La storia

"House of Gucci", da Lonigo a Hollywood: è vicentino il giro di tromba icona disco-funk

House of Gucci: Lady Gaga protagonista del film di Ridley Scott
House of Gucci: Lady Gaga protagonista del film di Ridley Scott
House of Gucci: Lady Gaga protagonista del film di Ridley Scott
House of Gucci: Lady Gaga protagonista del film di Ridley Scott

Chi ha visto al cinema "House of Gucci", il film dedicato all'omicidio di Maurizio Gucci, avrà notato la particolarità della colonna sonora, in gran parte ricavata dai brani pop più celebri degli anni '80/'90, gli stessi nei quali la pellicola campione d'incassi di Ridley Scott è ambientata. Tra i successi di George Michael, Donna Summer, David Bowie, Blondie e gli Eurythmics spicca un irresistibile riff funky, un trillo sospirato di tromba che ha il potere di rievocare immediatamente le atmosfere di quel periodo e che, verso la metà del film, commenta una sfolgorante sfilata di moda nel mondo dorato della Milano da bere. Quel pezzo si intitola "How Gee" ed è stato composto dai Black Machine, una di quelle formazioni che allora nascevano in studio con l'unico scopo di lanciare un titolo dal quale i produttori contavano di ricavare un rapido successo. Ebbene, tra gli autori di quel fortunato pezzo figura un artista leoniceno di lungo corso, Mario Percali, un ex ragazzo del beat, provetto tastierista, arrivato a compiere 70 anni dopo aver cavalcato ogni tipo di tendenza musicale e affermatosi a livello europeo come produttore discografico.

«Quel brano, "How Gee" - racconta Percali, - è figlio di un'alchimia speciale prodotta dalle tre teste che allora, nel 1991, componevano i Black Machines: Ottomix, alias Ottorino Menardi, un musicista di Cortina d'Ampezzo, Fabio De Magistris, attualmente dj di punta a Radio Company e il sottoscritto. L'abbiamo registrata nel mio studio di Lonigo e spedita in giro alle varie case discografiche. Una di queste ne ha stampato malvolentieri 100 copie. Noi le abbiamo fatte girare in due mesi "How Gee" era in testa alle classifiche europee. Da allora ha continuato a vendere, diventando un piccolo classico della disco-funkie di trent'anni fa». Il salto di "How Gee" da Lonigo a Hollywood è avvenuto tramite una consociata inglese della casa di produzione leonicena, il Maryhouse Studio di Mario Percali. Uno dei partner britannici ha avuto l'incarico di scegliere le musiche da associare alla colonna sonora di "House of Gucci" e si è ricordato di quel vecchio giro di tromba che lo aveva fatto tanto divertire quando era ragazzo. «Io e gli altri Black Machine siamo stati felici e onorati di entrare in compagnia con un cast così stellare di musicisti - continua Mario -. Guardando il film ho provato dei brividi particolari nel sentire e vedere come il nostro brano si stia facendo ancora onore nel mondo».

Quella di Mario Percali è una storia davvero particolare. Le prime note le ha suonate con lo zio Guido - pianista non vedente che ha insegnato musica ad alcune generazioni di leoniceni - e si è fatto le ossa nei complessini beat degli anni '60 ("Te si diventà el campanaro del diavolo!" lo rimproverava lo zio, che suonava l'organo in chiesa), partendo dai mitici Gemini e collaborando in seguito con altri gruppi più o meno affermati. Quando è passato dall'altra parte della consolle diventando produttore discografico non si è montato la testa e ha mantenuto la professione di parrucchiere ereditata in famiglia. «Ho preferito il reddito sicuro agli alti e bassi di una carriera da professionista della musica - confessa -. Il mio è un tranquillo studio di campagna che però è aperto al mondo intero. Ho la soddisfazione di essere stato tra i primi a produrre Jovanotti ai tempi di "Una tribù che balla", ho collaborato con Paul Young, i Duran Duran, e, per poco, non ho beccato Elton John. Freddie Mercury ha ammesso di aver tratto ispirazione da un mio brano - "Can't You Feel It" - per scrivere nientemeno che "Radio Gaga".  Non mi sono imbarcato in una impari battaglia giudiziaria per i diritti d'autore e mi è bastata un'ammissione del leader del Queen che ha definito "simpatico" il mio brano». A questo proposito basta un semplice ascolto sulle onde di Youtube per rendersi conto del plagio evidente bonariamente segnalato da Mario. Il quale non smette di suonare e di comporre. «Ho da poco firmato - annuncia - un accordo di collaborazione con Mediaset per la produzione di alcune colonne sonore per sceneggiati».

Lino Zonin