L'intervista alla regista Cordova

Classici all'Olimpico: Romeo e Giulietta, la loro purezza è rivoluzionaria come il rock

L'intervista alla regista trevigiana, già applaudita un anno fa per Antigone, all’Olimpico con i Classici.
La tragedia innocente di Romeo e Giulietta per i Classici: mai banali le scelte della regista Giovanna Cordova
La tragedia innocente di Romeo e Giulietta per i Classici: mai banali le scelte della regista Giovanna Cordova
La tragedia innocente di Romeo e Giulietta per i Classici: mai banali le scelte della regista Giovanna Cordova
La tragedia innocente di Romeo e Giulietta per i Classici: mai banali le scelte della regista Giovanna Cordova

Un’edizione di “Romeo e Giulietta” con tutta la freschezza dell’adolescenza e la bellezza di una fase della vita nella quale l’anagrafe porta a leggere la vita come “sentiero di possibilità”. La promette Giovanna Cordova, attesa in cartellone all’Olimpico per il 75° Ciclo dei Classici con i suoi allievi di Tema Cultura Academy il 25 settembre e il 2 ottobre (inizio alle 18, per entrambe le date). Sulla scena, in prima nazionale nella sezione “La tragedia innocente”, il dramma per eccellenza incardinato sull’amore giovane e contrastato, “Romeo e Giulietta”.

La regista trevigiana, già applaudita un anno fa per una versione di “Antigone” che vedeva Ivana Monti nella parte del re Creonte, si propone di condensare e cristallizzare il capolavoro di William Shakespeare in una sequenza di “fermo immagine” che racconteranno i cinque giorni nei quali si svolge la tragedia dei due giovanissimi innamorati. Lo farà, portando sul palcoscenico coppie di età diverse: ragazzini, adolescenti, giovani uomini e donne “per raccontare – spiega - quello stato d’innamoramento in cui tutto è assoluto, incosciente e straordinario”.

Giovani e giovanissimi, gli allievi di Tema Cultura ma ormai anche dei veterani all’Olimpico. Sempre emozionati come la prima volta?
Sempre, perché salire sul palco dell’Olimpico, significa, ogni volta, confrontarsi con secoli di storia e con un pubblico assolutamente speciale. Va da sé, quindi, che avvicinandoci alla prima, anche l’emozione si intensifichi, abbinata alla felicità di esserci e di proporre la nostra lettura di un testo immortale come “Romeo e Giulietta”.

Può anticipare qualcosa di ciò che avete immaginato?
Innanzitutto sarà una versione filologica, nel senso del rispetto assoluto del dettato di Shakespeare. Per fare un esempio, Giulietta del testo originale è una ragazzina tredicenne: ecco, allora, che sulla scena porteremo attori e attrici nella primissima adolescenza, accanto a coppie solo di qualche anno più anziane. Servirà a evidenziare quel misto di purezza, ingenuità e gioioso impaccio che si accompagna al primo innamoramento.

Questo per i protagonisti. E per gli altri personaggi?
Le altre figure saranno interpretate dal coro, in quello che sarà allo stesso tempo uno svolgimento collettivo dell’azione e un omaggio alla classicità. Saremo all’Olimpico, uno spazio che necessariamente entra a fare parte degli spettacoli che ospita e con il quale non si può non dialogare. 

Capitolo tempi scenici: all’epoca di Shakespeare si trascorreva la giornata a teatro, oggi tutto è più frenetico…
Su questo versante abbiamo trovato una soluzione che ci ha soddisfatto fin dalle prime prove: condenseremo i cinque giorni della vicenda in una serie di quadri che andranno dalla conoscenza, all’innamoramento, al manifestarsi della passione amorosa. I ritmi saranno serrati proprio per evidenziare il ruolo del tempo, che in un lampo accende e consuma. Poi, a rappresentare l’universalità del sentimento d’amore e di questa storia che gli ha dato per sempre forma drammaturgica, porteremo sulla scena come Romeo e Giulietta le coppie diverse e di età leggermente diverse che ho già citato.

Ci sarà spazio anche per la musica?
Certo, un accompagnamento rock delle band storiche degli anni ’60 e ’70 come i Led Zeppelin, gli Stones e i Genesis.

Questo per che motivo?
Perché quei gruppi, all’epoca, fecero una rivoluzione nel costume, e anche Romeo e Giulietta sono rivoluzionari. Si oppongono alle convenzioni non attraverso gli slogan, ma mettendo in atto la propria libertà. La quale, naturalmente, prevede un prezzo.

Quale prezzo?
Il fatto che i due giovani, nel loro amore, siano soli. In particolare Giulietta che con la madre ha un rapporto difficile a dir poco. Per questo, ad aprire e chiudere il racconto, ho immaginato due servi, figure legate alla famiglia, ma non da vincoli di parentela o affetti, che virtualmente alzeranno il sipario e lo abbasseranno a dramma concluso.

Dramma che con la morte dei protagonisti sembrerebbe cancellare ogni speranza…
Per questo abbiamo pensato a un finale evocativo, non descrittivo, con un richiamo implicito all’attualità. Su come lo declineremo sulla scena, per ora, manterrei un silenzio che vale anche come invito al pubblico ad accostarsi alla magia dell’Olimpico nelle due giornate di “Romeo e Giulietta.
 

Lorenzo Parolin