Thiene

Laura Morante: «Sarah, una stella tenace e fragile che sorprende e suscita tenerezza»

L’aveva promesso in pieno lockdown, quando ha portato uno spiraglio di luce al Comunale nell’ambito di “Schiusi”, la risposta di Arteven alla politica che chiudeva i teatri, con un viaggio nei maggiori luoghi di cultura del Veneto. Laura Morante era stata la madrina a Thiene, dove avrebbe dovuto debuttare la settimana successiva e dove ritorna, da protagonista, martedì, più o meno con un anno di ritardo con “Io Sarah, io Tosca” in scena fino a giovedì (alle 20.45), per la regia di Daniele Costantini, di cui è autrice, oltre che protagonista, accompagnata da Mimosa Campironim voce e pianoforte. Il “ritardo” sembra un refrain nella sua carriera: «Arrivo sempre tardi a fare le cose - ironizza - ho esordito molto tardi come regista; il mio primo libro è stato pubblicato tre anni fa; e solo ora mi propongo come drammaturga».

Perché ha scelto di portare in scena Sarah Bernhardt?
Poco più di un anno fa Mimosa Campironi mi propose la lettura di una breve opera melologo ispirata a Sarah e al suo rapporto con Victorien Sardou e con il personaggio di Tosca, che il drammaturgo aveva scritto per lei. Eravamo in piena pandemia, si diceva che i teatri avrebbero riaperto senza la possibilità di riempire la sala. Ero alla ricerca di un testo per uno spettacolo agile. Quella breve lettura lasciava intravedere una personalità insolita e suggestiva.

Lei ha vissuto a lungo in Francia dove la Bernhardt era una sorta di leggenda...
Di lei conoscevo molto poco. Era adorata da Oscar Wilde, ammirata da Proust e da un giovanissimo Sigmund Freud, che le dedica una pagina del suo diario, prediletta da Victor Hugo, e cordialmente detestata da Anton Čechov. 
Si raccontano anche diverse stravaganze.
Nell’ambiente del teatro francese si riportano aneddoti, come la mania di circondarsi, a Parigi, di animali esotici come scimmie, pappagalli, ghepardi, perfino alligatori. Fino all’ostinazione di voler recitare anche dopo che, a 71 anni, le venne amputata una gamba. Si faceva portare sulla scena su una lettiga dorata e affrontò un’ultima avventurosa e faticosissima tournée americana. Non parliamo del carattere battagliero, si diceva fosse un personaggio assetato di celebrità. Ma a me interessava altro.

Ossia?
Volevo andare all’origine della sua personalità, dietro la leggenda di quella che fu forse la prima vera diva, capace di far parlare di sé più o meno quotidianamente i giornali di mezzo mondo, della donna che fu Sarah Bernhardt non sapevo quasi nulla. Forse valeva la pena cominciare a conoscerla. Ho intrapreso un appassionante percorso, attraverso la vasta mole di libri a lei dedicati, partendo dalla sua autobiografia, tanto rivelatrice del suo carattere, quanto imprecisa, sfuggente e lacunosa per quanto riguarda le vicende non sempre edificanti che hanno contribuito a farne un’attrice e una donna famosissima.

Che cosa l’ha colpita di Sarah?
Il suo essere terribilmente tenace e forte, capace di risollevarsi da ogni caduta. Ma propria quella forza rivela le parti più vulnerabili, che lei non voleva lasciar trasparire e che ho scoperto leggendo tutti i documenti dell’epoca: articoli di giornale sentenze di tribunali, lettere. Non ho fatto una ricostruzione biografica, ma mi sono fatta un’idea e credo di non essere lontana dalla realtà. Ho fatto una scelta molto personale.

Che Sarah ci consegna?
È la figlia di una cortigiana, lei stessa ha fatto la cortigiana, perché all’epoca era impossibile mantenersi facendo l’attrice, ma non lo svela mai. Parla della madre come se fosse una figura angelica e parla pure del padre, nonostante tutti i biografi siano concordi nel dire che non l’ha mai conosciuto. L’ha animata una voglia di vivere ammirevole. Quando le dicevano che qualcuno moriva a 60 anni commentava “che idiota”. È stata idolatrata, ma anche detestata, e nonostante siano state scritte cose atroci su di lei, è andata avanti. In tutto questo c’è qualcosa di affascinante. 

Che effetto fa tornare nel teatro di Thiene che l’hanno scorso ha visto vuoto e ritrovarlo pieno?
Thiene è una città che ho conosciuto attraverso il teatro e che ormai è una tappa obbligata dei miei tour, con la quale comincio a sentire una certa familiarità. Eravamo tutti molto felici all’idea di tornare a teatro con la possibilità di riempirlo al 100 per cento, ma la realtà è diversa perché il pubblico vuole il distanziamento. 

 

Marialuisa Duso