluzioni. Ho imparato più da Pierre dal lato tecnico e da Miguel dal lato motivazionale. Per la mentalità, invece, da entrambi. Quali sono le giocatrici delle quali le è rimasto impresso il metodo di lavoro, per minuziosità, approccio o perché molto diverso rispetto a quello delle altre? Tutte le ragazze con cui ho lavorato hanno dei particolari. C'è chi viene in palestra un'ora prima dell'allenamento per tirare, chi la mattina presto prima di una trasferta, chi a fare lavoro fisico nei giorni liberi e chi chiede di fare video su video. Abbiamo avuto la fortuna di avere tante ragazze di questo calibro, molte di più di quello che i tifosi pensano. Giorgia Sottana ha speso ottime parole su di lei: cosa crede abbia reso così solido il vostro legame? Ho molto apprezzato le parole di Gio, come quelle di molte altre ragazze che mi sono arrivate in privato. Siamo quasi coetanei, arrivati a Schio praticamente nello stesso anno, un carattere molto simile che ci ha fatto scontrare molte volte ma sempre con rispetto. D'estate partecipo al suo camp. Ho passato con lei così tanto tempo che il nostro rapporto è andato oltre il basket. Ha un grande cuore e le auguro solo il meglio. I fuoriclasse in campo a volte faticano a esprimere il meglio se vengono affiancati ad altri giocatori di talento: crede possa succedere lo stesso anche in uno staff tecnico? Io sono convinto che più giocatori di livello ci sono, migliore è la squadra. Lo stesso vale per uno staff tecnico: più allenatori bravi ci sono, più è facile guardare le cose con prospettive diverse e trovare soluzioni. Gli allenatori buoni, come i giocatori buoni, si adattano in fretta e in più portano sempre qualcosa di loro per migliorare l'ambiente. Infine, uno sguardo al futuro: dove la vedremo allenare nella prossima stagione? Mi vedrete ancora sui campi, questo è sicuro. Non posso ancora dire dove, ma è una sfida che mi affascina. Avrò sempre un occhio puntato a Schio, questa volta da tifoso ma con lo stesso affetto di questi 16 anni assieme.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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