IL LATO ROSA.

Boulmerka contro il tabù

La platea dei ragazzi al teatro
La platea dei ragazzi al teatro
La platea dei ragazzi al teatro
La platea dei ragazzi al teatro

Il tema svolto: "Le donne e lo sport. Un rapporto fatto di storia, come quella di Federica Pellegrini e di tante altre atlete che hanno dato il meglio di sé per superare barriere"
Derrick Ekechi
(classe I MD, Liceo scientifico statale N. Tron di Schio)
Terzo classificato
"We've come a long way baby"- "Ne abbiamo fatta di strada tesoro". Questo era un famoso slogan di una multinazionale americana, poi diventato motto dell'Associazione di tennis femminile (Wta).
Perché proprio questa frase? Essa riassume, in cinque parole, il lunghissimo cammino di emancipazione della donna, non ancora terminato, nel mondo dello sport. Basti pensare che, nell'antica Grecia, le donne non potevano partecipare ai Giochi Olimpici e nemmeno assistere alle gare. La prima Olimpiade a cui le donne poterono aderire fu quella di Parigi 1900, anche se, fino a non molto tempo fa, non tutte le nazioni accettavano la partecipazione delle donne alle Olimpiadi. In molti paesi musulmani, ad esempio, le donne non praticavano, e non praticano tutt'oggi, alcun tipo di sport. Un'atleta, però, grazie alla sua tenacia e alla sua perseveranza, ha contribuito al cambiamento in campo sociale e sportivo di molti paesi musulmani.
Hassiba Boulmerka, prima algerina ad aver vinto una medaglia d'oro olimpica e prima donna africana ad aver vinto un titolo mondiale, pur sapendo di infrangere tabù secolari ebbe il coraggio di correre a gambe scoperte in più eventi sportivi e per questo fu più volte minacciata di morte dal Gruppo Islamico Armato. Questo gesto ispirò molte donne dei paesi arabi che si avvicinarono sempre più al mondo dello sport. Infatti, alle Olimpiadi di Londra del 2012, per la prima volta nella storia dei Giochi Olimpici, Arabia Saudita, Qatar, Afghanistan e Brunei schierarono in campo le loro atlete, rompendo per qualche settimana gli schemi dei loro rigidi regni musulmani. Tornando al mondo occidentale, non dimentichiamoci di alcune atlete dotate di intelligenza, talento, ma soprattutto di coraggio, che decisero di opporsi a questa situazione di emarginazione della donna nello sport. Suzanne Lenglen (1899-1938), tennista passionale, umorale, estroversa, ispiratrice di mode, fu la prima celebrità del tennis e una delle prime stelle internazionali dello sport femminile.
Oppure Fanny Blankers-Koen, soprannominata la "mammina volante", perché quando nel 1948 vinse 4 medaglie d'oro olimpiche in atletica, era una trentenne sposata, madre di due figli.
Billie Jean King, che supportò la nascita del primo torneo femminile di tennis a livello professionistico negli anni '70, divenne il primo presidente dell'associazione delle giocatrici, il cui scopo principale era quello di promuovere e cercare di convincere gli organizzatori dei tornei a parificare o ad avvicinare regole e montepremi per le tenniste a quelli dei tennisti.
Queste tre grandi donne, e molte altre che non ho citato, hanno ispirato generazioni e generazioni di sportive che ora, con i loro risultati sportivi, stanno a loro volta contribuendo alla completa emancipazione della donna nello sport. Parlo di atlete del calibro di Nadia Comaneci, Federica Pellegrini, Na Li, le sorelle Williams, Lindsay Vonn, Valentina Vezzali, Meserat Defar e molte altre...
Eh sì, le donne ne hanno fatta di strada nello sport! Ma non devono fermarsi qui, ci sono ancora tante ragazze che sognano di praticare sport, ma che per via dei pregiudizi e delle limitazioni, specialmente in alcune realtà nazionali e culturali, non ne hanno la possibilità. Cosa certa, però, è che tra non molti anni le donne raggiungeranno la completa emancipazione, non solo in campo sportivo, ma anche in tanti altri campi dai quali ora sono escluse o dove hanno difficoltà ad esprimersi.

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