Basket Vicenza

Il tecnico: «Ti ammazzo». E così la giocatrice se ne va e torna in Sicilia

Il tecnico Claudio Rebellato e la cestista Elena Vella
Il tecnico Claudio Rebellato e la cestista Elena Vella

«Sono stata minacciata: mi ha detto: "t'ammazzo"» sostiene la giocatrice Elena Vella. «Ho usato parole forti, me ne pento cento volte; però lei mi ha provocato, non doveva mancarmi di rispetto» è la versione dell'allenatore del Vicenza femminile di basket, Claudio Rebellato. Sono giornate tese in casa biancorossa. L'anno nuovo non è cominciato in maniera troppo serena. L'alterco tra Vella e il suo tecnico al termine della partita di Mantova ha scatenato un putiferio. La ventenne play siciliana ha deciso di andarsene, di tornare nella sua Erice, «ferita» dalle parole e dall'atteggiamento di Rebellato, privato ora di «un elemento fondamentale per la squadra».

 

LA VICENDA. La sconfitta di misura rimediata a Mantova il 2 gennaio scorso ha complicato la strada che porta alla qualificazione per la Coppa Italia, un obiettivo che il Vicenza può ancora centrare ma a questo punto è appeso ai risultati delle altre squadre. Per la cronaca, le biancorosse hanno perso 63-59. Dopo la sirena il Vicenza sconfitto e amareggiato si è radunato e Rebellato ha incitato le sue ragazze, confortandole e facendo comunque loro i complimenti per la generosa prestazione. In quel momento pare che un sorriso un po' ironico di Vella, e una sua espressione contrariata, perché non era per nulla d'accordo sul tentativo del tecnico di risollevare il morale («Caspita avevamo perso - dice Vella -, non doveva dirci che comunque eravamo state brave»), abbia scatenato la reazione di Rebellato. Il tutto, durato pochi secondi, è avvenuto sotto gli occhi delle compagne e dello staff tecnico.

 

LA VERSIONE DI VELLA. «Rebellato mi ha detto "Ti ammazzo" - spiega l'atleta, con rabbia e al tempo stesso dispiacere -. Così io gli ho risposto "Dai, fallo". Dovevo pur difendermi. E lui, con gli occhi avvelenati, ha alzato il pugno della mano destra e ha cercato di prendere una sedia per tirarmela. Fortunatamente è stato fermato da alcuni componenti dello staff». Vella racconta di essere stata «profondamente ferita dalle parole e dal gesto». Per quest'episodio e non per altro, ha deciso di lasciare il Vicenza dopo appena sei mesi. Era arrivata con grande entusiasmo, era stata cercata a lungo. «Non ci sono altri motivi, me ne vado perché non mi aspettavo una reazione del genere. Mi sono sempre trovata bene a Vicenza, con la squadra, nello spogliatoio, con la società. Purtroppo però sono diversi anni che gioco a basket, ne ho vissute tante, anche di peggiori e sono stanca. Ho sentito di raccontare la mia verità anche per essere di esempio a tante ragazze che giocano come me. Questa vicenda ha interrotto la mia tranquillità e non posso continuare a giocare qui con l'animo sereno». Decisa a lasciare il Vicenza e, sembra, al momento, anche la pallacanestro, la sua grande passione. A soli vent'anni. Ne ha di personalità Vella, che ha vestito in più occasioni anche la maglia della Nazionale giovanile e da otto anni girava l'Italia per andare a canestro. «Rebellato mi ha chiesto scusa, ma mi aspettavo delle scuse diverse». E le compagne di squadra in tutto questo? Si sono schierate? «Mi hanno capita, d'altra parte erano lì».

 

E QUELLA DI REBELLATO. L'allenatore spiega come sono andati i fatti dal suo punto di vista. «Avevamo perso. Ho visto intorno a me, negli occhi delle ragazze, uno scoramento totale; purtroppo siamo incappati in una pessima serata al tiro. Tagliapietra piangeva perché aveva sbagliato l'ultimo tiro da tre. Ho detto alle ragazze "Dai, abbiamo fatto comunque una bella partita". Poi Vella mi ha provocato, non era d'accordo con quanto avevo detto evidentemente. E io ho reagito con quelle parole che non fanno parte del mio gergo: è vero, le ho detto "ti ammazzo", ma non intendevo certo quello. Mi è uscita male. Chiedo scusa e mi pento cento volte per quello che ho detto, ma non ho preso nessuna sedia. C'è stato solo uno scontro verbale, siamo sempre rimasti distanti quattro metri e tutte le ragazze erano lì presenti, possono confermare». Al ritorno da Mantova, Rebellato si è chiuso nel suo silenzio. «Ero dispiaciuto per quello che era accaduto ma convinto anche che la cosa potesse finire lì. Nei giorni successivi ho provato a farmi perdonare portando ad Elena un mazzo di fiori e dei tramezzini, le ho mandato un messaggio di scuse, evidentemente non è bastato. Volevo solo farle capire che avevo sbagliato, però per me l'educazione e il rispetto sono la base. Essendo l'allenatore, ho la responsabilità di dodici ragazze, non di una soltanto. E finita la partita, avendo visto tutto quello scoramento, mi è sembrato opportuno dire quelle cose». «Purtroppo perdo un elemento fondamentale, perché Elena si è sempre sacrificata facendo il play, la guardia, l'ala all'occorrenza. Era l'anima del gruppo, con lei ho sempre avuto un bellissimo rapporto. Era una di quelle che aveva il minutaggio più alto, è sempre partita in quintetto. Se ha scelto di andarsene, rispetto però mi dispiace. E soprattutto è una decisione egoistica, lascia la squadra e la società, con cui aveva preso un impegno, con un girone tutto da giocare e sarà durissimo per noi. La sua partenza sarà un problema».

 

IL FILMATO. La gara Mantova-Vicenza è stata trasmessa ed è ancora disponibile su Youtube. Nel filmato si vede anche il momento dell'alterco tra Rebellato e Vella. Che dura, per la verità, pochissimo. Il tecnico ha una reazione improvvisa e va verso la giocatrice ma si ferma subito e viene tenuto calmo dagli altri componenti dello staff.

 

LA SOCIETÀ. Il confronto con la dirigenza c'è stato. Sia Vella che Rebellato sono stati interpellati dalla società, che ha provato a far ragionare la ragazza e convincerla a restare; senza fortuna, salvo ripensamenti dell'ultima ora da parte della giocatrice, che dopo l'episodio non si è più presentata in palestra. E il tecnico? «Ha la nostra fiducia e quella della squadra - afferma il direttore generale biancorosso Roberto Pellizzaro -. Non ci sono problemi e continuerà a lavorare come ha fatto finora. Sicuramente ha sbagliato a pronunciare quelle parole, però ha capito e non succederà più. Si è espresso male ma la cosa non era così grave, poteva e anzi doveva finire lì». Il Vicenza per adesso non è intenzionato a coprire la casella rimasta vuota. A meno di occasioni imperdibili. Giocatrici che vorrebbero venire a Vicenza ce ne sono tante.

Marta Benedetti