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Vicenza

Sessant'anni dal Vajont. Il racconto in cento teatri

di Gianmaria Pitton
Il 9 ottobre prossimo, anniversario del disastro, andrà in scena in tutta Italia contemporaneamente. A Vicenza sarà coinvolto il teatro Astra

«Vajont è stato uno spartiacque, ho imparato da quel lavoro che c'è un ruolo da attore che non può più essere scrollato di dosso come un personaggio qualunque». Il racconto del Vajont, l'orazione civile scritta nel 1993 con Gabriele Vacis, ha segnato il percorso di Marco Paolini. L'efficacia e l'emozione con cui rievoca il disastro del 9 ottobre 1963, che provocò duemila morti, hanno portato allo spettacolo premi e riconoscimenti; la trasmissione in diretta su Raidue, nel 1997, oltre a essere stata un evento televisivo memorabile ha contributo in maniera decisiva a far conoscere la vicenda al grande pubblico.

Lo spettacolo VajontS diventa una orazione civile

Per il sessantesimo anniversario il racconto diventa VajontS per una orazione civile corale e si espande fino a coinvolgere cento teatri in tutta Italia e in Europa, dove il 9 ottobre prossimo andranno in scena in contemporanea altrettanti allestimenti dello spettacolo, sulla base delle peculiarità locali. Attori professionisti e allievi delle scuole di teatro, teatri stabili e compagnie di teatro di ricerca, musicisti e danzatori, maestranze, personale dei teatri e spettatori arruolati come lettori si riuniranno nei posti più diversi, dallo Strehler di Milano ai palcoscenici di provincia, ma anche in luoghi non specificamente deputati al teatro come scuole, centrali dell'acqua, ex ospedali psichiatrici.

Tutti si fermeranno alle 22.39, l'ora del disastro

Tutti si fermeranno alle 22.39, il minuto in cui 270 milioni di metri cubi di roccia franarono dal monte Toc e finirono nel bacino artificiale, provocando un'enorme onda d'acqua che superò la diga e si abbatté su Longarone e i paesi circostanti. Ma l'operazione VajontS non è solo doverosa memoria, è un'azione che raccoglie la sfida della crisi climatica odierna: «I terremoti non sono ancora prevedibili, le alluvioni lo sono di più, così come la siccità - dice Paolini - A ogni catastrofe sentiamo ripetere parole che non servono a impedirne altre. Noi non siamo scienziati, né ingegneri, né giudici. Ma sappiamo che il racconto attiva l'algoritmo più potente della nostra specie: i sentimenti, le emozioni. Leve che lasciano segni durevoli, leve che avvicinano chi è lontano. Sono la colla di un corpo sociale e ora ci servono per affrontare quel che ci aspetta. Non è difficile immaginare che ci saranno altre emergenze. E allora accanto alla protezione civile, ci serve una prevenzione civile. Un evento corale può dare sentimento al coraggio di affrontare la sfida delle conseguenze del riscaldamento climatico. Può dare sentimento alla ragione e alla saggezza di scegliere gli interventi da fare in base a un principio di tutela della vita, della salute, del bene comune, di riduzione del rischio».

Il racconto varcherà i confini e andrà a Parigi, Edimburgo e Ginevra

Il coro chiamato a raccolta da parte del Comitato promotore di Fabbrica del Mondo e dalla Fondazione Vajont è ancora in crescita perché chiunque può decidere di far parte della rete. Tante le realtà italiane che hanno aderito - oltre allo Strehler, il Piccolo di Milano, lo Stabile del Veneto, il Brancaccio di Roma, il Teatro nuovo di Verona, solo per citarne alcuni - ed è coinvolta anche Vicenza, in particolare con il teatro Astra e la compagnia La Piccionaia centro di produzione teatrale. Il racconto varcherà anche i confini con rappresentazioni a Parigi, Edimburgo, Ginevra.

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