L'intervista

Umberto Tozzi: «Ho spogliato le mie canzoni per regalare emozioni pure»

Alla soglia dei 70 anni - è nato il 4 marzo, come Lucio Dalla - dopo aver riempito stadi e palasport, forte di una scia di successi internazionali, Umberto Tozzi ha deciso di proporre il primo tour acustico di una carriera iniziata nel 1976, quando la vittoria al Discoverde con “Donna amante mia” l’ha portato dritto al Festivalbar. Partito dal “suo” Piemonte, “Songs” approderà anche nel Vicentino, quando il 9 agosto, alle 21, Tozzi si esibirà in piazza Carli, nell’ambito di Asiago live, la rassegna promossa da DuePunti Eventi in collaborazione con il Comune.
 

Con 34 album pubblicati, 13 raccolte e 80 milioni di copie vendute, lei è l’uomo dei grandi numeri
Sono solo uno che ha avuto una grande fortuna: ho fatto il musicista per sbaglio, non avrei mai pensato che, facendo musica, avrei potuto ottenere questi risultati.

Sembra che tutto sia iniziato con una chitarra dimenticata. Forse un “segno” del destino?
Mio fratello faceva il musicista e gli capitava spesso di ricevere in casa dei colleghi. Uno di loro ha lasciato per qualche giorno la sua chitarra da noi. Quando l’ho appoggiata sulla pancia, per provare a suonare, ho provato qualcosa di magico ed è stato l’inizio di una passione che poi mi ha portato a voler imparare gli accordi e tutto quello che serviva per suonare.

Lei grida al mondo “Ti amo” più o meno da 45 anni. Com’è cambiato il suo stato d’animo in tutto questo tempo?
Quando nacque questa canzone ero consapevole che era abbastanza difficile dirlo così spassionatamente. Era un periodo storico molto politicizzato. Diciamo che è stata una scelta coraggiosa e, onestamente, penso sia sempre bello dimostrare sentimenti e affetti di cui non ci si deve vergognare. Poi arrivano i momento in cui bisogna pensarci prima di fare un’affermazione del genere, ma se è quello che si prova è bene dirlo. Lo trovo liberatorio. Non ricordo quante volte l’ho detto, anche in maniera incosciente. È molto più importante dirlo quando c’è la consapevolezza di essere così fortemente partecipe di un sentimento. Non credo di essere lontano dalla verità se affermo che a una certa età è più facile dire stronzate che parole così importanti.

Ha voluto fare ad aprile un evento dedicato ai suoi tecnici e musicisti che ha raccolto oltre 4 mila spettatori in streaming. Ce lo racconta?
Volevo raccogliere dei fondi per alleviare un periodo che è stato particolarmente difficile. Ero consapevole che un evento in streaming non avrebbe potuto raccogliere chissà che, ma l’ho fatto con onestà ed è stato anche un modo per tornare a suonare. Devo ammettere che sono stato molto soddisfatto del risultato: non avrei mai pensato di poter ottenere questi effetti in termini di suono e di immagini.

E forse è stato così bello che ha deciso da lì di proporre il suo primo tour acustico?       Sì stato l’origine dell’idea che oggi, fortunatamente, mi fa ripetere l’esperienza sui palchi veri.

Ha detto di voler “spogliare” le canzoni, per presentarle nella loro essenza.
Noi musicisti di un’altra epoca abbiamo la fortuna di avere un repertorio fatto di canzoni create alla chitarra e al pianoforte. Il resto lo si colorava si arrangiamenti suoni e idee, ma era un repertorio cantabile in quella veste e proprio per questo possiamo riproporlo oggi anche in maniera diversa, facendo emergere ancor di più l’aspetto emozionale. Oggi siamo un po’ costretti a farlo e, per chi ha assistito a concerti con altre sonorità, potrà sembrare strano. Ho cercato di mantenere una situazione ritmica con un percussionista, Daniele Leucci, per cambiare atmosfera nei vari brani; con me ci sono Elisa Semprini, violinista e corista e Gianni Vancini al sax e keyboards. Ci sono varianti anche di suono e sono molto soddisfatto del risultato che siamo riusciti a ottenere, anche in acustica.

Come sarà per uno come lei, abituato ai grandi eventi, esibirsi in questa dimensione più intima? Crede sia lo specchio dei tempi?
Sono andato a vedere tanti concerti di miei colleghi e non ho mai pensato che uno fosse forte perché aveva 50 mila persone. Ho sempre visto il lato artistico, in base all’artista che andavo a vedere. Mi aspettavo che suonasse e cantasse in quel modo e sono rimasto soddisfatto sia che ci fossero mille persone come 20 mila. È chiaro poi che ci sono situazioni in cui gli artisti hanno bisogno di spazio e di produzioni di un certo tipo. Non credo che i Pink Floyd abbiano mai lavorato davanti a mille persone, ma questo non fa parte di nessun tipo di schema. In quello che è successo vedo invece il dramma di una situazione sociale che non credo sia risolvibile a breve.

Però si torna a suonare e cantare.
Sono molto contento che per me e per tutti i miei colleghi si sia riaperta una possibilità di ripartire. È un input importante anche per chi può uscire di casa e fare una cosa spensierata.

L’estate, quando lei è nato artisticamente, era il tempo del Festivalbar. Le manca?
Quando uno ha vissuto una carriera lunga come la mia, sono tante le cose che mancano. La verità è che oggi non si potrebbe più ripetere. Sono stati appuntamenti bellissimi e in qualche modo quei periodi storici mancano a tutti, ma purtroppo possiamo solo ricordarceli. 

La scaletta propone molti suoi cavalli di battaglia: “Tu”, “Gloria”, “Donna amante mia”, “Io camminerò”, “Notte rosa”. C’è in programma qualche brano, magari meno noto, che le sta particolarmente a cuore?
Questo tipo di concerto è anche uno spunto per fare canzoni che prima non avevo mai fatto, per ragioni di impatto sonoro, perché non stavano bene nelle scalette e che qui hanno una ragione di esistere. Brani che mi piacciono molo e che vengono accolti in maniera molto bella tipo “Il marinaio delle stelle”, “Gesù che prende il tram”, “Fermati allo stop”, “Un fiume dentro il mare”. Tutte canzoni che mi rappresentano.

Cosa può aspettarsi il pubblico che verrà a cantare con lei ad Asiago?
Da musicista, mi auguro di riuscire a lasciare un’emozione importante. Sono anche molto contento di tornare ad Asiago, dov’ero stato in vacanza con la mia famiglia e mi sono trovato molto bene. 

Marialuisa Duso

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